Da trent'anni Legambiente Piazza Armerina è impegnata per il patrimonio culturale della città e del territorio, interpretando spesso un ruolo “scomodo”. Proprio per questo non ritiene accettabile il silenzio delle istituzioni chiamate a gestire beni appartenenti alla collettività. Dopo le lettere di marzo, aprile e maggio, inviate al Direttore del Parco Carmelo Nicotra e al Soprintendente di Enna Angelo Di Franco e rimaste senza risposta, l'associazione non demorde e insiste nel richiedere chiarimenti ai 2 dirigenti con una quarta lettera, indirizzata questa volta anche all'Assessore regionale dei Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato e al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo.
Consapevoli che conoscere e documentare il patrimonio significa anche proteggerlo,
soprattutto in una Sicilia esposta ai traffici illeciti legati all'archeomafia,
Legambiente pone al centro delle richieste, la condizione dei numerosi reperti
provenienti dagli scavi della Villa Romana del Casale e dagli altri siti del
territorio, compresi quelli degli scavi storici di Gino Vinicio Gentili ancora
conservati in magazzini provvisori. Legambiente chiede chiarimenti sul loro
stato di catalogazione, conservazione, gestione, sicurezza, se quelli
registrati corrispondono alla giacenza e chiede anche l'avvio di un programma
di studio e restauro per rafforzare la sezione archeologica del Museo a Palazzo
Trigona che ha ospitato alcune mostre temporanee concluse ufficialmente il 30
giugno e ancora, a distanza di 2 mesi, solo parzialmente disallestite e con una
parte dei materiali accatastati nella sala multimediale destinata alla
narrazione della Villa Romana del Casale, trasformando di fatto uno spazio
destinato alla fruizione dei visitatori in un deposito temporaneo.
Ma l’associazione
accende i riflettori anche sul futuro di Palazzo Trigona. A cinque anni
dall'apertura, il Museo della Città e del Territorio non è ancora riuscito a
intercettare in misura significativa i flussi di visitatori della Villa Romana
del Casale. Nel 2025 il Trigona ha registrato circa 9.700 visitatori, con il
90% di ingressi non paganti, e numeri sostanzialmente simili negli anni
precedenti. Per Legambiente è necessario costruire un vero progetto di rilancio
del Museo, rafforzandone l'identità, potenziando l'allestimento archeologico e
migliorandone la promozione, affinché possa intercettare una parte più
significativa dei flussi diretti alla Villa e produrre ricadute positive per la
città. In questo percorso è necessaria anche un'azione più incisiva del governo
della Città, che fin dall'apertura del Museo ha creduto poco nelle potenzialità
di Palazzo Trigona e nel contributo che potrebbe offrire alla valorizzazione
culturale e turistica della città.
Considerato che il Parco dispone di un avanzo di
amministrazione di circa 5 milioni di euro Legambiente ritiene legittimo
chiedere che una parte di queste risorse sia destinata allo studio, alla tutela
e alla valorizzazione del patrimonio archeologico e al rilancio di Palazzo
Trigona. Sarebbe un investimento duraturo per la città che ospita nel proprio
territorio la Villa Romana del Casale, dalla cui straordinaria capacità di
attrazione deriva la quasi totalità delle risorse oggi disponibili al Parco.
Si allega la lettera integrale inviata alle istituzioni il 24 agosto 2026
LEGAMBIENTE PIAZZA ARMERINA – CIRCOLO PIAZZAMBIENTE APS
LETTERA APERTA
Piazza Armerina, 24 agosto 2026
Inviata via PEC
Al
direttore del Parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale,
dott. Carmelo Nicotra
Al
Soprintendente BB.CC.AA di Enna,
dott. Angelo Di Franco
All’Assessore
dei beni culturali e dell’identità siciliana,
dott. Francesco Paolo Scarpinato
Al Dirigente
generale Dipartimento dei beni culturali e dell'Identità siciliana,
dott. Mario La Rocca
Al
Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo
Agli organi
di stampa
LETTERA
APERTA
IL
PATRIMONIO ARCHEOLOGICO E PALAZZO TRIGONA: QUALE TUTELA? QUALE MUSEO?
