Appello a tutti i cittadini: una fotografia aiuta l'ambiente.
E' partita il 6 ottobre l’iniziativa RAEEporter, promossa da Ecodom e Legambiente, con l’obiettivo di educare i cittadini a non abbandonare i RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) sul ciglio delle strade, nei campi, sui greti dei fiumi o sulle spiagge.
RAEEporter è un’azione concreta, che coinvolge tutti coloro che vorranno mettere in campo la propria sensibilità per l'ambiente e soprattutto il proprio occhio di lince, fotografando e segnalando i RAEE abbandonati.
Per partecipare sarà sufficiente compilare un form sul sito www.raeeporter.it fornendo i propri dati, una breve descrizione del RAEE abbandonato, l’indicazione del luogo (comune, via/corso/piazza/…) e caricando il proprio scatto. Ecodom si occuperà di inviare tempestivamente una segnalazione all’ente competente (il Comune o la società di igiene urbana che effettua la raccolta dei rifiuti), affinché provveda al recupero del RAEE e al suo trasporto al Centro di Raccolta più vicino, da dove verrà poi trasferito presso un impianto specializzato per il trattamento.
Il Sistema RAEE ha ottenuto finora dei buoni risultati: Ecodom, da gennaio a oggi, ha recuperato 65.428 tonnellate di RAEE in tutta Italia, pari a 1.225.100 tonnellate di CO2 non immesse nell’atmosfera e 132.766.000 kWh di energia elettrica risparmiata.
Ogni RAEE, se pure in percentuali differenti, rappresenta un "serbatoio" di materiali riciclabili (ferro, rame, alluminio e plastica) e riciclare significa non solo salvaguardare le risorse del pianeta ma anche risparmiare energia. L'energia utilizzata per produrre materie prime, infatti, è decisamente superiore a quella necessaria a ricavare materie prime seconde attraverso il riciclo dei RAEE.
Inoltre, nel caso dei frigoriferi e dei condizionatori, la presenza nei circuiti refrigeranti e nelle schiume isolanti di sostanze ozono-lesive e con un elevato potere clima-alterante rende necessario e importante che tali RAEE siano trattati secondo metodi e procedure corrette per evitare l’ampliamento del cosiddetto “buco nell’ozono” e l’aggravarsi dell’effetto serra.
www.raeeporter.it
domenica 24 ottobre 2010
giovedì 21 ottobre 2010
1 Il Piano energetico ambientale nazionale. Sarà coerente con gli obiettivi europei del 20-20-20 per l’anno 2020 e ne discendono i piani regionali. Il governo presenta ogni anno un rapporto al Parlamento sull’attuazione.
2 Obiettivo 100%. Sostenere la ricerca su tutte le tecnologie energetiche, escluso il nucleare, per centrare l’obiettivo a lungo termine della produzione di energia al 100% da rinnovabili.
3 Rinnovabili e sostenibilità. Si distinguono le fonti rinnovabili sostenibili e non sostenibili. Solo quelle sostenibili (solare fotovoltaico, termico e termodinamico, l’eolico, biogas) possono accedere agli incentivi. Per le altre fonti (idroelettrico, geotermia, biomasse e biocarburanti) occorre la certificazione di sostenibilità.
4 Biomasse a patto che… L’energia da biomassa senza cogenerazione non è sostenibile e pertanto non beneficia dell’incentivazioni. Deve inoltre essere prodotta senza ridurre la superficie forestale e agricola, ed è vietata l’importazione da aree sottoposte a deforestazione. Si esclude dall’incentivo l’energia da rifiuti contenenti una significativa frazione organica non biodegrabile, i cosiddetti Cip6.
5 Il diritto all’equa remunerazione nasce dal riconoscimento della pubblica utilità delle rinnovabili. Vale il meccanismo del conto energia, inteso come
8 Biocarburanti. Comprendono anche il biogas, il bio-metano, l’idrogeno e l’elettricità verde utilizzata da ferrovie, metropolitane, tram, filobus e auto elettriche. Sono favorite le filiere locali con priorità per gli scarti di lavorazione agro-industriale e da coltivazione.
9 A tutta rete. Sono favorite le “smart-grid”, i contatori intelligenti e le stazioni di ricarica intelligente delle auto elettriche, oltre al teleriscaldamento e tele-raffrescamento. Per garantire la pubblica utilità nella gestione la società Terna spa viene trasformata in Agenzia pubblica.
10 Trasporti intelligenti. Si punta a ridurre la domanda di mobilità automobilistica attraverso una pianificazione urbana integrata e moderna, assegnando la precedenza al trasporto pubblico elettrico e su ferro e alla mobilità pedonale e ciclistica. Fra gli interventi: chiusura di parti crescenti dei centri urbani e incentivazione di mezzi di trasporto a emissioni zero. molo della piccola generazione distribuita, dell’innovazione tecnologica e della qualità ambientale degli interventi.
6 Meno burocrazia. Per gli impianti solari termici e fotovoltaici di piccola taglia installati sui tetti, e in assenza di vincoli, è sufficiente una semplice comunicazione al Comune di appartenenza. Gli impianti di piccola taglia, inoltre, non saranno soggetti alla Via a meno che non ubicati in aree di particolare pregio naturale e storico. Per gli impianti a terra fino a 1 MW si richiede invece la Dia e la Valutazione d‘incidenza ambientale se in aree protette Sic e Zps.
