Riceviamo da IdV e pubblichiamo
Domenica 8 febbraio alle ore 11.00 presso l’Hotel Selene di Piazza Armerina IDV presenta il libro bianco sulla sanità ennese. Il libro realizzato dalla commissione sanità del partito composta dalla dottoressa Tania Bafumo Dirigente AUSL, dottor Ettore Brighina Medicina Generale di Base, dottor Domenico Cicala Primario Urologia e dottor Francesco Naro Manager già Direttore Generale AUSL 4, descrive il sistema sanità siciliano e in particolare in provincia di Enna, il piano di rientro del deficit finanziario, il piano SOIEN 1 e SOIEN 2 predisposto dalla Direzione Generale dell’Ausl 4 di Enna che porterebbe al drastico ridimensionamento e riconversione degli ospedali di Piazza Armerina e Leonforte e le proposte di rilancio della sanità pubblica con lo stesso budget di spesa attualmente vigore, indicando i punti degli sprechi e delle sofferenze. A tutti gli intervenuti sarà dato in omaggio una copia del libro. La presentazione del libro sarà curata dal segretario provinciale e membro della segreteria regionale di IDV Aldo Murella, interverrà l’onorevole di IDV Domenico Scilipoti membro della commissione "VIII Ambiente territorio e lavori pubblici" della Camera dei Deputati, il Sindaco di Piazza Armerina prof. Carmelo Nigrelli. Sono stati invitati il Presidente della Provincia, Assessori Provinciali, la deputazione regionale, esponenti politici di tutti gli schieramenti, il Direttore Generale dell’Ausl 4, sindacalisti e altri. La manifestazione organizzata da IDV - ENNA intende allargare la platea a tutte le parti politiche che intendono difendere la sanità e gli ospedali pubblici. La presentazione del libro sarà anticipata ai giornalisti in una conferenza stampa alle ore 10.00.
Enna 06.02.2009
Segretario provinciale IDV Enna
Aldo Murella
Il dossier è scaricabile da www. italiadeivalorienna.blogspot.com
sabato 7 febbraio 2009
venerdì 30 gennaio 2009
Comunicato di IDV sulla sanità
Riceviamo da IDV e pubblichiamo
In Commissione sanità all’ARS con voto unanime di maggioranza e opposizione sono stati approvati i primi tre articoli della riforma delle ASL, uno di questi prevede la chiusura o la riconversione degli ospedali considerati non più funzionali. Tutti i partiti hanno votato all’unanimità l’approvazione degli articoli in Commissione, dichiarando che poi presenteranno emendamenti nella discussione della legge in aula. Come dire sono d’accordo e per ordine di partito approvo la legge poi in aula per giustificarmi con il mio collegio elettorale presento un emendamento in cui dico che non sono d’accordo, sapendo in anticipo che tale emendamento sarà puntualmente bocciato. Italia dei Valori non avendo superato la soglia dello sbarramento del 5% alle elezioni regionali non ha onorevoli eletti. Gli onorevoli dei partiti votati dai cittadini hanno espresso voto favorevole per la chiusura degli ospedali. Questa è la classe politica eletta dai cittadini. Se gli onorevoli eletti votano per delega dei cittadini significa che la chiusura degli ospedali è fatta in nome e per conto di chi li ha votati. Se al contrario i cittadini non sono d’accordo con la chiusura degli ospedali e vogliono garantito il loro diritto costituzionale ad essere curati, gratis e non a pagamento nelle cliniche private, si ribellano e tolgono il mandato ai rappresentanti eletti. Gli onorevoli di maggioranza e opposizione in Commissione hanno votato all’unanimità la chiusura degli ospedali, il Presidente della Provincia di Enna ha sostenuto pubblicamente che due ospedali sono di troppo, riferendosi a Piazza Armerina e Leonforte. Il Direttore Generale dell’AUSL 4 di Enna ha presentato un piano che disintegra tali ospedali, perché a distanza di venti minuti non possono sovrapporsi due ospedali. IDV da mesi ha lanciato l’allarme di chiusura sensibilizzando i cittadini, procedendo ad organizzare scioperi generali e raccolte di firme. I fatti di oggi dimostrano perchè nessun altro partito è sceso in campo a difendere dalla chiusura gli ospedali, erano già d’accordo con i piani di rientro fin dall’inizio. Tutti i partiti e i loro rappresentanti devono dimostrare che IDV si sbaglia e per questo devono scendere in campo a difendere gli ospedali. Se al contrario presenteranno solo emendamenti alla legge e qualche comunicato stampa di disapprovazione per una mera