giovedì 24 settembre 2026

Lettera aperta Restauro Villa romana del Casale - 24 settembre 2026

 Piazza Armerina, 24 settembre 2026

Inviata via PEC

Al Presidente della Regione Siciliana, on. Renato Schifani

Ai deputati dell'Assemblea Regionale Siciliana, per il tramite del Presidente, on Gaetano Galvagno

All'Assessore dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, 

dott. Francesco Paolo Scarpinato

Al Dirigente generale Dipartimento dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, dott. Mario La Rocca

Al direttore del Parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale, dott. Carmelo Nicotra

Al Soprintendente BB.CC.AA. di Enna, dott. Angelo Di Franco

Agli organi di stampa

 

LETTERA APERTA

LA DIREZIONE DEL PARCO ARCHEOLOGICO, UTILIZZANDO GLI INCASSI DELLA VILLA ROMANA DEL CASALE, DAL 2024 AL 2026, DESTINA 1,7 MILIONI DI EURO ALLA PROMOZIONE DEI SITI E PROGRAMMA INVESTIMENTI IMMOBILIARI PER 2,2 MILIONI DI EURO.

 

I FONDI STANZIATI AD APRILE PER IL RESTAURO DELLA VILLA ROMANA DEL CASALE, PATRIMONIO UNESCO, SUBISCONO, PER VOLONTÀ POLITICA, UN TAGLIO DI UN MILIONE DI EURO RIDUCENDO DRASTICAMENTE IL RESTAURO NECESSARIO.

 

SIA ALLORA LA DIREZIONE DEL PARCO ARCHEOLOGICO A INTERVENIRE, UTILIZZANDO UNA PARTE DEI CIRCA 5 MILIONI DI EURO DISPONIBILI, PER COMPLETARE IL RESTAURO DI TUTTI I MOSAICI.

 

Dopo una lunga attesa durata 14 anni, salvo imprevisti e ricorsi, a breve saranno assegnati i lavori per il Completamento del restauro dei mosaici e delle superfici decorate della Villa Romana del Casale.

Un intervento necessario perché il famoso restauro di circa 18 milioni di euro guidato da Vittorio Sgarbi e conclusosi nel 2012, fu dichiarato dallo stesso incompleto.

Tanto che, già nel 2013, l'allora Alto Commissario invitava ufficialmente la Regione a reperire le risorse necessarie per completare il restauro dei mosaici e sostituire le ultime coperture di missiniana memoria.

Anni di attesa nel baratro della politica siciliana, tra finti passi avanti e reali passi indietro, puntualmente accompagnati dai proclami sull'impegno del governo regionale e locale.

E il cantiere che dovrebbe partire sarà quello che ci aspettavamo? Decisamente no.

Infatti ad aprile 2026 era stato approvato (DRS n.2343) e finanziato un progetto di 3.387.949,76 euro, per il restauro dei mosaici e delle superfici decorate della Villa. Però il 13 maggio i tecnici ed i dirigenti del Dipartimento regionale dei Beni culturali si sono accorti che l'intervento era incompatibile con i tempi di rendicontazione dell'ultimo, in ordine di tempo, canale di finanziamento, il POC Sicilia 2014-2020, che prevede entro il 31 dicembre 2026 il completamento degli interventi. E quindi, a conferma dell'approssimazione tenuta negli anni, la Regione ha emesso a luglio 2026 un nuovo decreto (DDG n.4202) che ridimensiona il progetto di restauro destinando 2.465.00 euro per i restauri limitati, come si legge negli atti, ai soli ambienti con le vecchie coperture in ferro e plexiglas. In pratica la politica, priva di competenze specifiche, per rincorrere, ancora una volta, le scadenze amministrative, ha deciso di ridurre i lavori di restauro, privilegiando solo pochi ambienti e modificando le esigenze di tutela che i tecnici invece sollecitano da un decennio.

 È una situazione paradossale, che evidenzia come i ritardi della pubblica amministrazione e la mediocre politica di gestione dei beni culturali siciliani presentino il conto, e per la Villa è un conto decisamente salato. Non è solo incompetenza dei dirigenti e del governo: è sciatteria di massa.

 E non è finita qui.

Non vi sono ancora certezze sull'avvio del secondo grande intervento, quello da oltre 6 milioni di euro, destinato agli interventi strutturali e alla sostituzione delle vecchie coperture in ferro e plexiglas che il precedente intervento non riuscì a realizzare. Un'opera fondamentale per completare il programma di interventi sulla Villa, della quale chiediamo di conoscere lo stato della progettazione, delle procedure, della disponibilità dei fondi e dei tempi previsti per la gara.

