La straordinaria ricchezza archeologica della Villa Romana del Casale rappresenta uno dei patrimoni culturali più preziosi della Sicilia e dell’intero Mediterraneo. Questo sito, riconosciuto dall’UNESCO patrimonio mondiale, continua a stupire per la qualità dei suoi mosaici e per il racconto che offre della società romana tardo-imperiale.
Eppure, oltre alla meraviglia visibile ai visitatori,
esiste una realtà meno nota: numerosi reperti provenienti dagli scavi della
Villa (e non solo) – frammenti architettonici, ceramiche, oggetti della vita
quotidiana, elementi decorativi – che giacciono da anni nei depositi del Parco.
Materiali
di grande valore storico e scientifico che, di fatto, restano esclusi da ogni
percorso di studio, restauro, valorizzazione e fruizione pubblica.
Questi
reperti, scampati al saccheggio dell’archeomafia nonostante la colpevole
inerzia delle istituzioni, non possono essere codificati come semplici oggetti conservati in deposito: sono invece tasselli fondamentali della
nostra memoria collettiva.
Ogni
reperto racconta una storia, contribuisce a ricostruire il passato e può
offrire nuove conoscenze alla ricerca archeologica.
Averli
lasciati nell’ombra dei depositi equivale a una deliberata rinuncia nei
confronti di una parte della nostra identità culturale.
Non si tratta di oggetti in attesa. Si tratta di memoria sospesa. Non
beni marginali, ma beni pubblici che appartengono alla collettività e che oggi
risultano di fatto sottratti alla fruizione, alla ricerca e alla crescita
culturale del territorio.
Perseverare
in questo atteggiamento equivale ad aver istituzionalizzato l'abitudine alla rinuncia– una resa
culturale che si traduce nel venir meno ai propri doveri e negare la conoscenza
alla comunità, alla ricerca e alle nuove generazioni.
Da
anni il circolo Legambiente di Piazza Armerina richiama l’attenzione su questa
criticità, denunciando l’urgenza di un intervento strutturale e proponendo una
visione diversa: trasformare i depositi
da luoghi di abbandono a laboratori di conoscenza, restauro e partecipazione.
Per
queste ragioni,
SOLLECITIAMO
l’avvio di un programma straordinario di recupero,
restauro e catalogazione dei reperti provenienti dalla Villa romana del Casale e
dagli altri siti di competenza anche finalizzato ad ampliare e integrare il limitato corpus espositivo attualmente
ospitato al Museo della Città e del Territorio di Palazzo Trigona.
Un programma che coinvolga università, centri di
ricerca, restauratori specializzati e giovani archeologi, trasformando quella
che oggi è una criticità in una grande opportunità formativa e culturale che si
configuri finalmente come il giusto e tanto atteso investimento duraturo per lo
sviluppo economico e sociale per il
territorio.
Il
restauro e lo studio di questi materiali consentirebbero di arricchire
significativamente l’offerta culturale: nuove sezioni espositive, mostre
temporanee, percorsi didattici e strumenti digitali potrebbero restituire al
pubblico un patrimonio oggi invisibile
Si tratterebbe di un investimento strategico nella
conoscenza, nella tutela e nello sviluppo sostenibile, capace
di rafforzare il legame tra comunità locale e patrimonio archeologico, favorendo
la crescita delle presenze al Palazzo Trigona attraverso una strategia di
integrazione culturale che unisca finalmente il sito della Villa al cuore della
città.
In
questa prospettiva, sarebbe altresì auspicabile avviare un percorso volto al rientro
dei reperti appartenenti al territorio e attualmente esposti o conservati
presso altri musei, in Sicilia e oltre.
Ma se
quest’ultimo costituisce un percorso complesso che richiede tempi lunghi ma che
deve entrare nell’agenda politica e culturale del territorio, riteniamo che il
recupero e la valorizzazione del patrimonio archeologico presente nei depositi
rappresenta un obiettivo immediatamente perseguibile, anche in virtù
dell’autonomia gestionale di cui oggi gode il Parco e dell’art. 22, comma 2 lettera
b) della L.R. 20/2000.
Auspichiamo
pertanto che si apra una stagione di tutela e valorizzazione per tutto ciò che
la Villa Romana del Casale e il territorio “archeologico” ha ancora da
rivelare, restituendo voce a quel patrimonio finora rimasto confinato nel
silenzio dei depositi, perché restituire luce a questo patrimonio significa
restituire voce al passato, e costruire futuro duraturo per il territorio.
LEGAMBIENTE PIAZZA ARMERINA – CIRCOLOPIAZZAMBIENTE APS
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