martedì 24 maggio 2011

SOS heritage: la bella Sicilia che sta scomparendo

PARTE LA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE DI SALVALARTE SUI MONUMENTI A RISCHIO A RISCHIO IN SICILIA

LA PRIMA BLACK LIST CON 10 SITI

E’ partita oggi la campagna di sensibilizzazione SOS Heritage di Salvalarte Sicilia. Protagonisti saranno i cittadini con le loro segnalazioni. “Da dieci anni – dichiara Gianfranco Zanna, responsabile Beni culturali di Legambiente Sicilia – ci occupiamo, con la campagna Salvalarte, dei beni e monumenti a rischio nella nostra isola. Abbiamo stilato una prima black list dei monumenti che corrono i maggiori rischi, ma vogliamo coinvolgere i cittadini per renderli protagonisti, per partecipare in prima persona alla salvaguardia del nostro patrimonio culturale”. Per farlo basta scattare una foto al bene ed inviarlo, con un breve testo di 8 righe, all’indirizzo salvalartesicilia@libero.it. Le foto saranno, quindi, pubblicate sul sito www.salvalartesicilia.it.
L’iniziativa è stata presentata questa mattina a Palermo a palazzo Montalbo, sede del Centro per il Restauro. “Dopo i festeggiamenti legati al ritorno della Dea di Morgantina, - continua Zanna -
occorre tornare con i piedi per terra e pensare al disastroso stato dei beni culturali in Sicilia. Nella nostra lista, non a caso, abbiamo inserito al primo posto il teatro greco – romano di Taormina, uno dei siti più conosciuti e visitati in Sicilia. Ebbene, è dal 2004 che è stato lanciato l’allarme, che si è a conoscenza del grave rischio che corre il teatro, oggetto di numerosi studi, ma non è stato fatto nulla. Proprio nel 2004 è stata stilata la Carta di Siracusa per la salvaguardia dei teatri antichi, ma, ad oggi, è rimasta lettera morta.. E ancora un’altra battaglia che da anni conduciamo è quella per Villa Napoli a Palermo, sospesa in un sorta di limbo fra rimpalli di vari assessorati della Regione siciliana, con la conseguenza del suo inesorabile disfacimento”.
“Non è un caso che la conferenza stampa – dichiara la dirigente Maria Pia Spanò – si sia svolta proprio nella sede del centro per il restauro. La conservazione dei beni è fondamentale ed è frutto della collaborazione dei vari enti. Conservare significa anche, e soprattutto, monitorare lo stato dei beni e verificarne il risultato nel tempo”.

Di seguito la black list con i primi dieci siti:

1. TEATRO GRECO-ROMANO (Taormina, ME).
E’ per vastità il secondo dei teatri classici di Sicilia (dopo quello di Siracusa), con un diametro massimo di 109 metri: costruito in epoca ellenistica, mediante lo spianamento della cima del colle, fu ampliato o quasi interamente rifatto dai romani.
E’ il sito culturale più visitato della Sicilia, con le sue circa 500mila presenze. E se non bastasse questo eccessiva pressione antropica, ospita più volte all’anno spettacoli, che, con le strutture provvisorie e gli eccessivi livelli delle amplificazioni, aggravano i numerosi degradi causati da errati interventi di restauro più accentuati nel portico superiore e nella galleria inferiore.

2. CATTEDRALE DI SAN GELARDO (Agrigento).
E’ legata ai Normanni che dopo aver conquistato la Sicilia si occuparono anche della riorganizzazione religiosa.
La sua mole imponente domina il vasto panorama circostante, ben visibile sia dal mare che dall’entroterra. Il luogo scelto per l’edificazione della Chiesa non era però tra i più adatti: si tratta, infatti, di un blocco calcarenitico poco profondo, che poggia su un costone argilloso e quindi poco stabile, suscettibile sempre di scivolamenti a valle. Ciò ha provocato nel corso dei secoli, fino ai nostri giorni, problemi all’edificio, sempre bisognoso di continui ingenti costosi restauri. E’ chiusa al culto da alcuni anni.

3. PALAZZO DELLO SCIBENE (Palermo).
Di questo sollazzo normanno è incerta la cronologia: potrebbe essere di origine araba e poi modificato durante il regno di Ruggero II (prima metà del XII secolo). Gli scarsi e degradati resti rimasti sono ormai poco leggibili, anche perché parte del palazzo è stato inglobato dalle case adiacenti. Oggi non rimane più niente del vasto giardino e del bacino d’acqua adiacente. E’ di proprietà privata e si spera, da molti anni, in un efficace restauro che possa salvarlo dall’incuria. Non ha nessun vincolo di tutela.

