Piazza Armerina, 24 settembre 2026
Inviata via PEC
Al Presidente della Regione
Siciliana, on. Renato Schifani
Ai deputati dell'Assemblea
Regionale Siciliana, per il tramite del Presidente, on Gaetano Galvagno
All'Assessore dei Beni culturali
e dell'Identità siciliana,
dott. Francesco Paolo Scarpinato
Al Dirigente generale
Dipartimento dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, dott. Mario La Rocca
Al direttore del Parco
archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale, dott. Carmelo Nicotra
Al Soprintendente BB.CC.AA.
di Enna, dott. Angelo Di Franco
Agli organi di stampa
LETTERA
APERTA
LA DIREZIONE
DEL PARCO ARCHEOLOGICO, UTILIZZANDO GLI INCASSI DELLA VILLA ROMANA DEL CASALE,
DAL 2024 AL 2026, DESTINA 1,7 MILIONI DI EURO ALLA PROMOZIONE DEI SITI E
PROGRAMMA INVESTIMENTI IMMOBILIARI PER 2,2 MILIONI DI EURO.
I FONDI
STANZIATI AD APRILE PER IL RESTAURO DELLA VILLA ROMANA DEL CASALE, PATRIMONIO
UNESCO, SUBISCONO, PER VOLONTÀ POLITICA, UN TAGLIO DI UN MILIONE DI EURO RIDUCENDO
DRASTICAMENTE IL RESTAURO NECESSARIO.
SIA ALLORA
LA DIREZIONE DEL PARCO ARCHEOLOGICO A INTERVENIRE, UTILIZZANDO UNA PARTE DEI
CIRCA 5 MILIONI DI EURO DISPONIBILI, PER COMPLETARE IL RESTAURO DI TUTTI I
MOSAICI.
Dopo una lunga attesa durata 14 anni, salvo imprevisti e
ricorsi, a breve saranno assegnati i lavori per il Completamento del restauro
dei mosaici e delle superfici decorate della Villa Romana del Casale.
Un intervento necessario perché il famoso restauro di circa
18 milioni di euro guidato da Vittorio Sgarbi e conclusosi nel 2012, fu
dichiarato dallo stesso incompleto.
Tanto che, già nel 2013, l'allora Alto Commissario invitava
ufficialmente la Regione a reperire le risorse necessarie per completare il
restauro dei mosaici e sostituire le ultime coperture di missiniana memoria.
Anni di attesa nel baratro della politica siciliana, tra
finti passi avanti e reali passi indietro, puntualmente accompagnati dai
proclami sull'impegno del governo regionale e locale.
E il cantiere che dovrebbe partire sarà quello che ci
aspettavamo? Decisamente no.
Infatti ad aprile 2026 era stato approvato (DRS n.2343) e
finanziato un progetto di 3.387.949,76 euro, per il restauro dei mosaici e
delle superfici decorate della Villa. Però il 13 maggio i tecnici ed i dirigenti
del Dipartimento regionale dei Beni culturali si sono accorti che l'intervento
era incompatibile con i tempi di rendicontazione dell'ultimo, in ordine di
tempo, canale di finanziamento, il POC Sicilia 2014-2020, che prevede entro il
31 dicembre 2026 il completamento degli interventi. E quindi, a conferma
dell'approssimazione tenuta negli anni, la Regione ha emesso a luglio 2026 un
nuovo decreto (DDG n.4202) che ridimensiona il progetto di restauro destinando 2.465.00 euro
per i restauri limitati, come si legge negli atti, ai soli ambienti con le
vecchie coperture in ferro e plexiglas. In pratica la politica, priva di
competenze specifiche, per rincorrere, ancora una volta, le scadenze
amministrative, ha deciso di ridurre i lavori di restauro, privilegiando solo
pochi ambienti e modificando le esigenze di tutela che i tecnici invece
sollecitano da un decennio.
È una situazione paradossale, che evidenzia come i ritardi
della pubblica amministrazione e la mediocre politica di gestione dei beni
culturali siciliani presentino il conto, e per la Villa è un conto decisamente
salato. Non è solo incompetenza dei dirigenti e del governo: è sciatteria di
massa.
E non è finita qui.
