“Il lavoro delle Regioni è stato utile”
“Il lavoro delle Regioni, che ha impedito a Berlusconi di assestare l’ennesimo colpo alla credibilità delle istituzioni del nostro Paese, è stato utile”. Questo il commento di Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia alla notizia dell’intesa raggiunta sul Piano Casa. “Il fatto che siano le Regioni a legiferare – continua - scongiura, infatti, questo pericolo e l’accordo oggi raggiunto dovrebbe fondarsi sulla necessità che gli interventi in materia edilizia siano coerenti con le norme urbanistiche e previste da appositi adeguamenti dei piani regolatori. Viene quindi cancellato l’assunto, sottointeso nella proposta di Berlusconi, secondo il quale per rilanciare il settore dell’edilizia sia indispensabile derogare da ogni norma legislativa e regolamentare.
Dall’altra parte – conclude Fontana - rimane il danno al nostro territorio che verrà aggredito da una nuova colata di cemento che nulla ha a che vedere con i reali fabbisogni di case per coloro che non sono più in condizione di accedere al mercato dell’acquisto o dell’affitto. Ville e villette, oggetto della riforma, sono state realizzate, per la maggior parte dei casi, abusivamente. Per questo motivo il piano rischia di assumere, in Sicilia, una portata ancora più grave, trasformandosi nell’ennesimo premio per i furbi ai danni dei cittadini onesti”.
Palermo 1 aprile 2009
L’ufficio stampa
Teresa Campagna tel. 338-2116468
Alessandra Ferraro tel. 347-5011812
mercoledì 1 aprile 2009
Rifiuti - riceviamo da IdV e pubblichiamo
Nella sede Provinciale IDV di Enna una delegazione dei Comitati Cittadini Ennesi guidata dal dottor Carlo Garofalo ha incontrato una rappresentanza del partito, guidata dal segretario provinciale Aldo Murella e dal Referente di Valguarnera Paolo Fabiano. Nell’incontro si è approfondito il problema dei rifiuti e del caro bollette in provincia di Enna. Il portavoce dei comitati, dottor Garofalo, ha illustrato ai rappresentanti di IDV un piano economico standard per la raccolta dei rifiuti elaborato per un Comune tipo di 10.000 abitanti, rimodulabile per un qualsiasi altro comune della provincia. Il piano presenta la fattibilità per un progetto “chiavi in mano” di smaltimento dei rifiuti al costo del 50% rispetto al piano economico formulato da Sicilia Ambiente e Ato Rifiuti. Un progetto di alto profilo tecnico-economico, di grande efficacia e soprattutto di grande rilevanza finanziaria nella parte che riduce gli attuali costi di gestione del 50%. IDV ha apprezzato tale progetto, decidendo di farlo proprio, trovandosi in linea con le battaglie di trasparenza, efficienza e legalità che il partito di Antonio Di Pietro porta avanti da sempre in difesa dei cittadini. Italia dei Valori di Enna e i Comitati Cittadini Ennesi porteranno il piano alla conoscenza dei Sindaci e dei Consigli Comunali al fine di una valutazione tecnica, e organizzeranno un incontro-dibattito all’interno di una manifestazione pubblica con la partecipazione degli Enti interessati. In tale incontro sarà invitata a partecipare la Deputazione di IDV ed il Presidente del partito On. Antonio Di Pietro. IDV non ha condiviso l’introduzione degli Ambiti Territoriali Ottimali che, concepiti per abbassare i costi e migliorare i servizi, si sono rivelati esattamente l’opposto. La politica ha utilizzato tali Enti come ufficio di collocamento per fare clientelismo, a danno dei cittadini che ne supportano i costi. La cittadinanza si aspettava città pulite, costi ragionevoli e una sana amministrazione; nulla di tutto ciò si è concretizzato ed il sistema è collassato. Oggi che le tariffe sono state dichiarate illegittime, i cittadini che hanno pagato le tariffe per intero, aspettano di essere risarciti per avere pagato, mentre quelli che si sono rifiutati di pagare aspettano di vedersi riconosciuti l’equità della tassa. Nel frattempo, le città continuano ad essere invase dall’immondizia e gli operatori sono costretti a scioperare per avere lo stipendio. Ogni città dovrebbe essere prima di tutto pulita, soprattutto quando il territorio ha una forte vocazione turistica quale quello ennese: il perdurare dell’attuale disastro è una responsabilità che tutti i politici devono assumersi.
sabato 28 marzo 2009
Ultime dall'Osservatorio sanitario permanente M. Chiello
Riceviamo dal coordinatore dott. Sebi Arena e pubblichiamo.
