venerdì 30 ottobre 2026

Incendi, Sicilia in fumo: 71 mila ettari bruciati, oltre la metà del totale nazionale. Legambiente: «Prevenzione ancora assente nelle politiche regionali»

 

Anno record per numero di incendi e ettari bruciati in Sicilia.  I dati del report Bioeconomie delle Foreste. Sull’isola sono andati in fumo 71.178 ettari (+41% rispetto al 2025), pari al 54,4% dell’intera superficie bruciata a livello nazionale, a fronte di 836 eventi incendiari.  12.786 gli ettari della rete Natura 2000 interessati dagli incendi, pari al 18% della superficie regionale bruciata

 


Anche quest’anno la Sicilia si conferma la regione più colpita dagli incendi, con numeri che restituiscono la dimensione di una vera e propria tragedia ecosistemica, che colpisce non solo le aree naturali ma anche le zone urbane e i campi agricoli. I dati forniti dall’annuale report Bioeconomie delle Foreste, presentato oggi a Roma nel corso del “IX Forum Foreste sulla gestione sostenibile e forestale, restituiscono d’altronde la dimensione di un’emergenza ormai strutturale, che impone un cambio di passo nelle politiche di prevenzione e tutela del territorio.

Al 15 ottobre 2026, sull’isola sono andati in fumo 71.178 ettari, pari al 54,4% dell’intera superficie bruciata a livello nazionale, a fronte di 836 eventi incendiari. Un bilancio particolarmente grave, che segna un incremento del 41% rispetto all’anno precedente e colloca la Sicilia al primo posto in Italia sia per estensione delle superfici percorse dal fuoco sia per numero di incendi.

A rendere ancora più preoccupante il quadro è la concentrazione dei danni in alcuni territori: sono 20 i comuni siciliani che hanno superato i mille ettari bruciati. Tra questi, Bivona, in provincia di Agrigento, che con 8.827 ettari rappresenta il comune maggiormente devastato a livello nazionale, seguito da Butera, nel Nisseno, con 4.143 ettari, Resuttano con 3.379 ettari e Castronovo di Sicilia con 2.514 ettari. Numeri che raccontano non soltanto la perdita di patrimonio naturale e forestale, ma anche una futura condanna per le comunità locali, per le attività agricole e il paesaggio, che se in un recente passato guardavano al futuro con preoccupazione, ora lo fanno con vera e propria disperazione. Particolarmente significativo è anche l'impatto sugli ecosistemi di maggiore valore naturalistico: in Sicilia sono 12.786 gli ettari della rete Natura 2000 interessati dagli incendi, pari al 18% della superficie regionale bruciata. Un danno che coinvolge habitat di interesse comunitario, aree fondamentali per la conservazione della biodiversità e territori che svolgono un ruolo essenziale nella tutela degli equilibri ecologici.

“Sfortunatamente per noi, - dichiara Tommaso Castronovo presidente di Legambiente Sicilia- i numeri del rapporto restituiscono una fotografia drammatica e, purtroppo, non sorprendente della Sicilia. Siamo di fronte a una vera e propria emergenza ambientale, che deve fare i conti con condizioni meteo climatiche sempre più estremi e che non può essere affrontata soltanto attraverso il rafforzamento degli interventi di spegnimento quando gli incendi sono già divampati. La dimensione dei danni, la ricorrenza degli eventi e il coinvolgimento di territori già colpiti negli anni precedenti dimostrano quanto sia indispensabile investire in una strategia organica di prevenzione e di controllo del territorio, sfortunatamente assente tra le scelte intraprese dal nostro governo regionale”

Occorre superare la logica dell'emergenza e costruire un sistema capace di intervenire prima che le fiamme si sviluppino, attraverso una gestione attiva e sostenibile del patrimonio forestale, la pianificazione e manutenzione del territorio, il recupero delle aree degradate e il coinvolgimento delle comunità locali. È necessario mettere in campo un piano regionale di prevenzione che abbia continuità nel tempo e risorse adeguate, puntando sulla gestione forestale sostenibile, sulla cura delle aree rurali e periurbane, oltre che sull’aggiornamento capillare dei Catasti incendi dei comuni e sul monitoraggio costante dei territori maggiormente esposti. Serve inoltre rafforzare il coordinamento tra istituzioni, enti locali, sistema antincendio, mondo agricolo e associazioni, promuovendo una cultura della prevenzione e della responsabilità collettiva. La tutela delle foreste e delle aree rurali non è soltanto una questione ambientale: significa proteggere le comunità, le risorse idriche, il suolo, il paesaggio e la capacità dei territori di affrontare gli effetti della crisi climatica. La Sicilia non può permettersi di perdere ogni anno una parte così importante del proprio patrimonio naturale.

