La presentazione del libro di Salvatore Di Vita, RIAPPARSE. Le miniere dimenticate, la memoria ritrovata, ha dato vita a un incontro partecipato, con numerosi interventi sulle vicende delle miniere di Grottacalda e Pietragrossa e sul futuro del patrimonio minerario siciliano.
Il confronto ha affrontato una questione che non riguarda soltanto la
memoria storica, ma anche le responsabilità nella gestione dei siti minerari.
La Sicilia si era mossa in anticipo con la Legge regionale n. 17 del
1991, che riconosceva il valore delle miniere dismesse e prevedeva
strumenti per la loro tutela e valorizzazione. Eppure, a distanza di decenni,
resta evidente la distanza tra le prospettive aperte da quella stagione e la
condizione attuale di una parte del patrimonio minerario, ancora privo di una
valorizzazione adeguata e continuativa.
Il caso di Palazzo Pennisi, nel Parco di Floristella-Grottacalda, è
emblematico. Il progetto di destinare l’edificio a Museo regionale
geominerario è previsto da tempo, ma la sua piena realizzazione resta
incompiuta. Anche nel giugno 2026 Legambiente Sicilia è tornata a richiamare la
necessità di completare l’iter. Un esempio concreto della distanza che può
ancora separare gli investimenti e le dichiarazioni di intenti dalla piena
fruizione del patrimonio minerario.
La tutela, però, non riguarda soltanto gli edifici e i siti. Significa
conservare i luoghi, le testimonianze, gli archivi e gli oggetti, ma anche
trasmettere le storie delle persone che hanno vissuto il lavoro in miniera. Una
responsabilità nella quale le comunità locali svolgono un ruolo fondamentale.
In questo contesto, durante l’incontro, è stato citato più volte, l’esempio
virtuoso di una sala espositiva che nasce dal basso a Piazza Armerina: la Mostra Permanente della Civiltà Mineraria,
ospitata nei locali della Lega Zolfatai, realizzata nel 2008 per volontà degli
ultimi minatori, in particolare dei signori Lo Monaco, La Mattina e La Versa, al fine di
conservare e trasmettere la storia del lavoro nelle miniere di zolfo. Oggi
questo impegno è portato avanti dai loro figli, che hanno raccolto il testimone
dei padri e continuano a custodire e rendere accessibile alla comunità una
memoria che appartiene all’intera città. Il loro lavoro è un esempio concreto
di come la tutela del patrimonio possa nascere dall’iniziativa della comunità e
proseguire grazie alla responsabilità di chi sceglie di farsene carico.
Ma una memoria così preziosa non può essere affidata soltanto alla dedizione
dei familiari e dei volontari: ha bisogno di riconoscimento, sostegno e
politiche pubbliche capaci di garantirne la conservazione e la continuità.
Nel corso dell’incontro, Salvatore Di Vita ha inoltre riconosciuto di aver
trascurato, nel proprio lavoro, le donne dei minatori,
chiedendo scusa per questa omissione. Un passaggio significativo, che ha
riportato l’attenzione su figure troppo spesso assenti dai racconti della
storia mineraria. Le donne sono state in prima linea nella vita delle famiglie
e delle comunità, affrontando le difficoltà legate a un lavoro duro e rischioso
e sostenendo quotidianamente i propri cari. Anche la loro esperienza deve
trovare spazio nella ricostruzione della memoria collettiva.
Ringraziamo Salvatore Di Vita per il lavoro di ricerca e la
disponibilità al confronto e Maria Carcasio per il suo
contributo alla presentazione e all’approfondimento dei temi affrontati.
Legambiente Piazza Armerina ringrazia Padre Pasquale Bellanti, direttore del
Museo Diocesano, per la disponibilità e l’attenzione con cui accoglie le
proposte delle associazioni del territorio, riconoscendone il ruolo di
protagoniste attive nella crescita culturale e nella partecipazione della
comunità. E ringrazia anche Dario Canfora, per il suo prezioso contributo nel
garantire l’apertura del Museo, l’accoglienza dei visitatori e la
collaborazione nella realizzazione delle attività culturali realizzate in
sinergia con le associazioni.
Per Legambiente, tutelare il patrimonio minerario significa
difendere i luoghi, la storia del lavoro e la memoria delle comunità. Non
bastano leggi, finanziamenti e progetti annunciati: servono interventi
concreti, siti recuperati e fruibili, una gestione efficace e risorse adeguate.
Perché una storia che non viene tutelata rischia, prima o poi, di essere
dimenticata.
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