 Contestiamo questo modo di procedere approssimativo e per pezzi: da una parte il restauro dei mosaici viene ridimensionato per negligenza burocratica, dall'altra il progetto delle nuove coperture attende la conclusione del proprio percorso, con il paradosso che la porzione di mosaici prossimi al restauro non saranno protetti da una copertura adeguata.

Ma anche sul piano della manutenzione ordinaria è necessario un cambio di passo. Pur riconoscendo che finalmente viene effettuata la rimozione del guano dei colombi anche il sabato e la domenica, resta poco rispettoso nei confronti dei visitatori mostrare elementi metallici della vecchia copertura arrugginiti.  Per rimetterli in ordine, in fondo, basterebbe un imbianchino.

Ma c'è ben altro. Le recenti piogge di metà settembre hanno provocato abbondanti infiltrazioni d'acqua in alcuni ambienti della Villa, arrivando fino al prestigioso Corridoio della Grande Caccia. I visitatori hanno assistito increduli anche alla presenza di fango nello Xystus, quello stesso spazio che fino a pochi giorni prima fa è stato utilizzato come palcoscenico per concerti e spettacoli.

 Un episodio che il direttore Carmelo Nicotra, attraverso dichiarazioni rilasciate a ViviEnna il 17 settembre 2026, ha sostanzialmente minimizzato, quasi che l'ingresso di acqua e fango in una Villa romana, con 17 secoli di storia e migliaia di metri quadrati di mosaici, fosse un evento normale. Nella stessa giornata, intervistato dal TG3 Rai Regione, il direttore ha rivendicato che fi nalment e, dopo 14 anni, sarebbero in corso lavori di manutenzione programmata con la presenza di restauratori professionisti.

 Ma di che manutenzione stiamo parlando? La restauratrice Rossella Gagliano Candela, nella stessa intervista, chiarisce che gli interventi non riguardano il tappeto musivo ma solamente le integrazioni di malta incisa e decorata realizzate in sostituzione delle tessere mancanti, le cosiddette lacune.

 Lo conferma anche l'architetto Francesco Mannuccia, della ditta Siqilliya, incaricata della manutenzione "programmata" per 105.245,14 euro. In un'intervista video pubblicata il 7 agosto 2026 sulla pagina Facebook del Parco, spiega che le operazioni si concentrano sulle malte integrate durante il restauro di sedici anni fa, concepite come "malte di sacrificio", destinate a consentire la fuoriuscita delle efflorescenze saline e a proteggere le tessere originali dai pericolosi sollevamenti.

E c'è un'altra testimonianza che arriva direttamente dal mondo del restauro. Nello stesso video, la dott.ssa Lorella Pellegrino, già responsabile dei laboratori di restauro regionali, sottolinea l'importanza della manutenzione costante dei mosaici, paragonandola all'azione di un medico nei confronti di una persona anziana, che non può essere abbandonata nemmeno per un giorno.

E allora il paradosso diventa evidente. Se gli stessi esperti ci spiegano che la manutenzione specialistica dei mosaici deve essere costante e non può essere abbandonata nemmeno per un giorno, è difficile non chiedersi come la  Regione abbia potuto lasciare la Villa senza una manutenzione specialistica per circa 5200 giorni.

 Quindi, dopo 14 anni, in agosto è stata finalmente avviata la manutenzione preventiva. Ma rispetto a cosa? Al 2012 quando tutto era perfetto?

 Dopo il restauro concluso nel 2012, il Centro Regionale per il Restauro raccomandò una manutenzione preventiva e programmata, con interventi da effettuare annualmente per evitare l'insorgere di ammaloramenti estesi. Qualche anno dopo, considerato l'immobilismo e i primi segnali di degrado, anche l'archeologo Sebastiano Tusa ribadì la necessità di una manutenzione costante.

 Ma nulla, o quasi, è accaduto per anni. E così oggi il "malato", cioè il patrimonio musivo della Villa, non ha più bisogno soltanto della terapia preventiva: ha bisogno della sala operatoria, cioè di interventi di restauro strutturale.

 La manutenzione preventiva, oggi avviata e del valore di 105.245,14 euro, è indubbiamente un' azio ne meritoria del direttore, che prova a colmare un ritardo di quattordici anni. Ma, dopo tutto questo tempo, rischia di essere soltanto un "pannicello caldo" se viene presentata come risposta al problema del restauro.

 Lo stesso Piano di Gestione del sito UNESCO - Aggiornamento 2020 evidenziava la necessità di continuità nella manutenzione e nella cura della Villa e indicava ancora aree del sito in attesa di interventi di resta uro.

 La manutenzione preventiva serve a prevenire il degrado; il restauro serve a intervenire sul degrado già presente. Sono due azioni diverse e una non può sostituire l'altra.