difesa d’ufficio confermeranno quanto IDV denuncia da tempo e che erano tutti d’accordo. Italia dei Valori è preparata per una sollevazione popolare contro la chiusura degli ospedali di Piazza Armerina e Leonforte, i cittadini contattati durante la raccolta di diecimila firme hanno manifestato la volontà di procedere con proteste ad oltranza e in tutti i modi. Sarà ripristinato lo sciopero generale mentre domenica otto febbraio in una manifestazione pubblica sarà presentato il libro bianco sulla sanità ennese elencando dove sono i veri sprechi e dove devono essere fatti i tagli, mentre vanno potenziati gli ospedali e non eliminati o riconvertiti per scopi politico affaristici. Libro bianco che numerosi utenti internet hanno già scaricato dal sito del partito. IDV incontrerà l’Amministrazione Comunale di tutti i Comuni a cominciare da Piazza Armerina e Leonforte per concordare iniziative con tutta la cittadinanza contro la chiusura degli ospedali.
Enna 30.01.2009 Aldo Murella
Segretario IDV - Enna
In Commissione sanità all’ARS con voto unanime di maggioranza e opposizione sono stati approvati i primi tre articoli della riforma delle ASL, uno di questi prevede la chiusura o la riconversione degli ospedali considerati non più funzionali. Tutti i partiti hanno votato all’unanimità l’approvazione degli articoli in Commissione, dichiarando che poi presenteranno emendamenti nella discussione della legge in aula. Come dire sono d’accordo e per ordine di partito approvo la legge poi in aula per giustificarmi con il mio collegio elettorale presento un emendamento in cui dico che non sono d’accordo, sapendo in anticipo che tale emendamento sarà puntualmente bocciato. Italia dei Valori non avendo superato la soglia dello sbarramento del 5% alle elezioni regionali non ha onorevoli eletti. Gli onorevoli dei partiti votati dai cittadini hanno espresso voto favorevole per la chiusura degli ospedali. Questa è la classe politica eletta dai cittadini. Se gli onorevoli eletti votano per delega dei cittadini significa che la chiusura degli ospedali è fatta in nome e per conto di chi li ha votati. Se al contrario i cittadini non sono d’accordo con la chiusura degli ospedali e vogliono garantito il loro diritto costituzionale ad essere curati, gratis e non a pagamento nelle cliniche private, si ribellano e tolgono il mandato ai rappresentanti eletti. Gli onorevoli di maggioranza e opposizione in Commissione hanno votato all’unanimità la chiusura degli ospedali, il Presidente della Provincia di Enna ha sostenuto pubblicamente che due ospedali sono di troppo, riferendosi a Piazza Armerina e Leonforte. Il Direttore Generale dell’AUSL 4 di Enna ha presentato un piano che disintegra tali ospedali, perché a distanza di venti minuti non possono sovrapporsi due ospedali. IDV da mesi ha lanciato l’allarme di chiusura sensibilizzando i cittadini, procedendo ad organizzare scioperi generali e raccolte di firme. I fatti di oggi dimostrano perchè nessun altro partito è sceso in campo a difendere dalla chiusura gli ospedali, erano già d’accordo con i piani di rientro fin dall’inizio. Tutti i partiti e i loro rappresentanti devono dimostrare che IDV si sbaglia e per questo devono scendere in campo a difendere gli ospedali. Se al contrario presenteranno solo emendamenti alla legge e qualche comunicato stampa di disapprovazione per una mera difesa d’ufficio confermeranno quanto IDV denuncia da tempo e che erano tutti d’accordo. Italia dei Valori è preparata per una sollevazione popolare contro la chiusura degli ospedali di Piazza Armerina e Leonforte, i cittadini contattati durante la raccolta di diecimila firme hanno manifestato la volontà di procedere con proteste ad oltranza e in tutti i modi. Sarà ripristinato lo sciopero generale mentre domenica otto febbraio in una manifestazione pubblica sarà presentato il libro bianco sulla sanità ennese elencando dove sono i veri sprechi e dove devono essere fatti i tagli, mentre vanno potenziati gli ospedali e non eliminati o riconvertiti per scopi politico affaristici. Libro bianco che numerosi utenti internet hanno già scaricato dal sito del partito. IDV incontrerà l’Amministrazione Comunale di tutti i Comuni a cominciare da Piazza Armerina e Leonforte per concordare iniziative con tutta la cittadinanza contro la chiusura degli ospedali.