 

Palermo 30 ottobre 2026

 

Ufficio Stampa

Teresa Campagna 338 2116468

sabato 24 ottobre 2026

RIAPPARSE: una sala piena, una storia da riscoprire, un patrimonio da tutelare.

La presentazione del libro di Salvatore Di Vita, RIAPPARSE. Le miniere dimenticate, la memoria ritrovata, ha dato vita a un incontro partecipato, con numerosi interventi sulle vicende delle miniere di Grottacalda e Pietragrossa e sul futuro del patrimonio minerario siciliano.

Il confronto ha affrontato una questione che non riguarda soltanto la memoria storica, ma anche le responsabilità nella gestione dei siti minerari. La Sicilia si era mossa in anticipo con la Legge regionale n. 17 del 1991, che riconosceva il valore delle miniere dismesse e prevedeva strumenti per la loro tutela e valorizzazione. Eppure, a distanza di decenni, resta evidente la distanza tra le prospettive aperte da quella stagione e la condizione attuale di una parte del patrimonio minerario, ancora privo di una valorizzazione adeguata e continuativa.

Il caso di Palazzo Pennisi, nel Parco di Floristella-Grottacalda, è emblematico. Il progetto di destinare l’edificio a Museo regionale geominerario è previsto da tempo, ma la sua piena realizzazione resta incompiuta. Anche nel giugno 2026 Legambiente Sicilia è tornata a richiamare la necessità di completare l’iter. Un esempio concreto della distanza che può ancora separare gli investimenti e le dichiarazioni di intenti dalla piena fruizione del patrimonio minerario.

La tutela, però, non riguarda soltanto gli edifici e i siti. Significa conservare i luoghi, le testimonianze, gli archivi e gli oggetti, ma anche trasmettere le storie delle persone che hanno vissuto il lavoro in miniera. Una responsabilità nella quale le comunità locali svolgono un ruolo fondamentale.

In questo contesto, durante l’incontro, è stato citato più volte, l’esempio virtuoso di una sala espositiva che nasce dal basso a Piazza Armerina: la Mostra Permanente della Civiltà Mineraria, ospitata nei locali della Lega Zolfatai, realizzata nel 2008 per volontà degli ultimi minatori, in particolare dei signori Lo Monaco, La Mattina e La Versa, al fine di conservare e trasmettere la storia del lavoro nelle miniere di zolfo. Oggi questo impegno è portato avanti dai loro figli, che hanno raccolto il testimone dei padri e continuano a custodire e rendere accessibile alla comunità una memoria che appartiene all’intera città. Il loro lavoro è un esempio concreto di come la tutela del patrimonio possa nascere dall’iniziativa della comunità e proseguire grazie alla responsabilità di chi sceglie di farsene carico.

Ma una memoria così preziosa non può essere affidata soltanto alla dedizione dei familiari e dei volontari: ha bisogno di riconoscimento, sostegno e politiche pubbliche capaci di garantirne la conservazione e la continuità.

Nel corso dell’incontro, Salvatore Di Vita ha inoltre riconosciuto di aver trascurato, nel proprio lavoro, le donne dei minatori, chiedendo scusa per questa omissione. Un passaggio significativo, che ha riportato l’attenzione su figure troppo spesso assenti dai racconti della storia mineraria. Le donne sono state in prima linea nella vita delle famiglie e delle comunità, affrontando le difficoltà legate a un lavoro duro e rischioso e sostenendo quotidianamente i propri cari. Anche la loro esperienza deve trovare spazio nella ricostruzione della memoria collettiva.