4. SELINUNTE, TEMPIO E (Castelvetrano, TP).
Fondata dai Greci di Megara Hyblaea nel 650 a. C., fu distrutta nel 409 a. C. dai Cartaginesi alleati di Segesta. E’ considerata la più grande area archeologica d’Europa. Un numero imprecisato di templi, tra i quali il Tempio E, dedicato a Era. Molte delle sue colonne, cadute per un terremoto, furono rimesse al loro posto negli anni Cinquanta utilizzando ferro e cemento, che adesso stanno cedendo facendo crollare le strutture. Buona parte del Tempio è stata transennata e non è più visitabile.

5. KAMARINA, (Santa Croce Camarina, RG).
Fondata dai Greci di Siracusa nel VI secolo a. C., fu distrutta e ricostruita diverse volte. Il perimetro delle mura che circondavano la città era di ben 7 chilometri. Il recente completamento del porto di Scoglitti ha cambiato notevolmente l’andamento delle correnti marine. Il loro distruttivo effetto sta seriamente minacciando l’integrità del promontorio sul quale è sorta l’antica città. Una parte delle mura è già crollata in mare, mentre gli scavi non sono più protetti visto che le provvisorie e precarie coperture in tubi dalmine e onduline sono quasi del tutto distrutte.

6. TORRE DI ISOLA DELLE FEMMINE (Isola delle Femmine, PA).
Torre di avvistamento costruita alla fine del XVI secolo su progetto dell’architetto toscano Camillo Camilliani. E’ parte essenziale del paesaggio dell’isola e dell’intero tratto di costa palermitana. Versa in uno stato di fortissimo degrado, con molte delle sue parti crollate. Alcuni anni fa è stata messa sotto sequestro dall’Autorità giudiziaria per sollecitare i proprietari ad intervenire per il suo recupero, ma non si è fatto nulla.

7. SOFFITTO LIGNEO DELLO STERI (Palermo).
Fu iniziato nel 1377 e terminato l’1 luglio 1380. Rappresenta un documento di grandissimo valore storico, artistico e etnoantropologico, realizzato da “mastri” e artisti siciliani. E’ un originale foglio di cronaca che “fotografa” con meticolosità i particolari della società del tempo.
Oggi il soffitto non gode di buona salute. E’, infatti, da tempo violentemente attaccato dalle termiti. Le infestazioni appaiono molto diffuse e interessano sia le travi che i pannelli decorativi che le ricoprono e sia i lacunari tra le travi.

8. EX FORNACE PENNA (contrada Sampieri – Scicli, RG).
E’ un monumento di archeologia industriale, realizzata tra il 1909 ed il 1912. Lo stabilimento produceva laterizi che venivano esportati in molti paesi mediterranei: gran parte di Tripoli (Libia), dopo la guerra del 1911, fu costruita con le sue produzioni.
La cessazione dell’attività dello stabilimento avvenne durante la notte del 26 gennaio 1924, a causa di un incendio doloso che lo distrusse in poche ore.
Negli ultimi anni, grazie anche al fascino delle sue rovine, è stata utilizzata come set cinematografico. Adesso attende un suo destino.

9. VILLA NAPOLI (Palermo).
Una delle tantissime ville settecentesche costruite in quella che era la Conca d’Oro, oggi inghiottita dall’esasperata espansione urbanistica. Di proprietà della Regione Siciliana, che dopo un primo intervento di restauro è riuscita a lasciarla al degrado e all’incuria, abbandonando anche il giardino che la circonda. Senza più custodia è stata più volta saccheggiata. Posta di recente sotto sequestro dall’Autorità giudiziaria.

10. POGGIOREALE, RUDERI DELL’ANTICO PAESE (Poggioreale, TP).
L’impianto urbanistico dell’abitato, comune ai centri neufeudali, è a scacchiera disposto secondo un asse principale lungo il quale si allineano i brani delle superstiti facciate delle abitazioni patrizie, sopravissute al sisma del gennaio 1968 che investi tutta la Valle del Belìce.
A seguito dell’evento calamitoso il paese venne integralmente trasferito in nuovo sito, essendo dichiarate le abitazioni tutte inagibili.
Oggi, l’antico paese si presenta come una città fantasma; un luogo che ha perso la propria identità civica e su cui impera la presenza inquietante e magnifica del sisma. Dopo più di 40 anni si sta inesorabilmente sbriciolando, portandosi dietro una parte importantissima della nostra memoria.