Enna 30.01.2009 Aldo Murella
Segretario IDV - Enna
lunedì 26 gennaio 2009
Legambiente Sicilia sui parchi nazionali siciliani
La Corte Costituzionale dà torto alla Regione siciliana:
Al via i parchi nazionali delle Isole Eolie, degli Iblei, di Pantelleria
e delle Egadi-litorale trapanese
Legambiente Sicilia: “Il ricorso è stato un errore e mostra che la Regione è priva di iniziativa politica e di una strategia coerente.
Chiediamo la convocazione di tutti i soggetti interessati per una verifica dell’iter che istituisce i nuovi parchi nazionali”
La Corte Costituzionale, con sentenza numero 12 del 23 gennaio, ha dichiarato inammissibile e non fondato il ricorso della Regione siciliana contro la legge 222 del 2007 con cui lo Stato ha avviato l’istituzione di quattro parchi nazionali : Iblei, Eolie, Pantelleria, Egadi-litorale trapanese.
La sentenza della Corte Costituzionale è importante perché ribadisce quanto stabilito con la riforma della Costituzione e cioè che la disciplina unitaria del bene complessivo ambiente e la tutela dell’ecosistema (cui va riferita l’istituzione di parchi nazionali) sono di competenza esclusiva dello Stato. La normativa settoriale regionale e le regioni, anche quelle a statuto speciale, possono intervenire soltanto per adottare norme di tutela ambientale più restrittive rispetto a quelle statali. E’ rimessa invece all’intesa con la Regione la definizione dei singoli decreti istitutivi dei parchi nazionali.
“Come Legambiente ci eravamo opposti nel 2007 a tale previsione normativa perché si interviene nell’ istituire parchi nazionali dove esistono riserve regionali ben funzionanti – ha dichiarato Angelo Dimarca, responsabile regionale del dipartimento Conservazione natura – Avevamo sollecitato una forte iniziativa sul piano politico della Regione affinché venissero modificate le previsioni di legge per favorire l’intervento dello Stato a tutela di aree non protette dalla Regione e per una gestione integrata terra-mare dove sono previste anche aree marine protette. La priorità quindi ai parchi nazionali di Egadi ed Eolie. L’iniziativa della Regione non c’è stata, si è preferita la via di un inutile e controproducente ricorso alla Corte Costituzionale”.
“Attendiamo ora – ha spiegato Mimmo Fontana presidente regionale di Legambiente Sicilia - che l’assessore regionale al Territorio e ambiente convochi urgentemente tutti i soggetti interessati per un confronto sull’iter di istituzione dei nuovi parchi nazionali e per rivedere, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, le recenti proposte della Regione di istituzione dei parchi regionali su Eolie ed Iblei”.
Al via i parchi nazionali delle Isole Eolie, degli Iblei, di Pantelleria
e delle Egadi-litorale trapanese
Legambiente Sicilia: “Il ricorso è stato un errore e mostra che la Regione è priva di iniziativa politica e di una strategia coerente.
Chiediamo la convocazione di tutti i soggetti interessati per una verifica dell’iter che istituisce i nuovi parchi nazionali”
La Corte Costituzionale, con sentenza numero 12 del 23 gennaio, ha dichiarato inammissibile e non fondato il ricorso della Regione siciliana contro la legge 222 del 2007 con cui lo Stato ha avviato l’istituzione di quattro parchi nazionali : Iblei, Eolie, Pantelleria, Egadi-litorale trapanese.