Ed è proprio su questo che chiediamo un chiarimento tecnico. Considerato che il direttore, dottore in Scienze agrarie e forestali, non possiede una formazione specialistica in materia di restauro, siano gli esperti del Centro Regionale per il Restauro, e non gli esperti incaricati a pagamento, a chiarire se l'attuale manutenzione preventiva possa in qualche modo sostituire gli interventi di restauro previsti dal progetto da 3.387.949,76 euro e successivamente ridotto a 2.465.000 euro.

 E anche un'altra domanda è inevitabile: che fine hanno fatto le promesse del presidente della Regione Renato Schifani e dell'assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato?

 Nel marzo 2024, dopo gli articoli che denunciavano lo stato dei mosaici, si precipitarono al capezzale della Villa annunciando interventi immediati, finanziamenti rapidi per il completamento del restauro dei mosaici e la sostituzione delle vecchie coperture in ferro e plexiglas. Lo stesso Schifani dichiarò che il governo avrebbe monitorato costantemente l'evoluzione dell'iter amministrativo complessivo.

 Ed è proprio questa situazione di approssimazione politica e amministrativa che ci pone davanti a un interrogativo che esige risposte certe: quali sono le reali priorità nella gestione dei beni culturali e, in particolare, dei parchi archeologici in Sicilia?

 La legge regionale (L.R. 20/2000) istitutiva dei parchi archeologici, individua come finalità dei parchi, e per estensione come compiti dei direttori, la tutela, conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio, insieme alla sua fruizione per finalità scientifiche, sociali, economiche e turistiche.

 Ma se analizziamo quanto messo in campo dal Parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale, fin dalla sua costituzione e, in particolare, negli ultimi anni, emerge un altro paradosso.

L' attuale direttore ha impresso un particolare dinamismo alla promozione dei siti, attraverso un'intensa programmazione di eventi, spettacoli, iniziative culturali, aperture straordinarie e attività di comunicazione, distribuite tra Piazza Armerina, Aidone e gli altri Comuni del Parco. È una scelta gestionale legittima e non contestiamo la volontà di promuovere la Villa e il territorio, anche con l'obiettivo di incrementare il numero dei visitatori e di ottenere le "auspicate" ricadute economiche a beneficio della collettività.

 Ci chiediamo, però, quali risultati abbiano prodotto queste scelte e, soprattutto, quale equilibrio sia stato raggiunto tra promozione, fruizione e conservazione.

 Le priorità di una pubblica amministrazione si leggono nei bilanci, non nelle dichiarazioni. Guardiamo ai numeri allora.

 Nel 2025 sono stati spesi circa 360 mila euro per eventi e iniziative culturali. Nel 2024 erano stati circa 280 mila euro. Per il 2026, inoltre, grazie anche alla variazione di bilancio predisposta il 26 giugno dal direttore del  Parco  e approvata il 29 luglio con DDG n. 4730/2026, la disponibilità per promozione e realizzazione di eventi arriva a 575 mila euro.

 In poco più di 2 anni (giugno 2024-2026) oltre 1,2 milioni di euro destinati a spettacoli e promozione.

 E quali risultati sul fronte delle presenze? Nel 2023 i visitatori della Villa sono stati circa 294 mila, nel 2024 circa 292 mila e nel 2025 circa 280 mila. Una progressiva riduzione delle presenze che, quanto meno, merita una riflessione sull'efficacia delle strategie adottate, soprattutto se messa a confronto con l'aumento delle risorse destinate alla promozione.

 Se le risorse investite nella promozione aumentano mentre le presenze diminuiscono, è legittimo chiedersi quali risultati stiano producendo queste scelte e quale sia il rapporto tra le risorse impiegate e la loro effettiva ricaduta sulla fruizione del sito.

 Ma continuiamo a guardare alla "promozione della Villa".

 Un caso emblematico è la mostra dell'artista messicano Gustavo Aceves, ospitata alla Villa attraverso un "progetto espositivo per valorizzare il patrimonio storico-archeologico con i suoi cavalli sezionati", prodotta dalla Renaissance Srl, dal mese di luglio 2025 al 30 giugno 2026. Per accedere alla Villa era previsto un supplemento obbligatorio di 3 euro sul biglietto. Secondo gli atti del Parco, attraverso una convenzione "generosa", venivano riconosciuti 2,5 euro per ogni a visitatore a Renaissance Srl, mentre 0,50 euro erano trattenuti dal parco.

 A consuntivo, 478.007,50 euro sono stati riconosciuti al privato e 95.601,50 euro sono rimasti nelle casse del Parco.