7 Efficienza pubblica e privata. Si prevede l’erogazione di certificati bianchi, agevolazioni fiscali, contributi in conto capitale e finanziamenti agevolati per realizzare efficienza energetica negli edifici residenziali, nelle amministrazioni pubbliche, negli uffici. Fra le misure, la modifica della normativa condominiale per favorire le decisioni in materia di efficienza nel rispetto dei diritti di proprietà individuale.
La proposta
di
l
egge
in
10 punti‘ Chi
2 Obiettivo 100%. Sostenere la ricerca su tutte le tecnologie energetiche, escluso il nucleare, per centrare l’obiettivo a lungo termine della produzione di energia al 100% da rinnovabili.
3 Rinnovabili e sostenibilità. Si distinguono le fonti rinnovabili sostenibili e non sostenibili. Solo quelle sostenibili (solare fotovoltaico, termico e termodinamico, l’eolico, biogas) possono accedere agli incentivi. Per le altre fonti (idroelettrico, geotermia, biomasse e biocarburanti) occorre la certificazione di sostenibilità.
4 Biomasse a patto che… L’energia da biomassa senza cogenerazione non è sostenibile e pertanto non beneficia dell’incentivazioni. Deve inoltre essere prodotta senza ridurre la superficie forestale e agricola, ed è vietata l’importazione da aree sottoposte a deforestazione. Si esclude dall’incentivo l’energia da rifiuti contenenti una significativa frazione organica non biodegrabile, i cosiddetti Cip6.
5 Il diritto all’equa remunerazione nasce dal riconoscimento della pubblica utilità delle rinnovabili. Vale il meccanismo del conto energia, inteso come
8 Biocarburanti. Comprendono anche il biogas, il bio-metano, l’idrogeno e l’elettricità verde utilizzata da ferrovie, metropolitane, tram, filobus e auto elettriche. Sono favorite le filiere locali con priorità per gli scarti di lavorazione agro-industriale e da coltivazione.
9 A tutta rete. Sono favorite le “smart-grid”, i contatori intelligenti e le stazioni di ricarica intelligente delle auto elettriche, oltre al teleriscaldamento e tele-raffrescamento. Per garantire la pubblica utilità nella gestione la società Terna spa viene trasformata in Agenzia pubblica.
10 Trasporti intelligenti. Si punta a ridurre la domanda di mobilità automobilistica attraverso una pianificazione urbana integrata e moderna, assegnando la precedenza al trasporto pubblico elettrico e su ferro e alla mobilità pedonale e ciclistica. Fra gli interventi: chiusura di parti crescenti dei centri urbani e incentivazione di mezzi di trasporto a emissioni zero. molo della piccola generazione distribuita, dell’innovazione tecnologica e della qualità ambientale degli interventi.
6 Meno burocrazia. Per gli impianti solari termici e fotovoltaici di piccola taglia installati sui tetti, e in assenza di vincoli, è sufficiente una semplice comunicazione al Comune di appartenenza. Gli impianti di piccola taglia, inoltre, non saranno soggetti alla Via a meno che non ubicati in aree di particolare pregio naturale e storico. Per gli impianti a terra fino a 1 MW si richiede invece la Dia e la Valutazione d‘incidenza ambientale se in aree protette Sic e Zps.
7 Efficienza pubblica e privata. Si prevede l’erogazione di certificati bianchi, agevolazioni fiscali, contributi in conto capitale e finanziamenti agevolati per realizzare efficienza energetica negli edifici residenziali, nelle amministrazioni pubbliche, negli uffici. Fra le misure, la modifica della normativa condominiale per favorire le decisioni in materia di efficienza nel rispetto dei diritti di proprietà individuale.
La proposta
di
l
egge
in
10 punti‘ Chi
martedì 19 ottobre 2010
Ecosistema Urbano 2010 scatta la foto delle città italiane
Per Palermo, Napoli e Roma emergenza ambiente.Tutti i grandi centri urbani in caduta libera
E’ di nuovo allarme ambientale nelle grandi città italiane. Con l’unica eccezione di Torino tutti i nostri centri urbani con più di mezzo milione di abitanti vedono peggiorare il loro stato di salute.
Tira veramente una pessima aria a Milano, che peggiora in tutti gli indici della qualità dell’aria e in particolare per le concentrazioni di Ozono (60 giorni di superamento, erano 41 lo scorso anno); Napoli e Palermo soccombono sotto i cumuli di rifiuti abbandonati nelle strade, incapaci di intraprendere un sistema di raccolta differenziata efficace mentre a Roma i cittadini patiscono ogni giorno gli effetti dannosi di una mobilità scriteriata, con centro e periferie invase dalle auto private.
Osservando la classifica delle migliori, sul podio, troviamo Belluno, Verbania e Parma. Poi Trento, Bolzano e Siena, La Spezia, Pordenone, Bologna e, a chiudere la top ten, Livorno. Balza agli occhi l’assoluto predominio del fondo della graduatoria da parte del Mezzogiorno e in particolar modo delle città siciliane. Tra gli ultimi venti comuni solo la ligure Imperia (93ª) rimane a rappresentare il settentrione. Le altre regioni rappresentate nella coda della graduatoria sono Calabria, con 4 città, Campania, Sardegna e Puglia. Le laziali Viterbo (84ª), Frosinone (94ª) e Latina (100ª) e la toscana Pistoia (85ª) compongono la rappresentanza in coda del centro del Paese. Palermo è 101ª, poi c’è la calabrese Crotone (102ª) e ultima è Catania (103ª).