La sentenza della Corte Costituzionale è importante perché ribadisce quanto stabilito con la riforma della Costituzione e cioè che la disciplina unitaria del bene complessivo ambiente e la tutela dell’ecosistema (cui va riferita l’istituzione di parchi nazionali) sono di competenza esclusiva dello Stato. La normativa settoriale regionale e le regioni, anche quelle a statuto speciale, possono intervenire soltanto per adottare norme di tutela ambientale più restrittive rispetto a quelle statali. E’ rimessa invece all’intesa con la Regione la definizione dei singoli decreti istitutivi dei parchi nazionali.
“Come Legambiente ci eravamo opposti nel 2007 a tale previsione normativa perché si interviene nell’ istituire parchi nazionali dove esistono riserve regionali ben funzionanti – ha dichiarato Angelo Dimarca, responsabile regionale del dipartimento Conservazione natura – Avevamo sollecitato una forte iniziativa sul piano politico della Regione affinché venissero modificate le previsioni di legge per favorire l’intervento dello Stato a tutela di aree non protette dalla Regione e per una gestione integrata terra-mare dove sono previste anche aree marine protette. La priorità quindi ai parchi nazionali di Egadi ed Eolie. L’iniziativa della Regione non c’è stata, si è preferita la via di un inutile e controproducente ricorso alla Corte Costituzionale”.
“Attendiamo ora – ha spiegato Mimmo Fontana presidente regionale di Legambiente Sicilia - che l’assessore regionale al Territorio e ambiente convochi urgentemente tutti i soggetti interessati per un confronto sull’iter di istituzione dei nuovi parchi nazionali e per rivedere, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, le recenti proposte della Regione di istituzione dei parchi regionali su Eolie ed Iblei”.
giovedì 22 gennaio 2009
La Rete cancella l' opinione pubblica
L' idea di una società illuminata che governa la politica attraverso il confronto razionale non funziona più. La speranza riparte dal dialogo
La verità moltiplicata all' infinito su Internet rischia la manipolazione. Falsi .I siti sono pieni di storie inventate come il volo che dopo l' 11 settembre avrebbe messo in salvo la famiglia Bin Laden
da www.corriere.it
Il bene e il male del mestiere di informare ai tempi di Internet sono indicati in due versetti del Vangelo di San Giovanni, l' autore dell' «Apocalisse». Il primo dice: «Voi conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi» (8, 32) ed è la stella polare di chi fa comunicazione, conoscere il mondo per condividerlo, conoscere la verità e da questa conoscenza, diffusa alla comunità, ricavare libertà. Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura, perseguitato in Africa, spiega bene: «L' oppressione si basa sulla deformazione del vero: senza una menzogna di base nessun sistema totalitario sopravvive». Nell' orribile campionario novecentesco delle dittature nessun regime assicura libertà di informazione. Ha ragione Giovanni: solo la verità ci rende liberi. Nell' epoca postmoderna di Google, YouTube e Facebook, dobbiamo però definire la «verità», via verso la libertà. E ci impantaniamo. Perché la definizione di Aristotele, modernizzata dal logico Alfred Tarski, «la frase "la neve è bianca" è vera se e solo se la neve è bianca» non funziona più su Internet. È il concetto di verità che il buon senso comune usa nella vita di ogni giorno, la neve è bianca se la neve è bianca. Ma nelle università alla moda, nel pensiero filosofico corrente, quest' idea è giudicata obsoleta. Secondo la scuola postmoderna, legata a Richard Rorty, la «verità» è frutto di convenzione, conformismo, pregiudizi. Non esiste una verità oggettiva, crederlo è paternalista. Rorty, persona seria e onesta, delinea il concetto di verità che impera nella blogosfera: «La realtà altro non è che la versione contemporanea del bisogno di inchinarsi a un potere non umano». La verità diventa un valore oppressivo e i postmoderni imprecano «verità, ragione e oggettività, nascondete tra virgolette queste parole che non posso