 Quasi mezzo milione di euro, dunque, riconosciuto al privato attraverso il meccanismo del biglietto integrativo per la fornitura di un servizio (la mostra) che avrebbe dovuto contribuire alla valorizzazione del sito UNESCO e ad accrescerne l'attrattività.

Ma anche qui sono i numeri a porre le domande. Nel 2025 i visitatori sono diminuiti rispetto l'anno precedente e al 30 giugno 2026 i visitatori paganti risultavano 90.504. Una tendenza che, se confermata nel secondo semestre, non sembra affatto destinata a tradursi nell'incremento atteso delle presenze a fine 2026. Anzi, per ora i numeri raccontano tutt'altra storia.

 Vogliamo essere chiari: non siamo contrari agli eventi, ma vogliamo porre un interrogativo sulle priorità e sui risultati che ne derivano. Una riflessione derivante dal fatto che la promozione cresce e che, invece, non cresce con la stessa intensità l'investimento in ricerca, restauri e tutela.

 E allora arriviamo a un confronto che forse dice più di molte dichiarazioni.

 Nel solo 2026, per promozione ed eventi sono disponibili 575 mila euro. Per la manutenzione specialistica dei mosaici sono stati destinati poco più di 100 mila euro. Se guardiamo gli anni precedenti la manutenzione specialistica è pari a zero contro i soldi spesi per la promozione.

 E la domanda è: quale equilibrio deve esistere tra la valorizzazione di un patrimonio e la sua conservazione?.

 Le priorità, lo abbiamo detto, si leggono nei bilanci. E i numeri, questa volta, parlano molto chiaramente.

E nei bilanci del Parco leggiamo risorse importanti destinate alla promozione e alla valorizzazione, mentre nell'ultima variazione di bilancio emerge un dato che non può passare inosservato: vengono azzerati i mortificanti 30 mila euro destinati alla ricerca e vengono previsti 2,24 milioni di euro per l'acquisto e la ristrutturazione dell'ex ristorante Imperia!, un ecomostro in cemento e acciaio, e forse anche amianto, che occupa una superficie di circa 500 metri quadrati a ridosso della Villa, frutto di un progetto di oltre 60 anni fa, privo di sostenibilità culturale e ambientale e da sempre considerato da Legambiente fortemente impattante sul paesaggio della Villa, tanto da averne da sempre auspicato la demolizione e la restituzione dell'area al contesto paesaggistico del sito, eventualmente prevedendo strutture meno impattanti e più coerenti con le esigenze di servizio del Parco e dei visitatori.

 E per la tutela, oltre agli interventi di manutenzione ordinaria, che cosa leggiamo?

Quali risorse sono destinate alla ricerca archeologica e scientifica, allo studio, alla documentazione e al monitoraggio dello stato di conservazione della Villa? Quale programmazione scientifica accompagna la gestione di un sito di questo valore?

Perché mentre il Parco investe in promozione con un accurato programma di eventi/iniziative annuali, alcune delle attività scientifiche che conosciamo sono state portate avanti per poche settimane all'anno da università (La Sapienza prima e ora Bologna e Kore) e istituti scientifici e culturali che hanno messo a disposizione competenze e lavoro, senza che emerga con altrettanta dovizia una programmazione scientifica strutturale del Parco, sottolineando come il Direttore ed il Soprintendente, Presidente del CTS, vengano meno alle disposizioni di legge (L.R. 20/2000 - artt.22 e 23).

E si evidenzia, inoltre, che da oltre vent'anni la ricerca archeologica, condotta autonomamente dalle Università, sta riportando alla luce il vasto insediamento medievale, denominato Terme Sud, sviluppatosi accanto alla Villa romana e sopra strutture ancora più antiche. È una scoperta di straordinario valore scientifico, destinata a modificare profondamente la conoscenza del sito. Eppure, quell'area continua a vivere ai margini della programmazione. Ed il percorso di visita, realizzato con fondi pubblici, purtroppo ormai ammalorato, ma ripristinabile, che potrebbe ampliare l'offerta culturale e distribuire meglio i flussi turistici, rimane chiuso.

 CONSIDERATO CHE:

 

•             il Parco dispone di un avanzo di amministrazione di quasi 5 milioni di euro;

•             il 95% dell'avanzo deriva dagli incassi della Villa Romana del Casale;

•             la Villa incassa annualmente circa 3 milioni di euro;

•             in poco più di 2 anni le  spese  destinate alla promozione,  compresa la  mostra, raggiungeranno al  31 dicembre 2026 circa 1,7 milioni di euro;

•             il progetto di restauro è stato ridimensionato di quasi un milione di euro.