Non vi sono ancora certezze sull'avvio del secondo grande
intervento, quello da oltre 6 milioni di euro, destinato agli interventi
strutturali e alla sostituzione delle vecchie coperture in ferro e plexiglas
che il precedente intervento non riuscì a realizzare. Un'opera fondamentale per
completare il programma di interventi sulla Villa, della quale chiediamo di
conoscere lo stato della progettazione, delle procedure, della disponibilità
dei fondi e dei tempi previsti per la gara.
Contestiamo questo modo di procedere approssimativo e per
pezzi: da una parte il restauro dei mosaici viene ridimensionato per negligenza
burocratica, dall'altra il progetto delle nuove coperture attende la
conclusione del proprio percorso, con il paradosso che la porzione di mosaici
prossimi al restauro non saranno protetti da una copertura adeguata.
Ma anche sul piano della manutenzione ordinaria è necessario
un cambio di passo. Pur riconoscendo che finalmente viene effettuata la
rimozione del guano dei colombi anche il sabato e la domenica, resta poco
rispettoso nei confronti dei visitatori mostrare elementi metallici della
vecchia copertura arrugginiti. Per
rimetterli in ordine, in fondo, basterebbe un imbianchino.
Ma c'è ben altro. Le recenti piogge di metà settembre hanno
provocato abbondanti infiltrazioni d'acqua in alcuni ambienti della Villa,
arrivando fino al prestigioso Corridoio della Grande Caccia. I visitatori hanno
assistito increduli anche alla presenza di fango nello Xystus, quello stesso
spazio che fino a pochi giorni prima fa è stato utilizzato come palcoscenico
per concerti e spettacoli.
Un episodio che il direttore Carmelo Nicotra, attraverso
dichiarazioni rilasciate a ViviEnna il 17 settembre 2026, ha sostanzialmente
minimizzato, quasi che l'ingresso di acqua e fango in una Villa romana, con 17
secoli di storia e migliaia di metri quadrati di mosaici, fosse un evento
normale. Nella stessa giornata, intervistato dal TG3 Rai Regione, il direttore
ha rivendicato che fi nalment e, dopo 14 anni, sarebbero in corso lavori di
manutenzione programmata con la presenza di restauratori professionisti.
Ma di che manutenzione stiamo parlando? La restauratrice
Rossella Gagliano Candela, nella stessa intervista, chiarisce che gli
interventi non riguardano il tappeto musivo ma solamente le integrazioni di
malta incisa e decorata realizzate in sostituzione delle tessere mancanti, le
cosiddette lacune.
Lo conferma anche l'architetto Francesco Mannuccia, della
ditta Siqilliya, incaricata della manutenzione "programmata" per
105.245,14 euro. In un'intervista video pubblicata il 7 agosto 2026 sulla
pagina Facebook del Parco, spiega che le operazioni si concentrano sulle malte
integrate durante il restauro di sedici anni fa, concepite come "malte di sacrificio", destinate a consentire
la fuoriuscita delle efflorescenze saline e a proteggere le tessere originali
dai pericolosi sollevamenti.
E c'è un'altra testimonianza che arriva direttamente dal
mondo del restauro. Nello stesso video, la dott.ssa Lorella Pellegrino, già
responsabile dei laboratori di restauro regionali, sottolinea l'importanza
della manutenzione costante dei mosaici, paragonandola all'azione di un medico
nei confronti di una persona anziana, che non può essere abbandonata nemmeno
per un giorno.
E allora il paradosso diventa evidente. Se gli stessi
esperti ci spiegano che la manutenzione specialistica dei mosaici deve essere
costante e non può essere abbandonata nemmeno per un giorno, è difficile non
chiedersi come la Regione abbia potuto
lasciare la Villa senza una manutenzione specialistica per circa 5200 giorni.
Quindi, dopo 14 anni, in agosto è stata finalmente avviata
la manutenzione preventiva. Ma rispetto a cosa? Al 2012 quando tutto era
perfetto?
Dopo il restauro concluso nel 2012, il Centro Regionale per
il Restauro raccomandò una manutenzione preventiva e programmata, con
interventi da effettuare annualmente per evitare l'insorgere di ammaloramenti
estesi. Qualche anno dopo, considerato l'immobilismo e i primi segnali di
degrado, anche l'archeologo Sebastiano Tusa ribadì la necessità di una
manutenzione costante.
Ma nulla, o quasi, è accaduto per anni. E così oggi il
"malato", cioè il patrimonio musivo della Villa, non ha più bisogno
soltanto della terapia preventiva: ha bisogno della sala operatoria, cioè di
interventi di restauro strutturale.