vedere!». La storia è ridotta a romanzo, Cesare e Napoleone come Renzo Tramaglino e Don Chisciotte. La verità non ci rende liberi, ci rende schiavi. La verità è moltiplicata ad infinito nel caleidoscopio dei siti Internet, deformata dallo specchio astuto degli specialisti di propaganda. In fondo a questo percorso ci saranno sulla terra 6 miliardi di blog, ognuno scritto e letto solo dal proprio autore. Che resterà dell' opinione pubblica, tramontati i mass media? Che resterà della democrazia senza opinione pubblica critica? Ricordate Martin Eisenstadt, l' autorevole studioso dello Harding Institute for freedom and democracy, consigliere del candidato repubblicano McCain, che aveva rivelato imbarazzanti verità sulla candidata vicepresidente Sarah Palin? Giornali importanti come il Los Angeles Times e The New Republic, le reti tv Mcnbc e Fox News hanno diffuso le dichiarazioni di Eisenstadt e siti influenti ne hanno disquisito. Peccato che Eisenstadt non esista e il suo istituto sia l' invenzione di due burloni, Eitan Golrin e Dan Mirvish. Uno scherzo isolato? No. L' informazione del XXI secolo è costellata da falsi d' autore, formulati da governi e siti di opposizione, centri di propaganda e grandi intellettuali, giornali e tv, fondamentalisti e lobbisti, leggende urbane che diventano totem. Avete sentito la storia dell' aereo dei parenti di Osama Bin Laden che decolla di nascosto da Washington poco dopo l' 11 settembre 2001, mentre lo spazio Usa è chiuso? Popolarissima, ma falsa. La Federal aviation administration ha riaperto i voli alle 11 del 13 settembre e il volo con i familiari di Bin Laden, tutti interrogati dall' Fbi, parte il 20. Le prove nel Rapporto della Commissione del Congresso, pagine 557 e 558. Perché la bugia diventa realtà? Perché nel suo film il regista Michael Moore fa dire: «Chi poteva volare? Nessuno tranne i parenti di Bin Laden» e inquadra un jet al ritmo di un rock. Moore non dice che è stata violata la legge, lo insinua e mille siti abboccano. I postmoderni alla Rorty, che sembravano un gioco accademico, fondano il piano editoriale del mondo mentre crollano i vecchi media e svanisce l' opinione pubblica. In futuro la neve sarà bianca se e solo se Noi e i Nostri amici decideremo così. Se lo decidono i nostri nemici la neve è di qualunque altro colore. Il paradosso di Arlecchino. E allora ecco il secondo versetto di Giovanni che ci annichilisce: «Gli uomini preferirono le tenebre alla luce» (3, 19). È dura la strada della verità verso la libertà? Meglio rifugiarsi nelle tenebre, rallegrate da YouTube, dai megapixel, da lobby prodighe. Perché cercare la verità, dopo la delusione delle ideologie, se la tenebra di una mezza bugia rassicura noi e i nostri amici in tinelli, cantine e siti? Ognuno vede quel che vuole già vedere. Nei blog dell' Internet che amo ancora, e che mi sono sforzato di importare con la prima rivista telematica, Golem, insieme con Eco, i siti riproducono spesso solo la comunità che li esprime. Chi propone un dissenso viene scacciato e irriso, dal governo cinese come dai tanti siti intolleranti. L' opinione pubblica non è in crisi per le nuove tecnologie. Cade perché l' idea di una società illuminata che governa la politica attraverso il dibattito razionale - cara a Bentham e Habermas - non funziona più. Finito il dibattito critico, finita l' opinione pubblica, quale democrazia avremo? Il presidente Obama, consapevole del pericolo, scrive: «Sono persuaso che ogni qualvolta esageriamo o demonizziamo, caricaturiamo o siamo arroganti, siamo condannati alla sconfitta. Se rendiamo sciocco il dibattito politico, perdiamo. È la caccia alla purezza ideologica, l' ortodossia rigida e la eterna prevedibilità del dibattito che ci impedisce di vedere le sfide che abbiamo davanti. Siamo stretti nella camicia di forza di o noi o loro... con la discussione che è diventata uno sport agonistico, la politica triviale dello scontro, i leader gladiatori con la pancetta e l' opinione pubblica ridotta a tifosi sulle curve. Ci dipingiamo le facce con