 

LEGITTIMAMENTE CHIEDIAMO CHE:

 

la Direzione del Parco, considerato l'imponente avanzo di amministrazione di cui dispone, utilizzi proprie risorse per finanziare gli interventi di restauro stralciati dal progetto, per circa un milione di euro, e garantisca così il completamento del restauro dei mosaici e delle pitture parietali della Villa.

Perché la domanda è semplice: se il finanziamento regionale non consente più di realizzare tutte le opere previste, chi finanzierà ciò che manca? Dopo più di quattordici anni non possiamo accettare che la risposta sia ancora una volta "più avanti".

Per questo chiediamo che Regione e Parco assumano impegni precisi, pubblici e verificabili:

1.            Rendere pubblico il confronto tra il progetto esecutivo approvato nell'aprile 2026 e quello che è andato in gara, indicando con precisione quali interventi sono stati confermati, quali ridotti e quali stralciati.

 2.            Fare chiarezza sul progetto da oltre 6 milioni di euro per le nuove coperture e  gli  interventi  strutturali, rendendo pubblico lo stato della progettazione, delle procedure e il cronoprogramma previsto per la gara e l'apertura del cantiere.

 3.            Investire le somme necessarie per inserire le Terme Sud nel circuito di visita della Villa, recuperando il percorso oggi ammalorato ma ripristinabile. Un intervento che potrebbe ampliare l'offerta culturale del sito e produrre ricadute positive sulle guide turistiche e sull'intero indotto.

 Sono richieste semplici, ma soprattutto verificabili: che cosa verrà restaurato, che cosa resterà fuori, quanto costerà completare ciò che manca, chi se ne farà carico e quando verrà realizzato.

 

Legambiente segue la vicenda della Villa Romana del Casale da trent'anni. Lo ha fatto quando era più facile non occuparsene e lo ha fatto anche quando porre domande, leggere gli atti, contestare scelte e chiedere conto delle responsabilità significava assumere una posizione scomoda, ma costruttiva. Essere scomodi, quando serve, fa parte del nostro compito. Non abbiamo mai pensato che difendere l'interesse collettivo significasse applaudire ogni scelta di chi amministra. Significa mantenere alta l'attenzione, verificare ciò che viene deciso e chiedere che alle dichiarazioni seguano fatti, risorse e tempi.

I ritardi della pubblica amministrazione non possono continuare a presentare il conto alla Villa.

 Dopo trent'anni di nostro impegno civile e quattordici anni di attesa per un restauro che doveva essere già concluso, quel conto non può essere pagato ancora una volta dalla Villa e non è più possibile considerare normale ciò che normale non è.

 Gli interventi esclusi devono avere risorse, tempi e responsabilità definite. E il restauro deve arrivare finalmente fino in fondo.

 

LEGAMBIENTE PIAZZA ARMERINA- CIRCOLOPIAZZAMBIENTE APS

 


martedì 22 settembre 2026

PULIAMO IL MONDO 2026: 150 STUDENTI ATTRAVERSANO IL CENTRO STORICO DI PIAZZA ARMERINA PER IMPARARE A PRENDERSENE CURA

Dieci classi dell’I.C. Chinnici-Roncalli protagoniste di una mattinata tra plogging, osservazione del territorio e cittadinanza attiva

Il 21 settembre 2026 circa 150 ragazze e ragazzi, dieci classi, cinque della scuola primaria e cinque della scuola secondaria di primo grado, sono stati protagonisti della giornata di Puliamo il Mondo, promossa da Legambiente Piazza Armerina – Circolo Piazzambiente insieme all’I.C. Chinnici-Roncalli.

La mattinata è iniziata a scuola, da dove il gruppo si è diviso in due percorsi: da una parte gli alunni delle quinte della primaria, dall’altra quelli delle prime della secondaria di primo grado. I due gruppi hanno attraversato il centro storico di Piazza Armerina, trasformando il percorso in un’esperienza di conoscenza diretta della città.

La raccolta dei rifiuti e il plogging sono stati soltanto una parte dell’attività. Lungo il percorso, infatti, i ragazzi sono stati invitati a osservare con attenzione gli spazi attraversati, individuando condizioni, criticità, elementi di degrado ma anche aspetti positivi e caratteristiche del patrimonio urbano.

Ne è nata una vera e propria passeggiata di osservazione: i ragazzi hanno raccolto rifiuti, ma soprattutto hanno guardato la città con occhi diversi, facendo domande, esprimendo valutazioni e formulando osservazioni critiche su ciò che incontravano, e raccogliendo anche i complimenti dei cittadini che si sono congratulati per il senso civico dimostrato.