18 maggio 2011

L’ufficio stampa Legambiente Sicilia
Teresa Campagna tel. 338-2116468

SOS heritage: la bella Sicilia che sta scomparendo

PARTE LA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE DI SALVALARTE SUI MONUMENTI A RISCHIO A RISCHIO IN SICILIA

LA PRIMA BLACK LIST CON 10 SITI

E’ partita oggi la campagna di sensibilizzazione SOS Heritage di Salvalarte Sicilia. Protagonisti saranno i cittadini con le loro segnalazioni. “Da dieci anni – dichiara Gianfranco Zanna, responsabile Beni culturali di Legambiente Sicilia – ci occupiamo, con la campagna Salvalarte, dei beni e monumenti a rischio nella nostra isola. Abbiamo stilato una prima black list dei monumenti che corrono i maggiori rischi, ma vogliamo coinvolgere i cittadini per renderli protagonisti, per partecipare in prima persona alla salvaguardia del nostro patrimonio culturale”. Per farlo basta scattare una foto al bene ed inviarlo, con un breve testo di 8 righe, all’indirizzo salvalartesicilia@libero.it. Le foto saranno, quindi, pubblicate sul sito www.salvalartesicilia.it.
L’iniziativa è stata presentata questa mattina a Palermo a palazzo Montalbo, sede del Centro per il Restauro. “Dopo i festeggiamenti legati al ritorno della Dea di Morgantina, - continua Zanna -
occorre tornare con i piedi per terra e pensare al disastroso stato dei beni culturali in Sicilia. Nella nostra lista, non a caso, abbiamo inserito al primo posto il teatro greco – romano di Taormina, uno dei siti più conosciuti e visitati in Sicilia. Ebbene, è dal 2004 che è stato lanciato l’allarme, che si è a conoscenza del grave rischio che corre il teatro, oggetto di numerosi studi, ma non è stato fatto nulla. Proprio nel 2004 è stata stilata la Carta di Siracusa per la salvaguardia dei teatri antichi, ma, ad oggi, è rimasta lettera morta.. E ancora un’altra battaglia che da anni conduciamo è quella per Villa Napoli a Palermo, sospesa in un sorta di limbo fra rimpalli di vari assessorati della Regione siciliana, con la conseguenza del suo inesorabile disfacimento”.
“Non è un caso che la conferenza stampa – dichiara la dirigente Maria Pia Spanò – si sia svolta proprio nella sede del centro per il restauro. La conservazione dei beni è fondamentale ed è frutto della collaborazione dei vari enti. Conservare significa anche, e soprattutto, monitorare lo stato dei beni e verificarne il risultato nel tempo”.

Di seguito la black list con i primi dieci siti:

1. TEATRO GRECO-ROMANO (Taormina, ME).
E’ per vastità il secondo dei teatri classici di Sicilia (dopo quello di Siracusa), con un diametro massimo di 109 metri: costruito in epoca ellenistica, mediante lo spianamento della cima del colle, fu ampliato o quasi interamente rifatto dai romani.
E’ il sito culturale più visitato della Sicilia, con le sue circa 500mila presenze. E se non bastasse questo eccessiva pressione antropica, ospita più volte all’anno spettacoli, che, con le strutture provvisorie e gli eccessivi livelli delle amplificazioni, aggravano i numerosi degradi causati da errati interventi di restauro più accentuati nel portico superiore e nella galleria inferiore.

2. CATTEDRALE DI SAN GELARDO (Agrigento).
E’ legata ai Normanni che dopo aver conquistato la Sicilia si occuparono anche della riorganizzazione religiosa.
La sua mole imponente domina il vasto panorama circostante, ben visibile sia dal mare che dall’entroterra. Il luogo scelto per l’edificazione della Chiesa non era però tra i più adatti: si tratta, infatti, di un blocco calcarenitico poco profondo, che poggia su un costone argilloso e quindi poco stabile, suscettibile sempre di scivolamenti a valle. Ciò ha provocato nel corso dei secoli, fino ai nostri giorni, problemi all’edificio, sempre bisognoso di continui ingenti costosi restauri. E’ chiusa al culto da alcuni anni.