Questo il quadro descritto dalle centinaia di dati della XVII edizione di Ecosistema Urbano, l'annuale ricerca di Legambiente e Ambiente Italia sullo stato di salute ambientale dei comuni capoluogo italiani realizzata con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore, presentato oggi a Firenze nel corso di un convegno che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Matteo Renzi, Flavio Tosi e Michele Emiliano, rispettivamente sindaci di Firenze, Verona e Bari, Emanuele Burgin, presidente del Coordinamento delle Agende 21 locali, Roberto Della Seta, della commissione Ambiente del Senato e Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente.
Grandi centri in caduta libera dicevamo, eccetto Torino (74ª): Genova, 32ª (era 22ª nella scorsa edizione); Milano, 63ª (ma 46ª lo scorso anno); Roma, 75ª (era 62ª); Napoli, 96ª (era 89ª); Palermo, 101ª (90ª nella scorsa edizione). La flessione è dovuta ad una generale conferma di performance storicamente non esaltanti in alcuni dei settori chiave del rapporto. Come ad esempio la qualità dell’aria, dove Milano peggiora in tutti e tre gli indici, e dove Palermo, Napoli e Roma non brillano. Oppure nel trasporto pubblico dove Palermo arretra con evidenza nei passeggeri trasportati, crollando dai 110 viaggi per abitante all’anno della passata edizione agli attuali 44 appena, e Napoli e Genova peggiorano di poco. O, ancora nella depurazione dove tutte le grandi flettono tranne Torino e Genova che restano stabili. Oppure nella percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata dove Roma resta immobile ad appena il 19,5% e Palermo addirittura scende ad un ridicolo 3,9% (era il 4,3% nella scorsa edizione). Resiste solo Torino, che è 74ª (era 77ª lo scorso anno), proprio perché migliora di poco nelle medie del Pm10 e soprattutto dell’Ozono dove dimezza i giorni di superamento della soglia, scendendo a 36 giorni contro i 74 dello scorso anno, come risale, di poco, anche nei settori del trasporto pubblico, dei consumi idrici e dei rifiuti, sia nella produzione che nella raccolta differenziata, dove arriva al 42%.
Nel complesso, i nuovi numeri dei principali comuni capoluogo di provincia d’Italia ci dicono cherestano al palole isole pedonali, le zone a traffico limitato e il verde, si conferma scarsamente utilizzato il trasporto pubblico, mentre crescono leimmatricolazioni di automobili, molto probabilmente frutto dell’ennesima rottamazione promossa dal Governo. Non si muove quasi la capacità di depurazione delle acque reflue, così come non diminuiscono sostanzialmentele perdite delle reti idriche. Cresce, ed è una delle notizie più liete di questa edizione del rapporto, la raccolta differenziata, così come ladiffusione delle energie rinnovabili. Permane l’emergenza smog anche se le medie del Pm10 si abbassano lievemente, mentre crescono quelle dell’Ozono. Come lo scorso anno si registra una lieve contrazione della produzione di rifiuti e dei consumi di carburante.
“La vera emergenza nelle nostre città – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – è rappresentata spesso dalla scarsa lungimiranza, dalla mancanza di coraggio e di modernità da parte di chi le governa. Perché se è vero che lo Stato investe pochissimo nelle infrastrutture per il trasporto pubblico urbano, questo non può diventare l’alibi per l’immobilismo delle grandi città che oggi invece potrebbero rappresentare il fulcro del cambiamento, approntando da subito interventi sostanziosi quasi a costo zero. Dobbiamo guardare all’Europa. Il road pricing a Londra per esempio, con il pedaggio per le automobili in una vasta area del centro, ha ridotto il traffico del 21%, fatto salire del 6% il numero di passeggeri del trasporto pubblico e portato nelle casse comunali un introito di oltre 150 milioni di euro l’anno da reinvestire nella mobilità sostenibile. Barcellona ha puntato sulla rete su ferro e Parigi ha alleggerito il traffico puntando sul Bike sharing, con decine di migliaia di biciclette a disposizione di cittadini e turisti in tutta la città”.
I movimenti più visibili (in positivo e in negativo) riguardano i capoluoghi più piccoli del Belpaese. Balzano in avanti Oristano (22ª, ma 74ª lo scorso anno), Avellino (29ª, era addirittura 80ª), Sondrio (35ª, era 73ª), Isernia (52ª, era 95ª nella passata edizione) e Pordenone, che scalando 29 posti entra nella top ten (è ottava, era 37ª lo scorso anno). Le palesi rimonte di queste città, così come le altrettanto chiare flessioni di altre, sono dovute al fatto che sono state fornite risposte complete al questionario di Legambiente, ma anche e soprattutto che nei settori più “pesanti” della ricerca si sono evidenziati miglioramenti sostanziali. Come nella qualità dell’aria (Pordenone, Isernia, Sondrio, Oristano) o nella raccolta differenziata dei rifiuti (Pordenone, Oristano, Avellino, Sondrio e Isernia) o, ancora, nei passeggeri trasportati dal trasporto pubblico (Avellino), nella depurazione (Avellino, Oristano e Pordenone) o nei consumi idrici (Oristano, Sondrio, Isernia).