È questo, del resto, il senso che Legambiente attribuisce a Puliamo il Mondo: non limitarsi a rimuovere ciò che deturpa un luogo, ma imparare a riconoscerne il valore e comprendere che la sua cura è una responsabilità condivisa.

«Puliamo il Mondo non è soltanto raccogliere un rifiuto – sottolinea Legambiente Piazza Armerina – ma imparare a guardare il luogo in cui viviamo. Oggi i ragazzi hanno camminato per il centro storico, hanno raccolto, osservato, fatto domande e soprattutto hanno espresso il loro punto di vista. È proprio da questo sguardo attento e consapevole che può nascere una maggiore attenzione verso la città e verso i beni che appartengono a tutti.»

Puliamo il Mondo comincia dalla raccolta dei rifiuti, ma continua nello sguardo con cui impariamo a vedere e a vivere la nostra città.

Dopo aver percorso il centro storico, la maggior parte dei partecipanti si sono ricongiunti alla Villa Gen. Ciancio, dove si è conclusa l’attività.

Per la mattinata Legambiente ha fornito e donato ai partecipanti guanti, pinze, pettorine e cappellini. Sul campo, insieme ai docenti, erano presenti i volontari di Legambiente Piazza Armerina, che hanno accompagnato i ragazzi durante le diverse fasi dell’iniziativa.

La giornata si inserisce nel programma di educazione ambientale, partecipazione e cittadinanza attiva che il Legambiente propone alle scuole del territorio per l’anno scolastico 2026/2027.

Legambiente Piazza Armerina – Circolo Piazzambiente esprime il proprio ringraziamento alla Dirigente scolastica Vilma Piazza e alla vicaria Stefania Cincotta per aver sostenuto l’iniziativa, alle referenti del Progetto Ambiente Valentina Capizzi ed Eleonora Palazzo per il coordinamento e la collaborazione, e a tutti i docenti che hanno accompagnato gli studenti.

Un ringraziamento particolare va alle docenti della primaria Anna Aloi, Simona Di Giorgio, Mana Curcuraci, Vanessa Nicoletti, Ausilia Cursale, Lorena Savuli, Alessandra Granato, Roberta Leonardi, Giusy Marchi e Ida Gentile, e ai docenti della secondaria Marco Ridente, Selena Di Bartolo, Mariolina Bruno, Gianfranco Azzolina, Biagia Filetti, Angela Minacapilli, Enza Turrisi, Peppe Muzzicato, Irene Giovrello, Iana Valenti, Elisa Palermo, Sharon Proietto.

mercoledì 2 settembre 2026

Il patrimonio archeologico di Piazza Armerina e Palazzo Trigona: Quale tutela? Quale museo? Legambiente torna a chiedere risposte

Da trent'anni Legambiente Piazza Armerina è impegnata per il patrimonio culturale della città e del territorio, interpretando spesso un ruolo “scomodo”. Proprio per questo non ritiene accettabile il silenzio delle istituzioni chiamate a gestire beni appartenenti alla collettività. Dopo le lettere di marzo, aprile e maggio, inviate al Direttore del Parco Carmelo Nicotra e al Soprintendente di Enna Angelo Di Franco e rimaste senza risposta, l'associazione non demorde e insiste nel richiedere chiarimenti ai 2 dirigenti con una quarta lettera, indirizzata questa volta anche all'Assessore regionale dei Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato e al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo.

Consapevoli che conoscere e documentare il patrimonio significa anche proteggerlo, soprattutto in una Sicilia esposta ai traffici illeciti legati all'archeomafia, Legambiente pone al centro delle richieste, la condizione dei numerosi reperti provenienti dagli scavi della Villa Romana del Casale e dagli altri siti del territorio, compresi quelli degli scavi storici di Gino Vinicio Gentili ancora conservati in magazzini provvisori. Legambiente chiede chiarimenti sul loro stato di catalogazione, conservazione, gestione, sicurezza, se quelli registrati corrispondono alla giacenza e chiede anche l'avvio di un programma di studio e restauro per rafforzare la sezione archeologica del Museo a Palazzo Trigona che ha ospitato alcune mostre temporanee concluse ufficialmente il 30 giugno e ancora, a distanza di 2 mesi, solo parzialmente disallestite e con una parte dei materiali accatastati nella sala multimediale destinata alla narrazione della Villa Romana del Casale, trasformando di fatto uno spazio destinato alla fruizione dei visitatori in un deposito temporaneo.