Ringraziamo Salvatore Di Vita per il lavoro di ricerca e la disponibilità al confronto e Maria Carcasio per il suo contributo alla presentazione e all’approfondimento dei temi affrontati.

Legambiente Piazza Armerina ringrazia Padre Pasquale Bellanti, direttore del Museo Diocesano, per la disponibilità e l’attenzione con cui accoglie le proposte delle associazioni del territorio, riconoscendone il ruolo di protagoniste attive nella crescita culturale e nella partecipazione della comunità. E ringrazia anche Dario Canfora, per il suo prezioso contributo nel garantire l’apertura del Museo, l’accoglienza dei visitatori e la collaborazione nella realizzazione delle attività culturali realizzate in sinergia con le associazioni.

Per Legambiente, tutelare il patrimonio minerario significa difendere i luoghi, la storia del lavoro e la memoria delle comunità. Non bastano leggi, finanziamenti e progetti annunciati: servono interventi concreti, siti recuperati e fruibili, una gestione efficace e risorse adeguate. Perché una storia che non viene tutelata rischia, prima o poi, di essere dimenticata.

EcoForum regionale sui rifiuti ed economia circolare. Presentati i primi risultati dei dati del monitoraggio civico

 COMUNICATO STAMPA

9° EcoForum Regionale sui Rifiuti e l’Economia Circolare

Oltre 700 milioni di fondi europei, nazionali e privati  per la Sicilia, una iniezione di capitale pubblico e provato senza precedenti, destinati alla realizzazione di infrastrutture e impianti per l’economia circolare

Cinque anni dopo lo stanziamento dei fondi PNRR, in Sicilia, quali le aspettative che sono state tradotte in risultati concreti e quali invece rimangono ancora al palo?

Presentati in anteprima all’EcoForum i primi risultati dei dati del monitoraggio civico promosso dall’associazione con l’obiettivo di rilevare lo stato di avanzamento degli interventi finanziati

Solo il 64,7% degli interventi finanziati ha raggiunto l’obiettivo, il il restante 35,3% presenta invece elementi di criticità, tra cui ritardi burocratici, necessità di ricorrere ad altri fondi, rischio di definanziamento o l’ipotesi estrema di rinuncia al finanziamento.

Cartella foto e video

 la registrazione dell’EcoForum
https://www.youtube.com/live/JbaE9p7I0pY

 

            Nel 2021, il pacchetto per l’economia circolare intitolato “Rivoluzione verde e Transizione ecologica” ed inserito nella Missione 2 del PNRR aveva una dotazione di 2,1 miliardi di euro per il raggiungimento degli obiettivi indicati nelle linee guida: migliorare la gestione dei rifiuti, rafforzare le infrastrutture per la raccolta differenziata, sviluppare nuovi impianti di trattamento e colmare il divario tra Nord e Sud del Paese.

            Alla scadenza dei cinque anni previsti per il raggiungimento di questi obiettivi le risorse complessive destinate all’economia circolare nel piano italiano si sono ridotte a 1,8 miliardi di euro. Di questi, solo 376,4 milioni — meno del 21% del totale — sono stati effettivamente spesi, dato che certifica come non sia stata ancora compiuta la svolta necessaria per cogliere gli ambiziosi obiettivi fissati dall’Unione europea: entro il 2035, almeno il 65% dei rifiuti urbani dovrà essere riciclato. Oggi, a fronte di una percentuale di raccolta che sfiora il 68% il riciclo effettivo è di pochissimo sopra al 52%, con una forbice di 15 punti tra ciò che si separa e quello che torna davvero materia prima secondaria.

            E in Sicilia, a che punto siamo? Cosa c’è e cosa manca per affrontare le sfide dei prossimi anni, evitando di procedere sempre e soltanto con affannose rincorse e cogliendo, invece, le opportunità di sviluppo e di creazione di posti di lavoro offerte dalla filiera industriale dell’economia circolare?

            È stato proprio questo il focus del 9° EcoForum regionale sui Rifiuti e l’Economia circolare, l’appuntamento annuale organizzato nell’ambito del progetto Sicilia Munnizza Free. L’iniziativa si è tenuta a Palermo, ai Cantieri Culturali alla Zisa, facendo registrare la partecipazione di rappresentanti del governo regionale, delle SRR, di operatori economici del settore ed esperti, che hanno contestualizzato e approfondito questi temi nel corso delle tre sessioni di lavoro.