i nostri colori e colpiamo l' altra squadra sotto la cintura, tanto conta solo vincere... Gli elettori non sono maschere caricaturali... aspettano una politica che abbia la maturità di sognare ma restare realista, che sappia proporre e accettare i compromessi e ammettere che anche i rivali possono avere ragione. Non si tratta più di destra o sinistra, progressisti e conservatori, ma della differenza tra dogma e senso comune, tra i principi che contano davvero e le posizioni del momento». Non so come sarà la comunicazione del futuro, lo sapessi sarei ricco. So che se da giornali, tv e Rete nascerà una guerra santa on line, dove l' approccio equanime è sopraffatto dal tutti contro tutti, allora impererà la seconda profezia di Giovanni - 3, 19 - tenebre sulla luce. Se invece dall' arcipelago delle nuove comunità, il nuovo mercato e le nuove opinioni facessero scaturire un confronto aperto allora finalmente avremo nuovi contenuti e verità condivise. Perché i postmoderni hanno torto, la verità esiste, come la realtà, a patto di non considerare la nostra verità e la nostra realtà le uniche degne. Se ce ne persuaderemo, conosceremo una verità, sia pur parziale, e la verità ci renderà liberi. Sapere guardare alla verità degli altri e comunicare la nostra con spirito equanime è la rivoluzione dei contenuti che squasserà il XXI secolo. L' alternativa sono le tenebre, sia pure on line. * Pubblichiamo uno stralcio dalla «Lezione di Giornalismo» tenuta da Gianni Riotta, direttore del Tg1, all' Auditorium Parco della Musica di Roma il 13 gennaio. Tema dell' incontro una riflessione sull' informazione (e la verità) al tempo di Internet, a partire da due versetti del Vangelo di Giovanni.
Riotta Gianni
Pagina 31
(19 gennaio 2009) - Corriere della Sera
La verità moltiplicata all' infinito su Internet rischia la manipolazione. Falsi .I siti sono pieni di storie inventate come il volo che dopo l' 11 settembre avrebbe messo in salvo la famiglia Bin Laden
da www.corriere.it
Il bene e il male del mestiere di informare ai tempi di Internet sono indicati in due versetti del Vangelo di San Giovanni, l' autore dell' «Apocalisse». Il primo dice: «Voi conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi» (8, 32) ed è la stella polare di chi fa comunicazione, conoscere il mondo per condividerlo, conoscere la verità e da questa conoscenza, diffusa alla comunità, ricavare libertà. Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura, perseguitato in Africa, spiega bene: «L' oppressione si basa sulla deformazione del vero: senza una menzogna di base nessun sistema totalitario sopravvive». Nell' orribile campionario novecentesco delle dittature nessun regime assicura libertà di informazione. Ha ragione Giovanni: solo la verità ci rende liberi. Nell' epoca postmoderna di Google, YouTube e Facebook, dobbiamo però definire la «verità», via verso la libertà. E ci impantaniamo. Perché la definizione di Aristotele, modernizzata dal logico Alfred Tarski, «la frase "la neve è bianca" è vera se e solo se la neve è bianca» non funziona più su Internet. È il concetto di verità che il buon senso comune usa nella vita di ogni giorno, la neve è bianca se la neve è bianca. Ma nelle università alla moda, nel pensiero filosofico corrente, quest' idea è giudicata obsoleta. Secondo la scuola postmoderna, legata a Richard Rorty, la «verità» è frutto di convenzione, conformismo, pregiudizi. Non esiste una verità oggettiva, crederlo è paternalista. Rorty, persona seria e onesta, delinea il concetto di verità che impera nella blogosfera: «La realtà altro non è che la versione contemporanea del bisogno di inchinarsi a un potere non umano». La verità diventa un valore oppressivo e i postmoderni imprecano «verità, ragione e oggettività, nascondete tra virgolette queste parole che non posso vedere!». La storia è ridotta a romanzo, Cesare e Napoleone come Renzo Tramaglino e Don Chisciotte. La verità non ci rende liberi, ci rende schiavi. La verità è moltiplicata ad infinito nel caleidoscopio dei siti Internet, deformata