La “Legge di Riforma Sanitaria”, se così si può chiamare, è stata varata all’ARS, ma per il nostro ospedale nulla è cambiato, e chi si aspettava la restituito ad integrum del Chiello, si sbagliava perché continua a subìre il programma di Iudica pensato molti mesi fa e portato avanti con la caparbietà di sempre in nome di un presunto e mai dimostrato progetto di riorganizzazione della sanità ennese, dove avrebbe vinto il cittadino con i suoi bisogni e le sue speranze, ma in realtà, al cittadino si stanno centuplicando le difficoltà. In questo senso abbiamo perso l’ultima battaglia di una guerra cominciata due anni addietro col piano Lagalla e appena conclusa con la sconfitta di Piazza Armerina col piano Russo. A nulla sono valsi i litigi tra i partiti politici della maggioranza, poiché, in nome di malcelati interessi elettoralistici, si sono ricompattate le forze sul filo di lana. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur e Iudica ha sempre saputo che, comunque fossero andate le cose alla Regione, la sua opera poteva proseguire tranquilla a Piazza, così come è stato, deliberando cambiamenti nell’assetto organizzativo, comportandosi come se già fosse il direttore pure dell’Umberto I. Ha portato avanti, senza avere mai avuto il consenso dei sindacati, né quello dei comuni, il suo capolavoro SOIEN in ossequio a quei famosi allegati della prima “bozza Russo”, spalleggiato costantemente da quell’altra mente eccelsa della politica del momento Paolo Colianni (che continua blaterare, ai piazzesi che lo hanno votato, che nessun ospedale verrà chiuso, ma non spiega colpevolmente che il nosocomio di Piazza sarà ridotto a PTA e cioè a contenitore di ambulatori, cronicari e DH), ma pure garantito dal sommo novello vicerè di Sicilia.
In ogni caso, abbiamo perso! Ha perso la nostra città e il nostro bacino d’utenza che saranno costretti a ripiegare verso altri lidi per i bisogni di salute. Ha perso la conferenza dei sindaci, che, dopo un tentativo di sfiduciare Iudica, ha dovuto cedere ai giochi dei politici sempre più arroganti e incuranti dei bisogni delle rispettive cittadinanze. Ha perso la politica ennese che non ha saputo e potuto arginare la dilagante marea montante del potere del momento. Hanno perso i cittadini, nonostante i proclami scolpiti sugli architravi del palazzo dell’amministrazione Usl 4 di Enna: “Accogliamo sofferenze, costruiamo speranze”. Niente di più falso. Finora l’ospedale Chiello, pur con mille difficoltà di cui sono stati responsabili in primis i direttori di vario livello, ha, dignitosamente e per secoli, accolto sofferenze e costruito speranze, ma in risposta ha ricevuto solo noncuranza e misere vendette. Da questo momento in poi, il glorioso Chiello, subirà l’onta del declassamento camuffato di innovazione, modernizzazione, razionalizzazione.
Questo probabilmente è l’ultimo comunicato del nostro Osservatorio, poiché questi sono tempi di arroganza, di prepotenza e di sfrontatezza. Possiamo magramente consolarci con Seneca: Iniqua numquam regna perpetuo manent.
27 marzo 2009
Sebi Arena, Coordinatore
La “Legge di Riforma Sanitaria”, se così si può chiamare, è stata varata all’ARS, ma per il nostro ospedale nulla è cambiato, e chi si aspettava la restituito ad integrum del Chiello, si sbagliava perché continua a subìre il programma di Iudica pensato molti mesi fa e portato avanti con la caparbietà di sempre in nome di un presunto e mai dimostrato progetto di riorganizzazione della sanità ennese, dove avrebbe vinto il cittadino con i suoi bisogni e le sue speranze, ma in realtà, al cittadino si stanno centuplicando le difficoltà. In questo senso abbiamo perso l’ultima battaglia di una guerra cominciata due anni addietro col piano Lagalla e appena conclusa con la sconfitta di Piazza Armerina col piano Russo. A nulla sono valsi i litigi tra i partiti politici della maggioranza, poiché, in nome di malcelati interessi elettoralistici, si sono ricompattate le forze sul filo di lana. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur e Iudica ha sempre saputo che, comunque fossero andate le cose alla Regione, la sua opera poteva proseguire tranquilla a Piazza, così come è stato, deliberando cambiamenti nell’assetto organizzativo, comportandosi come se già fosse il direttore pure dell’Umberto I. Ha portato avanti, senza avere mai avuto il consenso dei sindacati, né quello dei comuni, il suo capolavoro SOIEN in ossequio a quei famosi allegati della prima “bozza Russo”, spalleggiato costantemente da quell’altra mente eccelsa della politica del momento Paolo Colianni (che continua blaterare, ai piazzesi che lo hanno votato, che nessun ospedale verrà chiuso, ma non spiega colpevolmente che il nosocomio di Piazza sarà ridotto a PTA e cioè a contenitore di ambulatori, cronicari e DH), ma pure garantito dal sommo novello vicerè di Sicilia.