            Ciò che è emerso primariamente è che, in questi anni, grazie alle misure del PNRR, al PR FESR, al FSC e agli investimenti in project financing e privati, la Sicilia ha potuto contare su un’iniezione di capitale pubblico e privato senza precedenti, con risorse più che bastevoli per superare la storica dipendenza dalle discariche andando a realizzare una rete impiantistica moderna per il recupero e il riciclo dei materiali. Si tratta di oltre 700 milioni di euro disponibili, ma la nota dolente è che solo una parte delle opere è entrata in funzione, nonostante le scadenze stringenti previste dalla normativa europea e nazionale.

            Questo è quanto si ricava dai primi risultati del monitoraggio civico promosso da Legambiente Sicilia, presentati in anteprima nel corso della prima sessione dell’EcoForum. Il monitoraggio si basa su un questionario rivolto ai responsabili unici di progetto (RUP) e ai soggetti proponenti, pubblici e privati, con l’obiettivo di rilevare lo stato di avanzamento degli interventi finanziati attraverso diverse misure europee e nazionali o mediante project financing. Nel campione esaminato rientrano 34 interventi finanziati per migliorare la raccolta differenziata e realizzare impianti di trattamento e riciclo dei rifiuti, per un valore economico complessivo monitorato pari a 283.817.006,07 euro. Per il 64,7% di questi interventi censiti viene dichiarato di aver raggiunto l’obiettivo o comunque di essere perfettamente in linea con i tempi previsti; il restante 35,3% presenta invece elementi di criticità, tra cui ritardi burocratici, necessità di ricorrere ad altri fondi, rischio di definanziamento o l’ipotesi estrema di rinuncia al finanziamento.

            Un altro dato anticipato dal monitoraggio è quello relativo alla dimensione dei progetti andati a buon fine. I piccoli progetti (CCR, isole ecologiche, software IoT) hanno raggiunto quasi al 100% i target del PNRR. Al contrario, i grandi impianti tecnologici (biodigestori, valorizzazione organico/tessili) sono andati in sofferenza a causa dei tempi burocratici di autorizzazione. Il monitoraggio civico proseguirà nelle prossime settimane e i risultati definitivi saranno presentati entro la fine dell’anno in un dossier dedicato che offrirà un quadro chiaro delle fonti di finanziamento, delle tempistiche previste e delle criticità concrete riscontrate sul campo.

“Non possiamo permetterci di perdere tempo, risorse e capitali necessari a sostenere la transizione della gestione del ciclo dei rifiuti verso l’economia circolare”, dichiara Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia, che continua: “Rispetto a dieci anni fa, in Sicilia, grazie al grande impegno di centinaia di amministrazioni comunali e di milioni di cittadini, oltre un milione di tonnellate di rifiuti sono state sottratte alla discarica e avviate agli impianti di trattamento e selezione. Oggi la raccolta differenziata in Sicilia ha raggiunto il 57%, ma gli obiettivi si sono spostati più avanti: occorre garantire l’effettivo avvio al riciclo dei rifiuti raccolti. Per questo è necessario ottimizzare il sistema di raccolta porta a porta, integrandolo con i centri comunali di raccolta e i centri del riuso, il tracciamento dei flussi attraverso sistemi avanzati di intelligenza artificiale e l’applicazione della tariffa puntuale, così da ridurre la produzione di rifiuto urbano residuo. Accanto a queste misure occorre realizzare impianti industriali di prossimità per il trattamento e la valorizzazione dei rifiuti differenziati, oltre a impianti di riciclo capaci di costituire una vera filiera industriale dell’economia circolare. Solo mettendo a sistema potremo veramente liberarci dei rifiuti creando reali condizioni di sviluppo sostenibile, occupazione duratura e benessere sociale, ambientale ed economico per i territori».