3. PALAZZO DELLO SCIBENE (Palermo).
Di questo sollazzo normanno è incerta la cronologia: potrebbe essere di origine araba e poi modificato durante il regno di Ruggero II (prima metà del XII secolo). Gli scarsi e degradati resti rimasti sono ormai poco leggibili, anche perché parte del palazzo è stato inglobato dalle case adiacenti. Oggi non rimane più niente del vasto giardino e del bacino d’acqua adiacente. E’ di proprietà privata e si spera, da molti anni, in un efficace restauro che possa salvarlo dall’incuria. Non ha nessun vincolo di tutela.

4. SELINUNTE, TEMPIO E (Castelvetrano, TP).
Fondata dai Greci di Megara Hyblaea nel 650 a. C., fu distrutta nel 409 a. C. dai Cartaginesi alleati di Segesta. E’ considerata la più grande area archeologica d’Europa. Un numero imprecisato di templi, tra i quali il Tempio E, dedicato a Era. Molte delle sue colonne, cadute per un terremoto, furono rimesse al loro posto negli anni Cinquanta utilizzando ferro e cemento, che adesso stanno cedendo facendo crollare le strutture. Buona parte del Tempio è stata transennata e non è più visitabile.

5. KAMARINA, (Santa Croce Camarina, RG).
Fondata dai Greci di Siracusa nel VI secolo a. C., fu distrutta e ricostruita diverse volte. Il perimetro delle mura che circondavano la città era di ben 7 chilometri. Il recente completamento del porto di Scoglitti ha cambiato notevolmente l’andamento delle correnti marine. Il loro distruttivo effetto sta seriamente minacciando l’integrità del promontorio sul quale è sorta l’antica città. Una parte delle mura è già crollata in mare, mentre gli scavi non sono più protetti visto che le provvisorie e precarie coperture in tubi dalmine e onduline sono quasi del tutto distrutte.

6. TORRE DI ISOLA DELLE FEMMINE (Isola delle Femmine, PA).
Torre di avvistamento costruita alla fine del XVI secolo su progetto dell’architetto toscano Camillo Camilliani. E’ parte essenziale del paesaggio dell’isola e dell’intero tratto di costa palermitana. Versa in uno stato di fortissimo degrado, con molte delle sue parti crollate. Alcuni anni fa è stata messa sotto sequestro dall’Autorità giudiziaria per sollecitare i proprietari ad intervenire per il suo recupero, ma non si è fatto nulla.

7. SOFFITTO LIGNEO DELLO STERI (Palermo).
Fu iniziato nel 1377 e terminato l’1 luglio 1380. Rappresenta un documento di grandissimo valore storico, artistico e etnoantropologico, realizzato da “mastri” e artisti siciliani. E’ un originale foglio di cronaca che “fotografa” con meticolosità i particolari della società del tempo.
Oggi il soffitto non gode di buona salute. E’, infatti, da tempo violentemente attaccato dalle termiti. Le infestazioni appaiono molto diffuse e interessano sia le travi che i pannelli decorativi che le ricoprono e sia i lacunari tra le travi.

8. EX FORNACE PENNA (contrada Sampieri – Scicli, RG).
E’ un monumento di archeologia industriale, realizzata tra il 1909 ed il 1912. Lo stabilimento produceva laterizi che venivano esportati in molti paesi mediterranei: gran parte di Tripoli (Libia), dopo la guerra del 1911, fu costruita con le sue produzioni.
La cessazione dell’attività dello stabilimento avvenne durante la notte del 26 gennaio 1924, a causa di un incendio doloso che lo distrusse in poche ore.
Negli ultimi anni, grazie anche al fascino delle sue rovine, è stata utilizzata come set cinematografico. Adesso attende un suo destino.

9. VILLA NAPOLI (Palermo).
Una delle tantissime ville settecentesche costruite in quella che era la Conca d’Oro, oggi inghiottita dall’esasperata espansione urbanistica. Di proprietà della Regione Siciliana, che dopo un primo intervento di restauro è riuscita a lasciarla al degrado e all’incuria, abbandonando anche il giardino che la circonda. Senza più custodia è stata più volta saccheggiata. Posta di recente sotto sequestro dall’Autorità giudiziaria.