In ogni caso, abbiamo perso! Ha perso la nostra città e il nostro bacino d’utenza che saranno costretti a ripiegare verso altri lidi per i bisogni di salute. Ha perso la conferenza dei sindaci, che, dopo un tentativo di sfiduciare Iudica, ha dovuto cedere ai giochi dei politici sempre più arroganti e incuranti dei bisogni delle rispettive cittadinanze. Ha perso la politica ennese che non ha saputo e potuto arginare la dilagante marea montante del potere del momento. Hanno perso i cittadini, nonostante i proclami scolpiti sugli architravi del palazzo dell’amministrazione Usl 4 di Enna: “Accogliamo sofferenze, costruiamo speranze”. Niente di più falso. Finora l’ospedale Chiello, pur con mille difficoltà di cui sono stati responsabili in primis i direttori di vario livello, ha, dignitosamente e per secoli, accolto sofferenze e costruito speranze, ma in risposta ha ricevuto solo noncuranza e misere vendette. Da questo momento in poi, il glorioso Chiello, subirà l’onta del declassamento camuffato di innovazione, modernizzazione, razionalizzazione.
Questo probabilmente è l’ultimo comunicato del nostro Osservatorio, poiché questi sono tempi di arroganza, di prepotenza e di sfrontatezza. Possiamo magramente consolarci con Seneca: Iniqua numquam regna perpetuo manent.
27 marzo 2009
Sebi Arena, Coordinatore
mercoledì 25 marzo 2009
A Fera bio a Caltanissetta

Dopo l'esperienza di Messina e Catania anche a Caltanissetta arriva “A FERA BIO”, un vero e proprio mercato del biologico, al fine di creare il rapporto di fiducia fra il consumatore ed il bio-produttore locale. Scopo principale della “A FERA BIO”è il consumo e la valorizzazione delle bio-produzioni locali e territoriali; di fare conoscere cos'è l'agricoltura biologica , data la scarsa o errata informazione che spesso si fa intorno a questa attività . Il bio-produttore é spinto da un reale interesse verso il miglioramento dell'agricoltura , mantiene le antiche tradizioni, rispetta l'ambiente e gli animali, sfrutta in maniera sostenibile le risorse naturali del territorio e si sottopone a controlli periodici da parte di organismi di controllo, ai sensi del reg. CEE 2092/91
“A fera bio” promuove inoltre l'artigianato locale eco-sostenibile, il commercio responsabile e le fonti energetiche rinnovabili, poichè tutto concorre ad un miglioramento dello stile di vita di ciascuno.
La manifestazione, promossa da A.I.A.B. (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), l'Associazione di bio produttori “A fera bio” e con il patrocinio dell'Istituto di Istruzione Superiore “Sen. A Di Rocco” di Caltanissetta, è aperta anche a tutte le associazioni animaliste, ambientaliste e culturali che sposano la stessa filosofia del biologico e della conservazione dell'ambiente.
“A fera bio” si terrà nel parco dell'Istituto Agrario di Caltanissetta l'ultima domenica di ogni mese a partire dal 29 marzo dalle ore 9.00 alle ore 15,00.
Il Bio Mercatino “A fera bio” è autofinanziato dagli stessi bio-produttori, che provvederanno ad allestire il proprio spazio espositivo e a curarne pulizia e manutenzione.
Le Aziende o le Associazioni interessate a partecipare dovranno presentare domanda debitamente compilata, via fax al numero: 0934 551254 entro il 25 marzo 2009. Le richieste di adesioni saranno accolte fino ad esaurimento posti disponibili.