La manutenzione preventiva, oggi avviata e del valore di
105.245,14 euro, è indubbiamente un' azio ne meritoria del direttore, che prova
a colmare un ritardo di quattordici anni. Ma, dopo tutto questo tempo, rischia
di essere soltanto un "pannicello caldo" se viene presentata come
risposta al problema del restauro.
Lo stesso Piano di Gestione del sito UNESCO - Aggiornamento
2020 evidenziava la necessità di continuità nella manutenzione e nella cura
della Villa e indicava ancora aree del sito in attesa di interventi di resta
uro.
La manutenzione preventiva serve a prevenire il degrado; il
restauro serve a intervenire sul degrado già presente. Sono due azioni diverse
e una non può sostituire l'altra.
Ed è proprio su questo che chiediamo un chiarimento tecnico.
Considerato che il direttore, dottore in Scienze agrarie e forestali, non
possiede una formazione specialistica in materia di restauro, siano gli esperti
del Centro Regionale per il Restauro, e non gli esperti incaricati a pagamento,
a chiarire se l'attuale manutenzione preventiva possa in qualche modo
sostituire gli interventi di restauro previsti dal progetto da 3.387.949,76
euro e successivamente ridotto a 2.465.000 euro.
E anche un'altra domanda è inevitabile: che fine hanno fatto
le promesse del presidente della Regione Renato Schifani e dell'assessore ai
Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato?
Nel marzo 2024, dopo gli articoli che denunciavano lo stato
dei mosaici, si precipitarono al capezzale della Villa annunciando interventi
immediati, finanziamenti rapidi per il completamento del restauro dei mosaici e
la sostituzione delle vecchie coperture in ferro e plexiglas. Lo stesso
Schifani dichiarò che il governo avrebbe monitorato costantemente l'evoluzione
dell'iter amministrativo complessivo.
Ed è proprio questa situazione di approssimazione politica e
amministrativa che ci pone davanti a un interrogativo che esige risposte certe:
quali sono le reali priorità nella gestione dei beni culturali e, in
particolare, dei parchi archeologici in Sicilia?
La legge regionale (L.R. 20/2000) istitutiva dei parchi
archeologici, individua come finalità dei parchi, e per estensione come compiti
dei direttori, la tutela, conservazione, gestione e valorizzazione del
patrimonio, insieme alla sua fruizione per finalità scientifiche, sociali,
economiche e turistiche.
Ma se analizziamo quanto messo in campo dal Parco
archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale, fin dalla sua costituzione e, in particolare, negli ultimi
anni, emerge un altro paradosso.
L' attuale direttore ha impresso un particolare dinamismo
alla promozione dei siti, attraverso un'intensa programmazione di eventi,
spettacoli, iniziative culturali, aperture straordinarie e attività di
comunicazione, distribuite tra Piazza Armerina, Aidone e gli altri Comuni del Parco.
È una scelta gestionale legittima e non contestiamo la volontà di promuovere la
Villa e il territorio, anche con l'obiettivo di incrementare il numero dei
visitatori e di ottenere le "auspicate" ricadute economiche a
beneficio della collettività.
Ci chiediamo, però, quali risultati abbiano prodotto queste
scelte e, soprattutto, quale equilibrio sia stato raggiunto tra promozione,
fruizione e conservazione.
Le priorità di una pubblica amministrazione si leggono nei
bilanci, non nelle dichiarazioni. Guardiamo ai numeri allora.
Nel 2025 sono stati spesi circa 360 mila euro per eventi e
iniziative culturali. Nel 2024 erano stati circa 280 mila euro. Per il 2026,
inoltre, grazie anche alla variazione di bilancio predisposta il 26 giugno dal
direttore del Parco e approvata il 29 luglio con DDG n.
4730/2026, la disponibilità per promozione e realizzazione di eventi arriva a
575 mila euro.
In poco più di 2 anni (giugno 2024-2026) oltre 1,2 milioni
di euro destinati a spettacoli e promozione.
E quali risultati sul fronte delle presenze? Nel 2023 i
visitatori della Villa sono stati circa 294 mila, nel 2024 circa 292 mila e nel
2025 circa 280 mila. Una progressiva riduzione delle presenze che, quanto meno,
merita una riflessione sull'efficacia delle strategie adottate, soprattutto se
messa a confronto con l'aumento delle risorse destinate alla promozione.