Dopo le nostre
lettere di marzo, aprile e maggio, rimaste senza risposta, reiteriamo i quesiti
sulla condizione dei reperti archeologici e sul rapporto tra Palazzo Trigona, i
depositi dei reperti e la Villa Romana del Casale.
Tra marzo e maggio, con tre diverse lettere, avevamo richiamato
l'attenzione sui numerosi reperti provenienti dagli scavi della Villa Romana
del Casale e dagli altri siti di competenza del Parco, conservati da decenni
nei magazzini, chiedendo l'avvio di un programma di catalogazione, restauro e
studio, anche finalizzato a integrare la sezione archeologica di Palazzo
Trigona.
Inoltre avevamo segnalato le criticità dell'ordinamento
scientifico del Museo della Città e del Territorio di Palazzo Trigona,
determinate dalla sovrapposizione disordinata di mostre temporanee che hanno
progressivamente oscurato il percorso permanente. Al tempo stesso, veniva sottolineata
la modesta consistenza della sezione archeologica.
Ad
oggi, purtroppo, le istituzioni interessate non hanno fornito alcun riscontro
nel merito, un silenzio che riteniamo inaccettabile da parte di pubbliche
amministrazioni chiamate a gestire beni appartenenti alla collettività.
Nel frattempo, alcune delle mostre temporanee di Palazzo Trigona
sono state parzialmente disallestite e parte dei materiali è stata collocata
nella sala multimediale, sottraendo così questo spazio alla sua funzione
originaria di narrazione della Villa Romana del Casale e penalizzando la
fruizione ai visitatori.
Torniamo a ribadire che una parte rilevante dell'importante
patrimonio archeologico del territorio continua a rimanere nel “buio” e nel
“mistero”. Soprattutto i reperti provenienti dagli scavi storici di Gino
Vinicio Gentili e dalle campagne successive, ancora conservati in magazzini
provvisori presso la Villa Romana del Casale. E chiediamo: con quale
catalogazione e sistema di gestione? Esistono apposite procedure che garantiscano
l’esatta corrispondenza tra i reperti conservati e la loro effettiva giacenza, funzionali
a evitare eventuali “smarrimenti” dovuti a involontarie “distrazioni”?
La conservazione nei depositi e nei magazzini richiede conoscenza,
catalogazione, documentazione e soprattutto sicurezza. Conoscere e
documentare il patrimonio significa anche proteggerlo dai furti
e facilitarne il recupero. È una questione particolarmente rilevante in
Sicilia, dove il patrimonio archeologico continua a essere esposto a scavi
clandestini, furti e traffici illeciti legati al fenomeno dell'archeomafia.
Il
furto della Testa di
Dama di età flavia (dai depositi di Palazzo Trigona nel 2007) e
poi ritrovata, la recente operazione Ghenos-Scylletium che ha interessato
anche la provincia di Enna, ed Il recente furto delle opere di
Antonello da Messina dal MuMe, conferma quanto la sicurezza del patrimonio non
possa essere considerata un aspetto secondario della sua gestione.
È per questo che torniamo a sottoporre alle istituzioni le
questioni già sollevate nelle nostre precedenti lettere. Non si tratta di
richieste generiche, ma di un'esigenza di trasparenza, responsabilità e tutela
nella gestione di beni pubblici. Chiediamo pertanto:
·
se il precedente disallestimento parziale della collezione
permanente di Palazzo Trigona, per fare spazio a mostre temporanee, sia stato
ritenuto coerente con le linee guida scientifiche approvate in fase progettuale
e se tali interventi siano stati preventivamente autorizzati dalla
Soprintendenza;
·
quale sia l'attuale progetto scientifico e museologico per Palazzo
Trigona e come si intenda rafforzare e integrare il percorso permanente;
·
che le sale e gli spazi del Museo della Città e del Territorio
siano utilizzati nel rispetto della loro funzione istituzionale e che ogni
modifica dell’assetto museale, comprese le mostre temporanee o altri utilizzi
impropri degli spazi espositivi, sia subordinata a una preventiva e qualificata
progettazione tecnico-scientifica e alla formale approvazione degli organi
competenti.