10. POGGIOREALE, RUDERI DELL’ANTICO PAESE (Poggioreale, TP).
L’impianto urbanistico dell’abitato, comune ai centri neufeudali, è a scacchiera disposto secondo un asse principale lungo il quale si allineano i brani delle superstiti facciate delle abitazioni patrizie, sopravissute al sisma del gennaio 1968 che investi tutta la Valle del Belìce.
A seguito dell’evento calamitoso il paese venne integralmente trasferito in nuovo sito, essendo dichiarate le abitazioni tutte inagibili.
Oggi, l’antico paese si presenta come una città fantasma; un luogo che ha perso la propria identità civica e su cui impera la presenza inquietante e magnifica del sisma. Dopo più di 40 anni si sta inesorabilmente sbriciolando, portandosi dietro una parte importantissima della nostra memoria.


18 maggio 2011

L’ufficio stampa Legambiente Sicilia
Teresa Campagna tel. 338-2116468

domenica 22 maggio 2011

Parte dalla Sicilia in NO al nucleare - Grande successo della catena umana a Palma di Montechiaro




10 CATENE UMANE PER CHIUDERE IL NUCLEARE
Saluggia, Caorso, Chioggia, Monfalcone, Montalto, Termoli, Nardò, Scanzano Jonico, Foce del Sele, Palma di Montechiaro
L'ITALIA NON VUOLE TORNARE AL NUCLEARE - STOP ALLA CENSURA SUI REFERENDUM - IL PARLAMENTO NON CANCELLI IL DIRITTO A DECIDERE SUL NOSTRO FUTURO - CENTINAIA DI PERSONE A PALMA DI MONTECHIARO:
ABBIAMO IL DIRITTO SCEGLIERE IL MODELLO ENERGETICO DI CUI SI DEVE DOTARE L’ITALIA

Molte centinaia di persone,provenienti da tutta la Sicilia, hanno partecipato questa mattina, a Palma di Montechiaro, alla catena umana, la prima delle dieci catene umane organizzate, in altrettanti siti in Italia, dal Comitato Vota SI per fermare il nucleare. La scelta di Palma di Montechiaro è dovuta al fatto che la costa agrigentina è oggetto di studio per la localizzazione di una centrale nucleare, per la disponibilità di acqua e la relativa stabilità sismica della zona.
Le manifestazioni hanno l’obiettivo di protestare contro la disinformazione e la sordina messa all’appuntamento referendario: gli italiani hanno il diritto di sapere quello che sta capitando al referendum nucleare. E proprio contro i tentativi di sabotare l'appuntamento col voto del 12 e 13 giugno, il Comitato rivolge un appello ai deputati: il Parlamento non si presti al raggiro del decreto Omnibus che vuole cancellare il referendum senza fermare veramente i programmi atomici del governo. Dica no a questo scippo di democrazia.
“L’Italia aveva già scelto nel 1987 di uscire dal programma nucleare – dichiarano Alberto Mangano, portavoce del Comitato Regionale “Vota SI per fermare il nucleare; Nicola Cipolla, presidente del Cepes, e Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia – ed era stata una scelta consapevole, non scaturita sull’onda dell’emozione. ritornare adesso al nucleare, mentre tutte le potenze nucleari si stanno ponendo l’obiettivo di lasciare questa tecnologia è una scelta insensata. Nel 2010 gli italiani hanno installato impianti di produzione di energia rinnovabile per una potenza pari a quella di una centrale nucleare: in appena un anno, quindi, e non i 15 necessari per costruire una centrale atomica. a differenza di altri Paesi sviluppati, il Governo italiano guarda alle sue spalle piuttosto che avanti. Il 12 ed il 13 giugno gli italiani hanno il diritto di scegliere il modello energetico di cui si deve dotare il nostro Paese. Non consentiremo a nessuno – concludono Mangano Cipolla e Fontana – di portare l’Italia fuori dalla storia”.