dallo specchio astuto degli specialisti di propaganda. In fondo a questo percorso ci saranno sulla terra 6 miliardi di blog, ognuno scritto e letto solo dal proprio autore. Che resterà dell' opinione pubblica, tramontati i mass media? Che resterà della democrazia senza opinione pubblica critica? Ricordate Martin Eisenstadt, l' autorevole studioso dello Harding Institute for freedom and democracy, consigliere del candidato repubblicano McCain, che aveva rivelato imbarazzanti verità sulla candidata vicepresidente Sarah Palin? Giornali importanti come il Los Angeles Times e The New Republic, le reti tv Mcnbc e Fox News hanno diffuso le dichiarazioni di Eisenstadt e siti influenti ne hanno disquisito. Peccato che Eisenstadt non esista e il suo istituto sia l' invenzione di due burloni, Eitan Golrin e Dan Mirvish. Uno scherzo isolato? No. L' informazione del XXI secolo è costellata da falsi d' autore, formulati da governi e siti di opposizione, centri di propaganda e grandi intellettuali, giornali e tv, fondamentalisti e lobbisti, leggende urbane che diventano totem. Avete sentito la storia dell' aereo dei parenti di Osama Bin Laden che decolla di nascosto da Washington poco dopo l' 11 settembre 2001, mentre lo spazio Usa è chiuso? Popolarissima, ma falsa. La Federal aviation administration ha riaperto i voli alle 11 del 13 settembre e il volo con i familiari di Bin Laden, tutti interrogati dall' Fbi, parte il 20. Le prove nel Rapporto della Commissione del Congresso, pagine 557 e 558. Perché la bugia diventa realtà? Perché nel suo film il regista Michael Moore fa dire: «Chi poteva volare? Nessuno tranne i parenti di Bin Laden» e inquadra un jet al ritmo di un rock. Moore non dice che è stata violata la legge, lo insinua e mille siti abboccano. I postmoderni alla Rorty, che sembravano un gioco accademico, fondano il piano editoriale del mondo mentre crollano i vecchi media e svanisce l' opinione pubblica. In futuro la neve sarà bianca se e solo se Noi e i Nostri amici decideremo così. Se lo decidono i nostri nemici la neve è di qualunque altro colore. Il paradosso di Arlecchino. E allora ecco il secondo versetto di Giovanni che ci annichilisce: «Gli uomini preferirono le tenebre alla luce» (3, 19). È dura la strada della verità verso la libertà? Meglio rifugiarsi nelle tenebre, rallegrate da YouTube, dai megapixel, da lobby prodighe. Perché cercare la verità, dopo la delusione delle ideologie, se la tenebra di una mezza bugia rassicura noi e i nostri amici in tinelli, cantine e siti? Ognuno vede quel che vuole già vedere. Nei blog dell' Internet che amo ancora, e che mi sono sforzato di importare con la prima rivista telematica, Golem, insieme con Eco, i siti riproducono spesso solo la comunità che li esprime. Chi propone un dissenso viene scacciato e irriso, dal governo cinese come dai tanti siti intolleranti. L' opinione pubblica non è in crisi per le nuove tecnologie. Cade perché l' idea di una società illuminata che governa la politica attraverso il dibattito razionale - cara a Bentham e Habermas - non funziona più. Finito il dibattito critico, finita l' opinione pubblica, quale democrazia avremo? Il presidente Obama, consapevole del pericolo, scrive: «Sono persuaso che ogni qualvolta esageriamo o demonizziamo, caricaturiamo o siamo arroganti, siamo condannati alla sconfitta. Se rendiamo sciocco il dibattito politico, perdiamo. È la caccia alla purezza ideologica, l' ortodossia rigida e la eterna prevedibilità del dibattito che ci impedisce di vedere le sfide che abbiamo davanti. Siamo stretti nella camicia di forza di o noi o loro... con la discussione che è diventata uno sport agonistico, la politica triviale dello scontro, i leader gladiatori con la pancetta e l' opinione pubblica ridotta a tifosi sulle curve. Ci dipingiamo le facce con i nostri colori e colpiamo l' altra squadra sotto la cintura, tanto conta solo vincere... Gli elettori non sono maschere caricaturali... aspettano una politica che abbia la maturità di sognare ma restare realista, che sappia