Sorprende quest’anno, in positivo, la presenza tra i primi quaranta capoluoghi di ben 5 città meridionali (erano 4, ma tra i primi 42 lo scorso), due delle quali campane. Ancora più eclatante è il fatto che la conferma di Salerno (19ª, era 34ª nella passata edizione) e la comparsa di Avellino (29ª, 80ª lo scorso anno) avviene principalmente per un impressionante balzo in avanti nei numeri della raccolta differenziata dei rifiuti, messo insieme a performance complessivamente buone. Segno indiscutibile che qualcosa di buono, con fatica, riesce ad emergere tra le tante difficoltà di un pezzo fondamentale del Paese, il Meridione, fatto di piccoli e medi centri urbani che provano a pianificare il futuro cercando di gestire le emergenze del presente.
Le virtuose. In testa alla classifica, Belluno, che era 2ª lo scorso anno e prima due e tre edizioni or sono del rapporto, si conferma vincitrice per un trend complessivamente buono, conquistando un solo primato assoluto nella produzione di rifiuti che scende di poco, e riconfermando i buoni dati relativi alla qualità dell’aria, nella percentuale raccolta differenziata, nel calo nella produzione complessiva di rifiuti, nel numero dei passeggeri trasportati dal trasporto pubblico (dai 77 viaggi per abitante all’anno della passata edizione agli attuali 91). Seconda è Verbania, prima lo scorso anno e quarta due edizioni fa del rapporto. Il capoluogo piemontese conferma sostanzialmente le performance dello scorso anno: tra le prime (con 21 microgrammi al metro cubo) nella media annuale delle polveri sottili, migliora in quelle dell’Ozono. Diminuiscono i consumi idrici, cala ancora lievemente la percentuale di acqua dispersa dalla rete idrica. Scende di poco la produzione dei rifiuti ma rallenta la percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato che si attesta al 72%. Crescono i metri quadrati di verde a disposizione dei cittadini. In negativo per Verbania c’è la generale stasi nei numeri riguardanti la mobilità. Terza è Parma che conferma ancora il suo stazionamento tra le prime (era 5ª due anni or sono e ancora 3ª lo scorso anno). La città emiliana fa registrare un generale immobilismo per quel che riguarda la qualità dell’aria con i valori relativi all’NO2 e all’Ozono in lieve peggioramento, e una conferma delle medie dei valori del Pm10 (sempre a 34 microgrammi al metro cubo). Allo stesso modo si confermano sostanzialmente fermi i numeri relativi al trasporto pubblico e agli altri indicatori legati alla mobilità. Ma i passi avanti ci sono, lievi ma costanti: si registra una generale diminuzione sia dei consumi idrici procapite che delle perdite della rete idrica. Migliora anche la situazione legata alla gestione dei rifiuti; crescono ancora i metri equivalenti legati alla circolazione delle bici così come aumentano di poco anche i metri quadrati procapite destinati alle limitazioni del traffico veicolare e al verde pubblico.
Scorrendo la classifica, ecco la vera sorpresa entrata di prepotenza nella nostra top ten: Pordenone. Il capoluogo friulano, arriva all’ottavo posto dalla 37ª posizione dello scorso anno. Il suo prepotente avanzamento è dovuto a miglioramenti significativi in settori chiave di Ecosistema Urbano. Migliora infatti nella qualità dell’aria (in tutti e tre gli inquinanti monitorati); nei rifiuti, diminuendo la produzione complessiva e agganciando il primato assoluto nella percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata con il 76,3% (era appena il 44,4% lo scorso anno). Migliora anche nelle energie rinnovabili (solare Termico e Fotovoltaico e Politiche energetiche). Diminuiscono poi i consumi di carburanti e aumenta lo spazio per le bici (da 14,04 metri equivalenti per abitante dello scorso anno a 15,98). Cresce di poco la capacità di depurazione e calano le perdite di rete (dal 14% dello scorso anno al 10%). Bologna si conferma al nono posto, mentre decima è Livorno, che era dodicesima nella passata edizione e 24ª due anni fa. Livorno migliora in tutti e tre gli indicatori legati all’inquinamento atmosferico; porta al 99% la sua capacità di depurare i reflui (era al 95% nella scorsa edizione); aumenta la percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato, ancora lontana da livelli ottimali, ma in crescita (38,2%).