Il Comitato. Acli - dipartimento Pace e Stili di vita, Acu Onlus- Associazione consumatori Utenti, AAM terra nuova, AIAB, Alleanza per il Clima, ALPA-Associazione Lavoratori Produttori Agroalimentare, ALPA Lazio, Alternativa, AltraMente, Altro.Ve Rete per un altro veneto, Amici della Terra, Arci, Arci servizio Civile, Articolo 21, ASud, Auser, Beati i costruttori di pace,CEF Comitato Energia Felice, Cepes, Cgil regionale Abruzzo, Cgil regionale Lazio, Cgil regionale Umbria, Città Amica, Cittadinanzattiva, Comitato SI' alle Rinnovabili NO al nucleare, Coordinamento Antinucleare Salute Ambiente, CRBM Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Diritti al cuore, ECO, Ecologisti Democratici, Emergency, EnergoClub Onlus, Eurosolar Italia, FAI Fondo ambiente italiano, Fairtrade Italia, Fare Verde, Federazione nazionale Pro Natura, Federconsumatori, Fiom Cgil, Focsiv - Volontari nel mondo, Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus, Forum Ambientalista, Greenpeace, Greenreport, ISDE-Medici per l'Ambiente, Italia Nostra, The Jane Goodall Institute Italia onlus, La Nuova Ecologia, L'Altro Quotidiano, Lega Consumatori, Legambiente, Libera Associazione Origine, Libera Contro le mafie, Libera Università di Alcatraz, Liberacittadinanza, LIPU-Birdlife Italia, Mani Tese, MCE- Movimento Cooperazione Educativa, MIR - Movimento Internazionale Riconciliazione, Mom&Woman, Mountain Wilderness Italia, Movimento Difesa del Cittadino, Movimento per la Decrescita Felice, Otherearth forum energia ricerca, PaneAcqua, Popolo Viola, QualEnergia,Rete degli Studenti Medi, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Servizio Civile Internazionale S.C.I., Slow Food, Terra Nuova, Terra Quotidiano, Terra! Onlus, Uil Puglia, Unione degli Universitari, VAS, WWF, XXV Aprile, Ya Basta.

Segreteria Organizzativa
Comitato Siciliano "Vota SI per fermare il nucleare"
via Tripoli 3 -tel.091.301663 fax 091.6264139
C.F.97259130827
su facebook "Vota SI per fermare il nucleare - Comitato referendario Sicilia"



Palermo 21 maggio 2011

www.fermiamoilnucleareinsicilia.it

venerdì 20 maggio 2011

Sabato 21 maggio: catene umane per chiudere il nucleare. La Sicilia si mobilita


Saluggia, Caorso, Chioggia, Monfalcone, Montalto, Termoli, Nardò, Scanzano Jonico, Foce del Sele, Palma di MontechiaroL'ITALIA NON VUOLE TORNARE AL NUCLEARE - STOP ALLA CENSURA SUI REFERENDUM
IL PARLAMENTO NON CANCELLI IL DIRITTO A DECIDERE SUL NOSTRO FUTURO
SABATO 21 MAGGIO ORE 10.30 PALMA DI MONTECHIARO

A pochi giorni dal plebiscito antinucleare in Sardegna e mentre la Camera dei deputati discute del decreto Omnibus che vuole cancellare il referendum sull'atomo del 12 e 13 giugno, in Italia si terrà una delle più grandi manifestazioni antinucleari dai tempi del referendum del 1987.
Sabato 21 maggio dieci catene umane, organizzate dal Comitato Vota Sì per fermare il nucleare, cingeranno altrettanti siti nucleari o candidati a diventarlo, per dire no all'assurdo ritorno italiano all'energia atomica proprio mentre il mondo guarda sgomento il dramma di Fukushima e si interroga sul futuro dell'atomo. Non vogliamo - affermano le oltre 80 associazioni del Comitato - che il nostro Paese faccia una scelta antistorica, antieconomica e soprattutto pericolosa.
La prima catena umana della giornata si terrà in Sicilia, a Palma di Montechiaro. L'appuntamento è alle ore 10.30 alla scalinata della Chiesa Madre.
La costa agrigentina nei pressi di Palma di Montechiaro è oggetto di studio per la localizzazione di una centrale nucleare, per la disponibilità di acqua e la relativa stabilità sismica della zona.
Dalle catene umane si leverà anche un grido di protesta contro la disinformazione e la sordina messa allappuntamento referendario: gli italiani hanno il diritto di sapere quello che sta capitando al referendum nucleare. E proprio contro i tentativi di sabotare l'appuntamento col voto del 12 e 13 giugno, il Comitato rivolge un appello ai deputati: il Parlamento non si presti al raggiro del decreto Omnibus che vuole cancellare il referendum senza fermare veramente i programmi atomici del governo. Dica no a questo scippo di democrazia.