proporre e accettare i compromessi e ammettere che anche i rivali possono avere ragione. Non si tratta più di destra o sinistra, progressisti e conservatori, ma della differenza tra dogma e senso comune, tra i principi che contano davvero e le posizioni del momento». Non so come sarà la comunicazione del futuro, lo sapessi sarei ricco. So che se da giornali, tv e Rete nascerà una guerra santa on line, dove l' approccio equanime è sopraffatto dal tutti contro tutti, allora impererà la seconda profezia di Giovanni - 3, 19 - tenebre sulla luce. Se invece dall' arcipelago delle nuove comunità, il nuovo mercato e le nuove opinioni facessero scaturire un confronto aperto allora finalmente avremo nuovi contenuti e verità condivise. Perché i postmoderni hanno torto, la verità esiste, come la realtà, a patto di non considerare la nostra verità e la nostra realtà le uniche degne. Se ce ne persuaderemo, conosceremo una verità, sia pur parziale, e la verità ci renderà liberi. Sapere guardare alla verità degli altri e comunicare la nostra con spirito equanime è la rivoluzione dei contenuti che squasserà il XXI secolo. L' alternativa sono le tenebre, sia pure on line. * Pubblichiamo uno stralcio dalla «Lezione di Giornalismo» tenuta da Gianni Riotta, direttore del Tg1, all' Auditorium Parco della Musica di Roma il 13 gennaio. Tema dell' incontro una riflessione sull' informazione (e la verità) al tempo di Internet, a partire da due versetti del Vangelo di Giovanni.
Riotta Gianni
Pagina 31
(19 gennaio 2009) - Corriere della Sera
Manifestazioni: il ministro Maroni propone nuove regole
da www.legambiente.eu
“Un modo originale per mettere in quarantena il diritto a manifestare?”
Mai più cortei vicino a chiese, sinagoghe e moschee. Le manifestazioni dovranno passare anche a distanza da centri commerciali e supermercati. Le sedi istituzionali, quelle dei partiti e le rappresentanze diplomatiche erano già escluse dai percorsi autorizzati … Quindi, secondo la nuova normativa proposta dal ministro Maroni, le manifestazioni potranno essere sostituite da gite bucoliche e pic-nic in aperta campagna.
“Se fosse una proposta seria – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – si configurerebbe il rischio di cancellazione di un diritto riconosciuto dalla Costituzione, un vero e proprio allarme per la democrazia. A quali possibili percorsi pensava il ministro nel proporre i nuovi divieti? Con queste indicazioni tutto il territorio urbanizzato risulta interdetto. La grande fortuna dell’Italia è di essere il Paese più ricco di monumenti storici. Ogni piazza ha la sua chiesa e il suo supermercato, in ogni borgo e frazione: come dovranno regolarsi i Prefetti per autorizzare le manifestazioni? E soprattutto, perché criminalizzare una democratica espressione di partecipazione ?”
“Un modo originale per mettere in quarantena il diritto a manifestare?”
Mai più cortei vicino a chiese, sinagoghe e moschee. Le manifestazioni dovranno passare anche a distanza da centri commerciali e supermercati. Le sedi istituzionali, quelle dei partiti e le rappresentanze diplomatiche erano già escluse dai percorsi autorizzati … Quindi, secondo la nuova normativa proposta dal ministro Maroni, le manifestazioni potranno essere sostituite da gite bucoliche e pic-nic in aperta campagna.
“Se fosse una proposta seria – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – si configurerebbe il rischio di cancellazione di un diritto riconosciuto dalla Costituzione, un vero e proprio allarme per la democrazia. A quali possibili percorsi pensava il ministro nel proporre i nuovi divieti? Con queste indicazioni tutto il territorio urbanizzato risulta interdetto. La grande fortuna dell’Italia è di essere il Paese più ricco di monumenti storici. Ogni piazza ha la sua chiesa e il suo supermercato, in ogni borgo e frazione: come dovranno regolarsi i Prefetti per autorizzare le manifestazioni? E soprattutto, perché criminalizzare una democratica espressione di partecipazione ?”
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