Per informazioni:
Luca Cammarata 3356524913
Francesco Di Gesu 3337192887
Giuseppe Larocca Conoscente 3351632100
martedì 24 marzo 2009
Piano casa. “5 buoni motivi per respingere il decreto devasta paese”
12 mesi di condono preventivo in barba a qualsiasi regola; il territorio in mano ai cementieri e nessuna possibilità d’intervento per i Comuni che possono solo assistere allo scempio.
Questa per Legambiente, la sostanza del decreto sul Piano casa proposto dal Governo alle Regioni.
Legambiente ha analizzato il decreto in discussione e evidenziato i 5 motivi per respingere decisamente questo Piano:
1. E’ un invito al cemento illegale: l'autocertificazione del progettista e la deroga agli strumenti urbanistici per interventi che possono arrivare (legalmente) ad aumentare del 40% la volumetria di un edificio (utilizzando il bonus del vicino per raddoppiare il 20% previsto nel decreto) con anche la possibilità del cambio di destinazione d’uso, non sono altro che un invito all'illegalità. “Altro che rilancio dell'edilizia di qualità - ha sottolineato Legambiente -. Se si considera che dopo questo provvedimento il Governo ha già annunciato l'allentamento delle sanzioni per i reati in campo edilizio, in larga parte d’Italia andremo ben oltre quel 40%. L’immagine che ne viene fuori è quindi quella di un Italia in mano agli speculatori e al lavoro nero, oltretutto con la certezza dell'impunità”.
2. Via libera agli scempi nelle aree tutelate. Per la prima volta dal dopoguerra si potrà intervenire nelle aree tutelate realizzando anche veri ecomostri in tutta regola. A leggere gli articoli si capisce che siamo di fronte a un vero ed esplicito invito ad ampliare, demolire e soprattutto ricostruire come si vuole, vista la difficoltà di intervento da parte delle Soprintendenze. Le aree in cui gli interventi sono esclusi sono talmente limitate che persino nei parchi nazionali (vietate solo le zone A, dove però ci sono solo boschi…), nelle aree sottoposte a tutela paesaggistica (laghi, aree costiere, boschi ecc.), e nei centri storici si possono realizzare interventi. Le soprintendenze possono intervenire solo per provare a fermare interventi in edifici e aree tutelate, ma con armi spuntate perché devono scrivere un parere motivato entro 30 giorni per dimostrare “concretamente e motivatamente l’incompatibilità dell’intervento con il vincolo”. Se non lo fanno scatta il silenzio assenso, ma se anche ci provano è sicuro il ricorso al Tar da parte dei cementificatori per verificare se il parere è “motivato”. Del resto è tale il guadagno possibile che vale la pena provarci. Incredibilmente negli edifici dei centri storici non sottoposti a specifica tutela (che sono moltissimi) si possono realizzare sopraelevazioni e aumenti di cubatura, demolizioni e ricostruzioni, e l’unica indicazione che i Comuni possono dare entro 30 giorni riguarda gli aspetti tecnico-estetici previsti dalle normative. Superati i 30 giorni scatta il silenzio assenso e si può ampliare, elevare, coprire con tetti in eternit, aprire finestre, realizzare balconi, il tutto utilizzando materiali e colori di ogni tipo.
3. Non chiamatelo Piano casa! “Smettiamola di giocare con le parole – ammonisce Legambiente - questo provvedimento non è una risposta all'emergenza abitativa. Il Governo continua a chiamarlo piano casa per farlo sembrare un intervento utile a fini sociali, ma è solo una furbata. Per il vero “Piano casa” è prevista un elemosina mentre si regalano soldi (in cubature) a chi una casa ce l'ha già”. I numeri parlano da soli: gli alloggi che si potranno realizzare in questo modo saranno circa 5000 a fronte delle 150mila persone a rischio sfratto (secondo il Sunia). Il 20% in più riguarda i proprietari di casa, favoriti senza ragione e come al solito nel Paese che in Europa ha il più basso tasso di alloggi di edilizia residenziale pubblica (meno di Grecia e Portogallo). Legambiente chiede di aumentare il fondo per gli alloggi prendendo le risorse dall'evasione fiscale e dagli 1,3 miliardi di Euro stanziati per il Ponte sullo Stretto.