Le recidive. Anche in questa diciassettesima edizione di Ecosistema Urbano di Legambiente le ultimissime sono tutte del Sud, due siciliane e una calabrese. Palermo passa dal novantesimo posto dello scorso anno al terzultimo, scendendo di ben undici posizioni. Nell’aria infatti la città sicula peggiora le medie di No2 e Pm10, mentre migliora un po’ nei giorni di superamento dei limiti per l’Ozono. Migliorano impercettibilmente i consumi idrici ma aumentano le perdite della rete idrica (dal 47% al 49% attuale). Ma soprattutto, Palermo vede crescere la produzione di rifiuti procapite (da 595,5 Kg/ab/anno a 572,3) e scende ancora la già risibile percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato (3,9%). Pesante flessione anche nei passeggeri sul trasporto pubblico (dai 110 viaggi per abitante all’anno nel 2009 agli appena 44 di questa edizione). Praticamente inesistenti piste ciclabili, isole pedonali e ztl, così come immobile ci pare la situazione relativa alla gestione e lo sviluppo delle energie rinnovabili, ed è tra le ultime per metri quadrati di verde urbano destinato ai cittadini. Crescono poi anche i consumi di carburanti nei quali Palermo lo scorso anno eccelleva. Dopo Palermo si conferma la calabrese Crotone, 102ª. Il capoluogo calabro piazza una fila di ND in tutti e tre gli indici legati all’inquinamento atmosferico, ma riesce a diminuire in modo impercettibile i consumi idrici e le perdite della rete idrica. Pesantemente negativo è l’aumento della produzione complessiva di rifiuti ed il calo nella percentuale di raccolta differenziata (da 15,7% della passata edizione all’attuale 13,4%). Maglia nera 2010 è Catania, 103ª. Una grande città, che negli ultimi anni è lentamente peggiorata nelle performance ambientali: era infatti 94ª tre edizioni or sono, 101ª due anni fa e già ultima lo scorso anno. Il quadro complessivo ci dice che Catania ha una qualità dell’aria non ottimale, perdite della rete idrica che arrivano al 50%, alti consumi idrici procapite, una depurazione che copre poco più del 20% dell’utenza, un trasporto pubblico scarsamente utilizzato, sempre più auto in circolazione, una elevata produzione di rifiuti, una percentuale ridicola di rifiuti raccolti in maniera differenziata, pochissimi centimetri di suolo urbano destinati a pedoni, ciclisti e ztl e meno di 5 metri quadri di verde per ogni abitante (sono 4,79 mq/abitante). Unica nota di colore nel grigiume è rappresentata dai metri quadrati di solare termico installati su edifici comunali ogni 1.000 abitanti, indice nel quale Catania anche quest’anno si conferma quinta assoluta con 4,77 metri quadrati installati ogni 1.000 abitanti.
L’Ufficio Stampa Legambiente (06.86268353-79-60-76)
Ecosistema Urbano, l’annuale ricerca di Legambiente e dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, realizzata con la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore, quest’anno alla sua diciassettesima edizione, è realizzata attraverso questionari e interviste dirette ai 103 comuni capoluogo di provincia e sulla base di altre fonti statistiche, con informazioni su 125 parametri ambientali per un corpus totale di oltre 125mila dati. I dati di questa edizione del rapporto fanno quindi prevalentemente riferimento all’anno 2009.
E’ di nuovo allarme ambientale nelle grandi città italiane. Con l’unica eccezione di Torino tutti i nostri centri urbani con più di mezzo milione di abitanti vedono peggiorare il loro stato di salute.
Tira veramente una pessima aria a Milano, che peggiora in tutti gli indici della qualità dell’aria e in particolare per le concentrazioni di Ozono (60 giorni di superamento, erano 41 lo scorso anno); Napoli e Palermo soccombono sotto i cumuli di rifiuti abbandonati nelle strade, incapaci di intraprendere un sistema di raccolta differenziata efficace mentre a Roma i cittadini patiscono ogni giorno gli effetti dannosi di una mobilità scriteriata, con centro e periferie invase dalle auto private.
Osservando la classifica delle migliori, sul podio, troviamo Belluno, Verbania e Parma. Poi Trento, Bolzano e Siena, La Spezia, Pordenone, Bologna e, a chiudere la top ten, Livorno. Balza agli occhi l’assoluto predominio del fondo della graduatoria da parte del Mezzogiorno e in particolar modo delle città siciliane. Tra gli ultimi venti comuni solo la ligure Imperia (93ª) rimane a rappresentare il settentrione. Le altre regioni rappresentate nella coda della graduatoria sono Calabria, con 4 città, Campania, Sardegna e Puglia. Le laziali Viterbo (84ª), Frosinone (94ª) e Latina (100ª) e la toscana Pistoia (85ª) compongono la rappresentanza in coda del centro del Paese. Palermo è 101ª, poi c’è la calabrese Crotone (102ª) e ultima è Catania (103ª).
Questo il quadro descritto dalle centinaia di dati della XVII edizione di Ecosistema Urbano, l'annuale ricerca di Legambiente e Ambiente Italia sullo stato di salute ambientale dei comuni capoluogo italiani realizzata con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore, presentato oggi a Firenze nel corso di un convegno che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Matteo Renzi, Flavio Tosi e Michele Emiliano, rispettivamente sindaci di Firenze, Verona e Bari, Emanuele Burgin, presidente del Coordinamento delle Agende 21 locali, Roberto Della Seta, della commissione Ambiente del Senato e Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente.
Grandi centri in caduta libera dicevamo, eccetto Torino (74ª): Genova, 32ª (era 22ª nella scorsa edizione); Milano, 63ª (ma 46ª lo scorso anno); Roma, 75ª (era 62ª); Napoli, 96ª (era 89ª); Palermo, 101ª (90ª nella scorsa edizione). La flessione è dovuta ad una generale conferma di performance storicamente non esaltanti in alcuni dei settori chiave del rapporto. Come ad esempio la qualità dell’aria, dove Milano peggiora in tutti e tre gli indici, e dove Palermo, Napoli e Roma non brillano. Oppure nel trasporto pubblico dove Palermo arretra con evidenza nei passeggeri trasportati, crollando dai 110 viaggi per abitante all’anno della passata edizione agli attuali 44 appena, e Napoli e Genova peggiorano di poco. O, ancora nella depurazione dove tutte le grandi flettono tranne Torino e Genova che restano stabili. Oppure nella percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata dove Roma resta immobile ad appena il 19,5% e Palermo addirittura scende ad un ridicolo 3,9% (era il 4,3% nella scorsa edizione). Resiste solo Torino, che è 74ª (era 77ª lo scorso anno), proprio perché migliora di poco nelle medie del Pm10 e soprattutto dell’Ozono dove dimezza i giorni di superamento della soglia, scendendo a 36 giorni contro i 74 dello scorso anno, come risale, di poco, anche nei settori del trasporto pubblico, dei consumi idrici e dei rifiuti, sia nella produzione che nella raccolta differenziata, dove arriva al 42%.