Se le risorse investite nella promozione aumentano mentre le
presenze diminuiscono, è legittimo chiedersi quali risultati stiano producendo
queste scelte e quale sia il rapporto tra le risorse impiegate e la loro
effettiva ricaduta sulla fruizione del sito.
Ma continuiamo a guardare alla "promozione della
Villa".
Un caso emblematico è la mostra dell'artista messicano
Gustavo Aceves, ospitata alla Villa attraverso un "progetto espositivo per
valorizzare il patrimonio storico-archeologico con i suoi cavalli
sezionati", prodotta dalla Renaissance Srl, dal mese di luglio 2025 al 30
giugno 2026. Per accedere alla Villa era previsto un supplemento obbligatorio
di 3 euro sul biglietto. Secondo gli atti del Parco, attraverso una convenzione
"generosa", venivano riconosciuti 2,5 euro per ogni a visitatore a
Renaissance Srl, mentre 0,50 euro erano trattenuti dal parco.
A consuntivo, 478.007,50 euro sono stati riconosciuti al
privato e 95.601,50 euro sono rimasti nelle casse del Parco.
Quasi mezzo milione di euro, dunque, riconosciuto al privato
attraverso il meccanismo del biglietto integrativo per la fornitura di un
servizio (la mostra) che avrebbe dovuto contribuire alla valorizzazione del
sito UNESCO e ad accrescerne l'attrattività.
Ma anche qui sono i numeri a porre le domande. Nel 2025 i
visitatori sono diminuiti rispetto l'anno precedente e al 30 giugno 2026 i
visitatori paganti risultavano 90.504. Una tendenza che, se confermata nel
secondo semestre, non sembra affatto destinata a tradursi nell'incremento
atteso delle presenze a fine 2026. Anzi, per ora i numeri raccontano tutt'altra
storia.
Vogliamo essere chiari: non siamo contrari agli eventi, ma
vogliamo porre un interrogativo sulle priorità e sui risultati che ne derivano.
Una riflessione derivante dal fatto che la promozione cresce e che, invece, non
cresce con la stessa intensità l'investimento in ricerca, restauri e tutela.
E allora arriviamo a un confronto che forse dice più di
molte dichiarazioni.
Nel solo 2026, per promozione ed eventi sono disponibili 575
mila euro. Per la manutenzione specialistica dei mosaici sono stati destinati
poco più di 100 mila euro. Se guardiamo gli anni precedenti la manutenzione
specialistica è pari a zero contro i soldi spesi per la promozione.
E la domanda è: quale equilibrio deve esistere tra la
valorizzazione di un patrimonio e la sua conservazione?.
Le priorità, lo abbiamo detto, si leggono nei bilanci. E i
numeri, questa volta, parlano molto chiaramente.
E nei bilanci del Parco leggiamo risorse importanti
destinate alla promozione e alla valorizzazione, mentre nell'ultima variazione
di bilancio emerge un dato che non può passare inosservato: vengono azzerati i
mortificanti 30 mila euro destinati alla ricerca e vengono previsti 2,24
milioni di euro per l'acquisto e la ristrutturazione dell'ex ristorante
Imperia!, un ecomostro in cemento e acciaio, e forse anche amianto, che occupa
una superficie di circa 500 metri quadrati a ridosso della Villa, frutto di un
progetto di oltre 60 anni fa, privo di sostenibilità culturale e ambientale e
da sempre considerato da Legambiente fortemente impattante sul paesaggio della
Villa, tanto da averne da sempre auspicato la demolizione e la restituzione
dell'area al contesto paesaggistico del sito, eventualmente prevedendo
strutture meno impattanti e più coerenti con le esigenze di servizio del Parco
e dei visitatori.
E per la tutela, oltre agli interventi di manutenzione ordinaria,
che cosa leggiamo?
Quali risorse sono destinate alla ricerca archeologica e
scientifica, allo studio, alla documentazione e al monitoraggio dello stato di
conservazione della Villa? Quale programmazione scientifica accompagna la
gestione di un sito di questo valore?
Perché mentre il Parco investe in promozione con un accurato
programma di eventi/iniziative annuali, alcune delle attività scientifiche che
conosciamo sono state portate avanti per poche settimane all'anno da università
(La Sapienza prima e ora Bologna e Kore) e istituti scientifici e culturali che
hanno messo a disposizione competenze e lavoro, senza che emerga con
altrettanta dovizia una programmazione scientifica strutturale del Parco,
sottolineando come il Direttore ed il Soprintendente, Presidente del CTS,
vengano meno alle disposizioni di legge (L.R. 20/2000 - artt.22 e 23).