4. La presa in giro dell’efficienza energetica. Rubinetti in cambio di metri cubi.
L’ampliamento del 20 o 40% (se si utilizza il bonus del vicino) non è legato ad alcun obiettivo energetico. Nel caso della demolizione e ricostruzione, i primi testi fatti circolare parlavano di un +30 che arrivava a 35% nel caso di attenzione alla bioarchitettura. Invece ora il 35% è per tutti ma è di una genericità assoluta e senza alcun parametro per valutare gli interventi. Basterà autocertificare che si utilizzano tecniche di bioedilizia (non definite dalla legge) o fonti di energia rinnovabili (senza specificare in che misura) o si risparmia nell’utilizzo delle risorse idriche e potabili. In pratica, quindi, basterà dichiarare di aver inserito qualche riduttore di flusso nei rubinetti (del costo di qualche decina di euro) o una vernice di origine naturale per avere diritto a un aumento di cubatura che permetterà un guadagno di decine di migliaia di euro. L’ulteriore beffa è che questi interventi vaghi e senza alcun effetto vero di riduzione dei consumi energetici o idrici possono beneficiare anche di un 50% di riduzione degli oneri di urbanizzazione. Uno sconto senza motivo.
5. La deregulation che rende più invivibili le nostre città. Si possono realizzare ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni “in deroga alle disposizioni legislative, agli strumenti urbanistici vigenti o adottati e ai regolamenti edilizi”. A questi interventi si può aggiungere il mutamento di destinazione d’uso “in tutto o in parte”, completamente al di fuori di qualsiasi regola. “E’ evidente – sottolinea ancora Legambiente - che esistono conseguenze urbanistiche a decisioni di questo tipo che possono rendere un quartiere invivibile, perché privo di parcheggi e di servizi essenziali. Unico limite non realizzare un ipermercato”.
L’insieme di queste procedure rischia di trasformare la memoria storica e l'identità del Paese. Diventerà possibile e legale trasformare edifici ma pure paesaggi con ampliamenti realizzati con materiali e soluzioni degradanti. Per chi abita in città può significare trovarsi improvvisamente di fronte un palazzo con qualche piano in più, e magari non vedere più il cielo. Nei condomini aumenteranno i contrasti, anche grazie al cambio di destinazione d'uso senza controllo da parte dei Comuni, che può portare a problemi di incompatibilità di funzioni e ad errori urbanistici. Al posto di un capannone potrà comparire un palazzo, al piano terra di un condominio magari si aprirà una discoteca; per le aree agricole, costiere e alpine sarà possibile innalzare piani o edifici senza alcuna logica.
www.legambiente.eu
Questa per Legambiente, la sostanza del decreto sul Piano casa proposto dal Governo alle Regioni.
Legambiente ha analizzato il decreto in discussione e evidenziato i 5 motivi per respingere decisamente questo Piano:
1. E’ un invito al cemento illegale: l'autocertificazione del progettista e la deroga agli strumenti urbanistici per interventi che possono arrivare (legalmente) ad aumentare del 40% la volumetria di un edificio (utilizzando il bonus del vicino per raddoppiare il 20% previsto nel decreto) con anche la possibilità del cambio di destinazione d’uso, non sono altro che un invito all'illegalità. “Altro che rilancio dell'edilizia di qualità - ha sottolineato Legambiente -. Se si considera che dopo questo provvedimento il Governo ha già annunciato l'allentamento delle sanzioni per i reati in campo edilizio, in larga parte d’Italia andremo ben oltre quel 40%. L’immagine che ne viene fuori è quindi quella di un Italia in mano agli speculatori e al lavoro nero, oltretutto con la certezza dell'impunità”.
2. Via libera agli scempi nelle aree tutelate. Per la prima volta dal dopoguerra si potrà intervenire nelle aree tutelate realizzando anche veri ecomostri in tutta regola. A leggere gli articoli si capisce che siamo di fronte a un vero ed esplicito invito ad ampliare, demolire e soprattutto ricostruire come si vuole, vista la difficoltà di intervento da parte delle Soprintendenze. Le aree in cui gli interventi sono esclusi sono talmente limitate che persino nei parchi nazionali (vietate solo le zone A, dove però ci sono solo boschi…), nelle aree sottoposte a tutela paesaggistica (laghi, aree costiere, boschi ecc.), e nei centri storici si possono realizzare interventi. Le soprintendenze possono intervenire solo per provare a fermare interventi in edifici e aree tutelate, ma con armi spuntate perché devono scrivere un parere motivato entro 30 giorni per dimostrare “concretamente e motivatamente l’incompatibilità dell’intervento con il vincolo”. Se non lo fanno scatta il silenzio assenso, ma se anche ci provano è sicuro il ricorso al Tar da parte dei cementificatori per verificare se il parere è “motivato”. Del resto è tale il guadagno possibile che vale la pena provarci. Incredibilmente negli edifici dei centri storici non sottoposti a specifica tutela (che sono moltissimi) si possono realizzare sopraelevazioni e aumenti di cubatura, demolizioni e ricostruzioni, e l’unica indicazione che i Comuni possono dare entro 30 giorni riguarda gli aspetti tecnico-estetici previsti dalle normative. Superati i 30 giorni scatta il silenzio assenso e si può ampliare, elevare, coprire con tetti in eternit, aprire finestre, realizzare balconi, il tutto utilizzando materiali e colori di ogni tipo.