Nel complesso, i nuovi numeri dei principali comuni capoluogo di provincia d’Italia ci dicono cherestano al palole isole pedonali, le zone a traffico limitato e il verde, si conferma scarsamente utilizzato il trasporto pubblico, mentre crescono leimmatricolazioni di automobili, molto probabilmente frutto dell’ennesima rottamazione promossa dal Governo. Non si muove quasi la capacità di depurazione delle acque reflue, così come non diminuiscono sostanzialmentele perdite delle reti idriche. Cresce, ed è una delle notizie più liete di questa edizione del rapporto, la raccolta differenziata, così come ladiffusione delle energie rinnovabili. Permane l’emergenza smog anche se le medie del Pm10 si abbassano lievemente, mentre crescono quelle dell’Ozono. Come lo scorso anno si registra una lieve contrazione della produzione di rifiuti e dei consumi di carburante.
“La vera emergenza nelle nostre città – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – è rappresentata spesso dalla scarsa lungimiranza, dalla mancanza di coraggio e di modernità da parte di chi le governa. Perché se è vero che lo Stato investe pochissimo nelle infrastrutture per il trasporto pubblico urbano, questo non può diventare l’alibi per l’immobilismo delle grandi città che oggi invece potrebbero rappresentare il fulcro del cambiamento, approntando da subito interventi sostanziosi quasi a costo zero. Dobbiamo guardare all’Europa. Il road pricing a Londra per esempio, con il pedaggio per le automobili in una vasta area del centro, ha ridotto il traffico del 21%, fatto salire del 6% il numero di passeggeri del trasporto pubblico e portato nelle casse comunali un introito di oltre 150 milioni di euro l’anno da reinvestire nella mobilità sostenibile. Barcellona ha puntato sulla rete su ferro e Parigi ha alleggerito il traffico puntando sul Bike sharing, con decine di migliaia di biciclette a disposizione di cittadini e turisti in tutta la città”.
I movimenti più visibili (in positivo e in negativo) riguardano i capoluoghi più piccoli del Belpaese. Balzano in avanti Oristano (22ª, ma 74ª lo scorso anno), Avellino (29ª, era addirittura 80ª), Sondrio (35ª, era 73ª), Isernia (52ª, era 95ª nella passata edizione) e Pordenone, che scalando 29 posti entra nella top ten (è ottava, era 37ª lo scorso anno). Le palesi rimonte di queste città, così come le altrettanto chiare flessioni di altre, sono dovute al fatto che sono state fornite risposte complete al questionario di Legambiente, ma anche e soprattutto che nei settori più “pesanti” della ricerca si sono evidenziati miglioramenti sostanziali. Come nella qualità dell’aria (Pordenone, Isernia, Sondrio, Oristano) o nella raccolta differenziata dei rifiuti (Pordenone, Oristano, Avellino, Sondrio e Isernia) o, ancora, nei passeggeri trasportati dal trasporto pubblico (Avellino), nella depurazione (Avellino, Oristano e Pordenone) o nei consumi idrici (Oristano, Sondrio, Isernia).
Sorprende quest’anno, in positivo, la presenza tra i primi quaranta capoluoghi di ben 5 città meridionali (erano 4, ma tra i primi 42 lo scorso), due delle quali campane. Ancora più eclatante è il fatto che la conferma di Salerno (19ª, era 34ª nella passata edizione) e la comparsa di Avellino (29ª, 80ª lo scorso anno) avviene principalmente per un impressionante balzo in avanti nei numeri della raccolta differenziata dei rifiuti, messo insieme a performance complessivamente buone. Segno indiscutibile che qualcosa di buono, con fatica, riesce ad emergere tra le tante difficoltà di un pezzo fondamentale del Paese, il Meridione, fatto di piccoli e medi centri urbani che provano a pianificare il futuro cercando di gestire le emergenze del presente.
Le virtuose. In testa alla classifica, Belluno, che era 2ª lo scorso anno e prima due e tre edizioni or sono del rapporto, si conferma vincitrice per un trend complessivamente buono, conquistando un solo primato assoluto nella produzione di rifiuti che scende di poco, e riconfermando i buoni dati relativi alla qualità dell’aria, nella percentuale raccolta differenziata, nel calo nella produzione complessiva di rifiuti, nel numero dei passeggeri trasportati dal trasporto pubblico (dai 77 viaggi per abitante all’anno della passata edizione agli attuali 91). Seconda è Verbania, prima lo scorso anno e quarta due edizioni fa del rapporto. Il capoluogo piemontese conferma sostanzialmente le performance dello scorso anno: tra le prime (con 21 microgrammi al metro cubo) nella media annuale delle polveri sottili, migliora in quelle dell’Ozono. Diminuiscono i consumi idrici, cala ancora lievemente la percentuale di acqua dispersa dalla rete idrica. Scende di poco la produzione dei rifiuti ma rallenta la percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato che si attesta al 72%. Crescono i metri quadrati di verde a disposizione dei cittadini. In negativo per Verbania c’è la generale stasi nei numeri riguardanti la mobilità. Terza è Parma che conferma ancora il suo stazionamento tra le prime (era 5ª due anni or sono e ancora 3ª lo scorso anno). La città emiliana fa registrare un generale immobilismo per quel che riguarda la qualità dell’aria con i valori relativi all’NO2 e all’Ozono in lieve peggioramento, e una conferma delle medie dei valori del Pm10 (sempre a 34 microgrammi al metro cubo). Allo stesso modo si confermano sostanzialmente fermi i numeri relativi al trasporto pubblico e agli altri indicatori legati alla mobilità. Ma i passi avanti ci sono, lievi ma costanti: si registra una generale diminuzione sia dei consumi idrici procapite che delle perdite della rete idrica. Migliora anche la situazione legata alla gestione dei rifiuti; crescono ancora i metri equivalenti legati alla circolazione delle bici così come aumentano di poco anche i metri quadrati procapite destinati alle limitazioni del traffico veicolare e al verde pubblico.