E si evidenzia, inoltre, che da oltre vent'anni la ricerca
archeologica, condotta autonomamente dalle Università, sta riportando alla luce
il vasto insediamento medievale, denominato Terme Sud, sviluppatosi accanto
alla Villa romana e sopra strutture ancora più antiche. È una scoperta di
straordinario valore scientifico, destinata a modificare profondamente la
conoscenza del sito. Eppure, quell'area continua a vivere ai margini della
programmazione. Ed il percorso di visita, realizzato con fondi pubblici,
purtroppo ormai ammalorato, ma ripristinabile, che potrebbe ampliare l'offerta
culturale e distribuire meglio i flussi turistici, rimane chiuso.
CONSIDERATO CHE:
• il Parco
dispone di un avanzo di amministrazione di quasi 5 milioni di euro;
• il 95%
dell'avanzo deriva dagli incassi della Villa Romana del Casale;
• la Villa
incassa annualmente circa 3 milioni di euro;
• in poco
più di 2 anni le spese destinate alla promozione, compresa la
mostra, raggiungeranno al 31
dicembre 2026 circa 1,7 milioni di euro;
• il
progetto di restauro è stato ridimensionato di quasi un milione di euro.
LEGITTIMAMENTE CHIEDIAMO CHE:
la Direzione del Parco, considerato l'imponente avanzo di
amministrazione di cui dispone, utilizzi proprie risorse per finanziare gli
interventi di restauro stralciati dal progetto, per circa un milione di euro, e
garantisca così il completamento del restauro dei mosaici e delle pitture
parietali della Villa.
Perché la domanda è semplice: se il finanziamento regionale
non consente più di realizzare tutte le opere previste, chi finanzierà ciò che
manca? Dopo più di quattordici anni non possiamo accettare che la risposta sia
ancora una volta "più avanti".
Per questo chiediamo che Regione e Parco assumano impegni
precisi, pubblici e verificabili:
1. Rendere
pubblico il confronto tra il progetto esecutivo approvato nell'aprile 2026 e
quello che è andato in gara, indicando con precisione quali interventi sono
stati confermati, quali ridotti e quali stralciati.
2. Fare
chiarezza sul progetto da oltre 6 milioni di euro per le nuove coperture e gli
interventi strutturali, rendendo
pubblico lo stato della progettazione, delle procedure e il cronoprogramma
previsto per la gara e l'apertura del cantiere.
3. Investire
le somme necessarie per inserire le Terme Sud nel circuito di visita della
Villa, recuperando il percorso oggi ammalorato ma ripristinabile. Un intervento
che potrebbe ampliare l'offerta culturale del sito e produrre ricadute positive
sulle guide turistiche e sull'intero indotto.
Sono richieste semplici, ma soprattutto verificabili: che
cosa verrà restaurato, che cosa resterà fuori, quanto costerà completare ciò
che manca, chi se ne farà carico e quando verrà realizzato.
Legambiente segue la vicenda della Villa Romana del Casale
da trent'anni. Lo ha fatto quando era più facile non occuparsene e lo ha fatto
anche quando porre domande, leggere gli atti, contestare scelte e chiedere
conto delle responsabilità significava assumere una posizione scomoda, ma
costruttiva. Essere scomodi, quando serve, fa parte del nostro compito. Non
abbiamo mai pensato che difendere l'interesse collettivo significasse
applaudire ogni scelta di chi amministra. Significa mantenere alta
l'attenzione, verificare ciò che viene deciso e chiedere che alle dichiarazioni
seguano fatti, risorse e tempi.
I ritardi della pubblica amministrazione non possono
continuare a presentare il conto alla Villa.
Dopo trent'anni di nostro impegno civile e quattordici anni
di attesa per un restauro che doveva essere già concluso, quel conto non può
essere pagato ancora una volta dalla Villa e non è più possibile considerare
normale ciò che normale non è.
Gli interventi esclusi devono avere risorse, tempi e
responsabilità definite. E il restauro deve arrivare finalmente fino in fondo.
LEGAMBIENTE PIAZZA ARMERINA-
CIRCOLOPIAZZAMBIENTE APS