3. Non chiamatelo Piano casa! “Smettiamola di giocare con le parole – ammonisce Legambiente - questo provvedimento non è una risposta all'emergenza abitativa. Il Governo continua a chiamarlo piano casa per farlo sembrare un intervento utile a fini sociali, ma è solo una furbata. Per il vero “Piano casa” è prevista un elemosina mentre si regalano soldi (in cubature) a chi una casa ce l'ha già”. I numeri parlano da soli: gli alloggi che si potranno realizzare in questo modo saranno circa 5000 a fronte delle 150mila persone a rischio sfratto (secondo il Sunia). Il 20% in più riguarda i proprietari di casa, favoriti senza ragione e come al solito nel Paese che in Europa ha il più basso tasso di alloggi di edilizia residenziale pubblica (meno di Grecia e Portogallo). Legambiente chiede di aumentare il fondo per gli alloggi prendendo le risorse dall'evasione fiscale e dagli 1,3 miliardi di Euro stanziati per il Ponte sullo Stretto.
4. La presa in giro dell’efficienza energetica. Rubinetti in cambio di metri cubi.
L’ampliamento del 20 o 40% (se si utilizza il bonus del vicino) non è legato ad alcun obiettivo energetico. Nel caso della demolizione e ricostruzione, i primi testi fatti circolare parlavano di un +30 che arrivava a 35% nel caso di attenzione alla bioarchitettura. Invece ora il 35% è per tutti ma è di una genericità assoluta e senza alcun parametro per valutare gli interventi. Basterà autocertificare che si utilizzano tecniche di bioedilizia (non definite dalla legge) o fonti di energia rinnovabili (senza specificare in che misura) o si risparmia nell’utilizzo delle risorse idriche e potabili. In pratica, quindi, basterà dichiarare di aver inserito qualche riduttore di flusso nei rubinetti (del costo di qualche decina di euro) o una vernice di origine naturale per avere diritto a un aumento di cubatura che permetterà un guadagno di decine di migliaia di euro. L’ulteriore beffa è che questi interventi vaghi e senza alcun effetto vero di riduzione dei consumi energetici o idrici possono beneficiare anche di un 50% di riduzione degli oneri di urbanizzazione. Uno sconto senza motivo.
5. La deregulation che rende più invivibili le nostre città. Si possono realizzare ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni “in deroga alle disposizioni legislative, agli strumenti urbanistici vigenti o adottati e ai regolamenti edilizi”. A questi interventi si può aggiungere il mutamento di destinazione d’uso “in tutto o in parte”, completamente al di fuori di qualsiasi regola. “E’ evidente – sottolinea ancora Legambiente - che esistono conseguenze urbanistiche a decisioni di questo tipo che possono rendere un quartiere invivibile, perché privo di parcheggi e di servizi essenziali. Unico limite non realizzare un ipermercato”.
L’insieme di queste procedure rischia di trasformare la memoria storica e l'identità del Paese. Diventerà possibile e legale trasformare edifici ma pure paesaggi con ampliamenti realizzati con materiali e soluzioni degradanti. Per chi abita in città può significare trovarsi improvvisamente di fronte un palazzo con qualche piano in più, e magari non vedere più il cielo. Nei condomini aumenteranno i contrasti, anche grazie al cambio di destinazione d'uso senza controllo da parte dei Comuni, che può portare a problemi di incompatibilità di funzioni e ad errori urbanistici. Al posto di un capannone potrà comparire un palazzo, al piano terra di un condominio magari si aprirà una discoteca; per le aree agricole, costiere e alpine sarà possibile innalzare piani o edifici senza alcuna logica.
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