Scorrendo la classifica, ecco la vera sorpresa entrata di prepotenza nella nostra top ten: Pordenone. Il capoluogo friulano, arriva all’ottavo posto dalla 37ª posizione dello scorso anno. Il suo prepotente avanzamento è dovuto a miglioramenti significativi in settori chiave di Ecosistema Urbano. Migliora infatti nella qualità dell’aria (in tutti e tre gli inquinanti monitorati); nei rifiuti, diminuendo la produzione complessiva e agganciando il primato assoluto nella percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata con il 76,3% (era appena il 44,4% lo scorso anno). Migliora anche nelle energie rinnovabili (solare Termico e Fotovoltaico e Politiche energetiche). Diminuiscono poi i consumi di carburanti e aumenta lo spazio per le bici (da 14,04 metri equivalenti per abitante dello scorso anno a 15,98). Cresce di poco la capacità di depurazione e calano le perdite di rete (dal 14% dello scorso anno al 10%). Bologna si conferma al nono posto, mentre decima è Livorno, che era dodicesima nella passata edizione e 24ª due anni fa. Livorno migliora in tutti e tre gli indicatori legati all’inquinamento atmosferico; porta al 99% la sua capacità di depurare i reflui (era al 95% nella scorsa edizione); aumenta la percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato, ancora lontana da livelli ottimali, ma in crescita (38,2%).
Le recidive. Anche in questa diciassettesima edizione di Ecosistema Urbano di Legambiente le ultimissime sono tutte del Sud, due siciliane e una calabrese. Palermo passa dal novantesimo posto dello scorso anno al terzultimo, scendendo di ben undici posizioni. Nell’aria infatti la città sicula peggiora le medie di No2 e Pm10, mentre migliora un po’ nei giorni di superamento dei limiti per l’Ozono. Migliorano impercettibilmente i consumi idrici ma aumentano le perdite della rete idrica (dal 47% al 49% attuale). Ma soprattutto, Palermo vede crescere la produzione di rifiuti procapite (da 595,5 Kg/ab/anno a 572,3) e scende ancora la già risibile percentuale di rifiuti raccolti in modo differenziato (3,9%). Pesante flessione anche nei passeggeri sul trasporto pubblico (dai 110 viaggi per abitante all’anno nel 2009 agli appena 44 di questa edizione). Praticamente inesistenti piste ciclabili, isole pedonali e ztl, così come immobile ci pare la situazione relativa alla gestione e lo sviluppo delle energie rinnovabili, ed è tra le ultime per metri quadrati di verde urbano destinato ai cittadini. Crescono poi anche i consumi di carburanti nei quali Palermo lo scorso anno eccelleva. Dopo Palermo si conferma la calabrese Crotone, 102ª. Il capoluogo calabro piazza una fila di ND in tutti e tre gli indici legati all’inquinamento atmosferico, ma riesce a diminuire in modo impercettibile i consumi idrici e le perdite della rete idrica. Pesantemente negativo è l’aumento della produzione complessiva di rifiuti ed il calo nella percentuale di raccolta differenziata (da 15,7% della passata edizione all’attuale 13,4%). Maglia nera 2010 è Catania, 103ª. Una grande città, che negli ultimi anni è lentamente peggiorata nelle performance ambientali: era infatti 94ª tre edizioni or sono, 101ª due anni fa e già ultima lo scorso anno. Il quadro complessivo ci dice che Catania ha una qualità dell’aria non ottimale, perdite della rete idrica che arrivano al 50%, alti consumi idrici procapite, una depurazione che copre poco più del 20% dell’utenza, un trasporto pubblico scarsamente utilizzato, sempre più auto in circolazione, una elevata produzione di rifiuti, una percentuale ridicola di rifiuti raccolti in maniera differenziata, pochissimi centimetri di suolo urbano destinati a pedoni, ciclisti e ztl e meno di 5 metri quadri di verde per ogni abitante (sono 4,79 mq/abitante). Unica nota di colore nel grigiume è rappresentata dai metri quadrati di solare termico installati su edifici comunali ogni 1.000 abitanti, indice nel quale Catania anche quest’anno si conferma quinta assoluta con 4,77 metri quadrati installati ogni 1.000 abitanti.