Ma l’associazione accende i riflettori anche sul futuro di Palazzo Trigona. A cinque anni dall'apertura, il Museo della Città e del Territorio non è ancora riuscito a intercettare in misura significativa i flussi di visitatori della Villa Romana del Casale. Nel 2025 il Trigona ha registrato circa 9.700 visitatori, con il 90% di ingressi non paganti, e numeri sostanzialmente simili negli anni precedenti. Per Legambiente è necessario costruire un vero progetto di rilancio del Museo, rafforzandone l'identità, potenziando l'allestimento archeologico e migliorandone la promozione, affinché possa intercettare una parte più significativa dei flussi diretti alla Villa e produrre ricadute positive per la città. In questo percorso è necessaria anche un'azione più incisiva del governo della Città, che fin dall'apertura del Museo ha creduto poco nelle potenzialità di Palazzo Trigona e nel contributo che potrebbe offrire alla valorizzazione culturale e turistica della città.

Considerato che il Parco dispone di un avanzo di amministrazione di circa 5 milioni di euro Legambiente ritiene legittimo chiedere che una parte di queste risorse sia destinata allo studio, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio archeologico e al rilancio di Palazzo Trigona. Sarebbe un investimento duraturo per la città che ospita nel proprio territorio la Villa Romana del Casale, dalla cui straordinaria capacità di attrazione deriva la quasi totalità delle risorse oggi disponibili al Parco.

Si allega la lettera integrale inviata alle istituzioni il 24 agosto 2026

LEGAMBIENTE PIAZZA ARMERINA – CIRCOLO PIAZZAMBIENTE APS



LETTERA APERTA

Piazza Armerina, 24 agosto 2026

Inviata via PEC

 

Al direttore del Parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale,

dott. Carmelo Nicotra

Al Soprintendente BB.CC.AA di Enna,

dott. Angelo Di Franco

All’Assessore dei beni culturali e dell’identità siciliana,

dott. Francesco Paolo Scarpinato

Al Dirigente generale Dipartimento dei beni culturali e dell'Identità siciliana,

dott. Mario La Rocca

Al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo

Agli organi di stampa

LETTERA APERTA

IL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO E PALAZZO TRIGONA: QUALE TUTELA? QUALE MUSEO?

Dopo le nostre lettere di marzo, aprile e maggio, rimaste senza risposta, reiteriamo i quesiti sulla condizione dei reperti archeologici e sul rapporto tra Palazzo Trigona, i depositi dei reperti e la Villa Romana del Casale.

Tra marzo e maggio, con tre diverse lettere, avevamo richiamato l'attenzione sui numerosi reperti provenienti dagli scavi della Villa Romana del Casale e dagli altri siti di competenza del Parco, conservati da decenni nei magazzini, chiedendo l'avvio di un programma di catalogazione, restauro e studio, anche finalizzato a integrare la sezione archeologica di Palazzo Trigona.

Inoltre avevamo segnalato le criticità dell'ordinamento scientifico del Museo della Città e del Territorio di Palazzo Trigona, determinate dalla sovrapposizione disordinata di mostre temporanee che hanno progressivamente oscurato il percorso permanente. Al tempo stesso, veniva sottolineata la modesta consistenza della sezione archeologica.

Ad oggi, purtroppo, le istituzioni interessate non hanno fornito alcun riscontro nel merito, un silenzio che riteniamo inaccettabile da parte di pubbliche amministrazioni chiamate a gestire beni appartenenti alla collettività.

Nel frattempo, alcune delle mostre temporanee di Palazzo Trigona sono state parzialmente disallestite e parte dei materiali è stata collocata nella sala multimediale, sottraendo così questo spazio alla sua funzione originaria di narrazione della Villa Romana del Casale e penalizzando la fruizione ai visitatori.

Torniamo a ribadire che una parte rilevante dell'importante patrimonio archeologico del territorio continua a rimanere nel “buio” e nel “mistero”. Soprattutto i reperti provenienti dagli scavi storici di Gino Vinicio Gentili e dalle campagne successive, ancora conservati in magazzini provvisori presso la Villa Romana del Casale. E chiediamo: con quale catalogazione e sistema di gestione? Esistono apposite procedure che garantiscano l’esatta corrispondenza tra i reperti conservati e la loro effettiva giacenza, funzionali a evitare eventuali “smarrimenti” dovuti a involontarie “distrazioni”?

La conservazione nei depositi e nei magazzini richiede conoscenza, catalogazione, documentazione e soprattutto sicurezza. Conoscere e documentare il patrimonio significa anche proteggerlo dai furti e facilitarne il recupero. È una questione particolarmente rilevante in Sicilia, dove il patrimonio archeologico continua a essere esposto a scavi clandestini, furti e traffici illeciti legati al fenomeno dell'archeomafia.

Il furto della Testa di Dama di età flavia (dai depositi di Palazzo Trigona nel 2007) e poi ritrovata, la recente operazione Ghenos-Scylletium che ha interessato anche la provincia di Enna, ed Il recente furto delle opere di Antonello da Messina dal MuMe, conferma quanto la sicurezza del patrimonio non possa essere considerata un aspetto secondario della sua gestione.