·
se lo stato di catalogazione, documentazione, gestione e
conservazione dei reperti conservati nei depositi del Parco e nei magazzini
provvisori della Villa, con particolare riferimento ai materiali degli scavi
Gentili e delle campagne successive, sia perfettamente efficiente e
corrispondente alla reale giacenza e se la gestione dei depositi viene
effettuata con apposita procedura di sicurezza e controllo;
·
che tutti i reperti siano ricondotti a un programma organico di catalogazione,
conservazione, studio e, ove possibile, restauro e valorizzazione;
·
quali interventi di studio, restauro e valorizzazione siano
attualmente programmati e con quali risorse e tempi;
·
se esista un progetto organico capace di mettere in relazione il
patrimonio conservato nei depositi con il Museo della Città e del Territorio,
la Villa Romana del Casale e gli altri siti archeologici “minori” del
comprensorio.
Il Museo della Città e del
Territorio deve essere il luogo nel quale il patrimonio del territorio viene
conosciuto, studiato e raccontato. Se questa
deve essere la sua funzione, occorre però chiedersi perché, a distanza di anni
dall'apertura, non sia ancora riuscito a intercettare in misura significativa i
flussi di visitatori della Villa Romana del Casale.
I dati sulle presenze mostrano infatti
una criticità che non può essere ignorata: nel 2025 il Museo ha registrato
circa 9.700 visitatori, con il 90% non paganti, e numeri simili negli anni
precedenti.
Proprio per questo riteniamo
necessario affrontare le criticità già segnalate e costruire un vero progetto
di rilancio del Museo, rafforzandone l'identità, potenziando l'allestimento
archeologico e migliorandone la promozione, affinché possa intercettare una
parte più significativa dei flussi turistici diretti alla Villa Romana del Casale
e produrre ricadute positive per la città, il centro storico e le attività
commerciali.
In tutto ciò è necessaria anche
un'azione più incisiva del governo della Città che, fin dall'inaugurazione del
Museo, non ha saputo coglierne e valorizzarne adeguatamente le potenzialità,
come testimoniano anche i modesti numeri dei visitatori.
Per questo, dopo le nostre lettere dei mesi scorsi torniamo a
chiedere risposte precise. Non chiediamo semplicemente nuovi reperti nelle
vetrine, né ci opponiamo alla presenza di mostre temporanee. Chiediamo una
programmazione culturale nella quale la valorizzazione sia conseguenza della
conoscenza e della tutela e nella quale il patrimonio archeologico sia
adeguatamente documentato, custodito, studiato e, quando possibile, restituito
alla comunità.
Tutto questo è possibile perché il Parco dispone di
importanti risorse finanziarie, con un avanzo di amministrazione di circa 5
milioni di euro. Riteniamo quindi legittimo chiedere che una parte di queste
risorse possa essere destinata ad attività scientifiche, progetti di studio,
tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e al rilancio di Palazzo
Trigona. Sarebbe un investimento duraturo anche nei confronti della città che
ospita nel proprio territorio la Villa Romana del Casale, dalla cui
straordinaria capacità di attrazione deriva la quasi totalità delle risorse
oggi disponibili al Parco.
LEGAMBIENTE PIAZZA ARMERINA
– CIRCOLOPIAZZAMBIENTE APS
La
presente Lettera aperta esprime la posizione di Legambiente Piazza Armerina –
Circolo Piazzambiente APS, dalla cui PEC viene formalmente trasmessa,
attestandone così la provenienza. È sottoscritta dal Presidente in qualità di
legale rappresentante dell’Associazione.
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