            Una costante di tutti gli interventi proposti nel corso dell’EcoForum e particolarmente nella seconda sessione dedicata alla gestione del secco differenziato urbano è stata la sottolineatura relativa a quei parametri che fino ad oggi il mero perseguimento del dato percentuale della raccolta differenziata ha fatto trascurare, vale a dire la qualità dei conferimenti, l’efficienza della selezione, la riduzione della produzione degli scarti di processo, la capacità di collocare le materie prime seconde nei cicli produttivi. La sfida già in atto e che condizionerà fortemente i prossimi anni si riassume in due semplici obiettivi: ridurre a monte la produzione di rifiuti ed estrarre valore a valle acquisendo piena coscienza del fatto che solo chi produce flussi puliti pratica economia circolare.     

            Proprio la Sicilia, nell’ultimo decennio, ha dimostrato come sia possibile cambiare, anche rapidamente, alcune logore abitudini, alimentate da una cattiva gestione dei servizi e, in alcuni casi, da interessi opachi legati alla gestione del ciclo dei rifiuti. Rispetto a dieci anni fa, sono progressivamente diminuiti i rifiuti conferiti in discarica, per un quantitativo pari a quasi 1 milione di tonnellate. Tuttavia, permangono forti criticità nella chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti, caratterizzato ancora da una significativa produzione di rifiuto indifferenziato e dalla necessità di rispondere efficacemente agli obiettivi europei di gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti e di riduzione del ricorso alla discarica. Innovazione ed efficienza economica, industriale e ambientale nella gestione sostenibile del rifiuto urbano e dell’indifferenziato sono le condizioni irrinunciabili per garantire una concreta transizione verso l’economia circolare.        

             “In Italia – ha concluso Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - si sta concretizzando un ritorno al passato fatto di cassonetti ‘intelligenti’ in strada e di nuovi impianti di incenerimento che rischia di fermare la rivoluzione circolare che ormai è avviata in ogni regione. La Sicilia rientra pienamente in questo scenario di restaurazione di un modello che speravamo di aver superato. Per completare il percorso virtuoso intrapreso è invece fondamentale realizzare quegli impianti industriali dell’economia circolare che ancora mancano sul territorio siciliano, senza i quali anche la migliore raccolta differenziata di qualità, premiata con una equa tariffazione puntuale, rischia di essere vanificata dai viaggi della speranza dei rifiuti negli impianti di riciclo di altre regioni”. 

 

L’EcoForum regionale sui rifiuti e l’economia circolare è inserito nell’ambito del  progetto

 Sicilia Munnizza Free, patrocinato dal Dipartimento regionale rifiuti della Regione Siciliana e da Anci Sicilia ed è sostenuta da:

  Gold partner

 CONAI

  Partner sostenitori:

 LVS Group, Agesp

  Partner

 Asja, Sarco, WEM,  Sikuel Gruppo Magioli, FG Recycling System

Partner EcoForum

 Comieco, Ecoface

 

Ufficio stampa

Teresa Campagna 338 2116468

 

Palermo 24 ottobre 2026

martedì 20 ottobre 2026

23 ottobre 2026 - Incontro con l’autore: Legambiente presenta a Piazza Armerina il libro “RIAPPARSE” di Salvatore Di Vita

 

Vi invitiamo alla presentazione di RIAPPARSE – Identità minerarie riacquistate alla memoria, il volume di Salvatore Di Vita, giornalista e autore di ricerche biografiche e storiche, che torna a occuparsi delle solfare abbandonate del territorio, riprendendo e approfondendo, a dieci anni di distanza, il lavoro dedicato alle miniere dimenticate del gruppo di Valguarnera.

Il libro riporta alla luce storie, luoghi e testimonianze legati alla civiltà mineraria siciliana, restituendo memoria a un patrimonio che ha segnato profondamente la storia sociale, economica e culturale delle nostre comunità. Tra i luoghi approfonditi, le miniere di Baccarato, Destricella e Pietragrossa.

Interverrà Maria Carcasio, etnoantropologa, già funzionaria regionale dei Beni culturali e responsabile AIPAI per la Sicilia, autrice della postfazione del volume.


📅 Venerdì 23 ottobre 2026

🕔 Ore 17.00

📍 Museo Diocesano di Piazza Armerina


Vi aspettiamo per riscoprire insieme le tracce di una storia che appartiene al nostro territorio e alla sua memoria collettiva.