Il Comitato. Acli - dipartimento Pace e Stili di vita, Acu Onlus- Associazione consumatori Utenti, AAM terra nuova, AIAB, Alleanza per il Clima, ALPA-Associazione Lavoratori Produttori Agroalimentare, ALPA Lazio, Alternativa, AltraMente, Altro.Ve Rete per un altro veneto, Amici della Terra, Arci, Arci servizio Civile, Articolo 21, ASud, Auser, Beati i costruttori di pace,CEF Comitato Energia Felice, Cepes, Cgil regionale Abruzzo, Cgil regionale Lazio, Cgil regionale Umbria, Città Amica, Cittadinanzattiva, Comitato SI' alle Rinnovabili NO al nucleare, Coordinamento Antinucleare Salute Ambiente, CRBM Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Diritti al cuore, ECO, Ecologisti Democratici, Emergency, EnergoClub Onlus, Eurosolar Italia, FAI Fondo ambiente italiano, Fairtrade Italia, Fare Verde, Federazione nazionale Pro Natura, Federconsumatori, Fiom Cgil, Focsiv - Volontari nel mondo, Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus, Forum Ambientalista, Greenpeace, Greenreport, ISDE-Medici per l'Ambiente, Italia Nostra, The Jane Goodall Institute Italia onlus, La Nuova Ecologia, L'Altro Quotidiano, Lega Consumatori, Legambiente, Libera Associazione Origine, Libera Contro le mafie, Libera Università di Alcatraz, Liberacittadinanza, LIPU-Birdlife Italia, Mani Tese, MCE- Movimento Cooperazione Educativa, MIR - Movimento Internazionale Riconciliazione, Mom&Woman, Mountain Wilderness Italia, Movimento Difesa del Cittadino, Movimento per la Decrescita Felice, Otherearth forum energia ricerca, PaneAcqua, Popolo Viola, QualEnergia,Rete degli Studenti Medi, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Servizio Civile Internazionale S.C.I., Slow Food, Terra Nuova, Terra Quotidiano, Terra! Onlus, Uil Puglia, Unione degli Universitari, VAS, WWF, XXV Aprile, Ya Basta.
Segreteria Organizzativa
Comitato Siciliano "Vota SI per fermare il nucleare"
via Tripoli 3 -tel.091.301663 fax 091.6264139
C.F.97259130827
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Palermo 19 maggio 2011

www.fermiamoilnucleareinsicilia.it

martedì 17 maggio 2011

La Sardegna ha votato SI per fermare il nucleare


NUCLEARE. COMITATO VOTA Sì: SARDEGNA, VITTORIA ECLATANTE PER TUTTO IL PAESE
RISULTATO A DISPETTO DELLA DISINFORMAZIONE E DEI BOICOTTAGGI

“Il ‘no’ al nucleare ha stravinto. Un segnale chiaro a chi pensa che gli italiani si faranno prendere per il naso. Dalla Sardegna arriva una vittoria eclatante, e non solo per i cittadini dell’isola. Ogni italiano voterebbe allo stesso modo. Il Parlamento nazionale, che domani si appresta a decidere sul finto stop al nucleare proposto dal governo, ne prenda atto”. Le oltre 80 associazioni del Comitato ‘Vota Sì per fermare il nucleare’ esultano all’esito del referendum consultivo: “Un risultato eclatante vista la scarsissima presa degli ultimi referendum. E tanto più forte perché arriva dopo mesi di disinformazione e boicottaggio sul nucleare”.
Il comitato sottolinea la portata del voto: “In Sardegna il quorum è stato calcolato sul totale degli aventi diritto al voto,circa 1.480.000 persone. Solo il 25% dei quali è stato interessato anche dalle amministrative (93 comuni su 377). Segno che il no degli italiani al nucleare vince anche sui trucchetti come il mancato accorpamento alle amministrative – che ci costa 400 milioni di euro circa – e la disinformazione: dalla moratoria sulle centrali al regolamento Rai approvato con un mese di ritardo fino al finto stop in discussione domani alla Camera”. Proprio ai deputati il le associazioni rivolgono un appello: “Non si prestino alla presa in giro contenuta nel decreto Omnibus: non basta mettere in pausa il nucleare, bisogna cancellarlo e aprire le porte ad un futuro libero da scorie e radiazioni”.

www.fermiamoilnucleare.it