È per questo che torniamo a sottoporre alle istituzioni le questioni già sollevate nelle nostre precedenti lettere. Non si tratta di richieste generiche, ma di un'esigenza di trasparenza, responsabilità e tutela nella gestione di beni pubblici. Chiediamo pertanto:

·      se il precedente disallestimento parziale della collezione permanente di Palazzo Trigona, per fare spazio a mostre temporanee, sia stato ritenuto coerente con le linee guida scientifiche approvate in fase progettuale e se tali interventi siano stati preventivamente autorizzati dalla Soprintendenza;

·      quale sia l'attuale progetto scientifico e museologico per Palazzo Trigona e come si intenda rafforzare e integrare il percorso permanente;

·      che le sale e gli spazi del Museo della Città e del Territorio siano utilizzati nel rispetto della loro funzione istituzionale e che ogni modifica dell’assetto museale, comprese le mostre temporanee o altri utilizzi impropri degli spazi espositivi, sia subordinata a una preventiva e qualificata progettazione tecnico-scientifica e alla formale approvazione degli organi competenti.

·      se lo stato di catalogazione, documentazione, gestione e conservazione dei reperti conservati nei depositi del Parco e nei magazzini provvisori della Villa, con particolare riferimento ai materiali degli scavi Gentili e delle campagne successive, sia perfettamente efficiente e corrispondente alla reale giacenza e se la gestione dei depositi viene effettuata con apposita procedura di sicurezza e controllo;

·      che tutti i reperti siano ricondotti a un programma organico di catalogazione, conservazione, studio e, ove possibile, restauro e valorizzazione;

·      quali interventi di studio, restauro e valorizzazione siano attualmente programmati e con quali risorse e tempi;

·      se esista un progetto organico capace di mettere in relazione il patrimonio conservato nei depositi con il Museo della Città e del Territorio, la Villa Romana del Casale e gli altri siti archeologici “minori” del comprensorio.

Il Museo della Città e del Territorio deve essere il luogo nel quale il patrimonio del territorio viene conosciuto, studiato e raccontato. Se questa deve essere la sua funzione, occorre però chiedersi perché, a distanza di anni dall'apertura, non sia ancora riuscito a intercettare in misura significativa i flussi di visitatori della Villa Romana del Casale.

I dati sulle presenze mostrano infatti una criticità che non può essere ignorata: nel 2025 il Museo ha registrato circa 9.700 visitatori, con il 90% non paganti, e numeri simili negli anni precedenti.

Proprio per questo riteniamo necessario affrontare le criticità già segnalate e costruire un vero progetto di rilancio del Museo, rafforzandone l'identità, potenziando l'allestimento archeologico e migliorandone la promozione, affinché possa intercettare una parte più significativa dei flussi turistici diretti alla Villa Romana del Casale e produrre ricadute positive per la città, il centro storico e le attività commerciali.

In tutto ciò è necessaria anche un'azione più incisiva del governo della Città che, fin dall'inaugurazione del Museo, non ha saputo coglierne e valorizzarne adeguatamente le potenzialità, come testimoniano anche i modesti numeri dei visitatori.

Per questo, dopo le nostre lettere dei mesi scorsi torniamo a chiedere risposte precise. Non chiediamo semplicemente nuovi reperti nelle vetrine, né ci opponiamo alla presenza di mostre temporanee. Chiediamo una programmazione culturale nella quale la valorizzazione sia conseguenza della conoscenza e della tutela e nella quale il patrimonio archeologico sia adeguatamente documentato, custodito, studiato e, quando possibile, restituito alla comunità.

Tutto questo è possibile perché il Parco dispone di importanti risorse finanziarie, con un avanzo di amministrazione di circa 5 milioni di euro. Riteniamo quindi legittimo chiedere che una parte di queste risorse possa essere destinata ad attività scientifiche, progetti di studio, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e al rilancio di Palazzo Trigona. Sarebbe un investimento duraturo anche nei confronti della città che ospita nel proprio territorio la Villa Romana del Casale, dalla cui straordinaria capacità di attrazione deriva la quasi totalità delle risorse oggi disponibili al Parco.

 

LEGAMBIENTE PIAZZA ARMERINA – CIRCOLOPIAZZAMBIENTE APS

 

La presente Lettera aperta esprime la posizione di Legambiente Piazza Armerina – Circolo Piazzambiente APS, dalla cui PEC viene formalmente trasmessa, attestandone così la provenienza. È sottoscritta dal Presidente in qualità di legale rappresentante dell’Associazione.