L’Ufficio Stampa Legambiente (06.86268353-79-60-76)
Ecosistema Urbano, l’annuale ricerca di Legambiente e dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, realizzata con la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore, quest’anno alla sua diciassettesima edizione, è realizzata attraverso questionari e interviste dirette ai 103 comuni capoluogo di provincia e sulla base di altre fonti statistiche, con informazioni su 125 parametri ambientali per un corpus totale di oltre 125mila dati. I dati di questa edizione del rapporto fanno quindi prevalentemente riferimento all’anno 2009.
mercoledì 6 ottobre 2010
Successo dell'edizione 2010 di Puliamo il mondo a Piazza Armerina
VOLONTARI, SCOLARESCHE E CITTADINI ALL’OPERA PER RIPULIRE VILLA ROMA E TRASFORMARLA IN GIARDINO D’ARTE
Si è svolta, sabato 2 e domenica 3 ottobre, a Piazza Armerina, Puliamo il mondo, la più grande iniziativa di volontariato ambientale promossa da Legambiente, ormai giunta alla XVII edizione.
La manifestazione, organizzata dal Circolo Piazzambiente di Legambiente, con il patrocinio del comune di Piazza Armerina, ha registrato per il 2010 la presenza ufficiale del Comitato di Quartiere Canali.
“L’edizione 2010 – dichiarano i responsabili di Legambiente e del Comitato di Quartiere Canali – ha presentato una novità rispetto le edizioni precedenti. Come sempre, armati di guanti e rastrelli, e con la collaborazione di scuole, associazioni e cittadini, abbiamo ripulito le aiuole e i viali della villa, ma abbiamo realizzato anche piccoli interventi di manutenzione e anche una vera e propria opera d’arte collettiva, un murales liberamente ispirato all’opera di Mondrian e al mosaico. Speriamo che questo esperimento, possa essere il preludio della trasformazione della villa in un atelier d’arte moderna all’aperto”.
Nei prossimi giorni sarà consegnata al sindaco della città una lettera sottoscritta dai piccoli partecipanti alla manifestazione con la richiesta che la villa Roma possa diventare un giardino d’arte, con spazi dedicati al mondo dell’infanzia, all’interno del quale realizzare eventi e manifestazioni per tutte le età e che venga tenuta costantemente pulita.
Più di 300 bambini e ragazzi hanno raccolto quasi 100 sacchi di rifiuti e hanno preso in mano il pennello per realizzare il murales di villa Roma che ha ricoperto le pareti del chiosco e che sarà completato nel prossimo week-end.
Legambiente ed il Comitato di Quartiere Canali ringraziano l’amministrazione comunale, tutti i volontari, i cittadini che hanno partecipato alla manifestazione e i dirigenti scolastici, gli insegnanti e i giovani alunni della Scuola media Roncalli, dell’Istituto Comprensivo Luigi Capuana, dell’Istituto Magistrale Francesco Crispi, dell’Istituto d’istruzione Superiore Ettore Majorana e dell’Istituto professionale G.B. Giuliano.
L’edizione 2010 di Puliamo il mondo è stata realizzata in memoria di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica barbaramente ucciso qualche settimana fa, per il suo forte impegno nei confronti dell’ambiente.
Le immagini della manifestazione sono visionabili sul profilo Facebook di Legambiente Piazza Armerina.
Si è svolta, sabato 2 e domenica 3 ottobre, a Piazza Armerina, Puliamo il mondo, la più grande iniziativa di volontariato ambientale promossa da Legambiente, ormai giunta alla XVII edizione.
La manifestazione, organizzata dal Circolo Piazzambiente di Legambiente, con il patrocinio del comune di Piazza Armerina, ha registrato per il 2010 la presenza ufficiale del Comitato di Quartiere Canali.
“L’edizione 2010 – dichiarano i responsabili di Legambiente e del Comitato di Quartiere Canali – ha presentato una novità rispetto le edizioni precedenti. Come sempre, armati di guanti e rastrelli, e con la collaborazione di scuole, associazioni e cittadini, abbiamo ripulito le aiuole e i viali della villa, ma abbiamo realizzato anche piccoli interventi di manutenzione e anche una vera e propria opera d’arte collettiva, un murales liberamente ispirato all’opera di Mondrian e al mosaico. Speriamo che questo esperimento, possa essere il preludio della trasformazione della villa in un atelier d’arte moderna all’aperto”.
Nei prossimi giorni sarà consegnata al sindaco della città una lettera sottoscritta dai piccoli partecipanti alla manifestazione con la richiesta che la villa Roma possa diventare un giardino d’arte, con spazi dedicati al mondo dell’infanzia, all’interno del quale realizzare eventi e manifestazioni per tutte le età e che venga tenuta costantemente pulita.
Più di 300 bambini e ragazzi hanno raccolto quasi 100 sacchi di rifiuti e hanno preso in mano il pennello per realizzare il murales di villa Roma che ha ricoperto le pareti del chiosco e che sarà completato nel prossimo week-end.
Legambiente ed il Comitato di Quartiere Canali ringraziano l’amministrazione comunale, tutti i volontari, i cittadini che hanno partecipato alla manifestazione e i dirigenti scolastici, gli insegnanti e i giovani alunni della Scuola media Roncalli, dell’Istituto Comprensivo Luigi Capuana, dell’Istituto Magistrale Francesco Crispi, dell’Istituto d’istruzione Superiore Ettore Majorana e dell’Istituto professionale G.B. Giuliano.
L’edizione 2010 di Puliamo il mondo è stata realizzata in memoria di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica barbaramente ucciso qualche settimana fa, per il suo forte impegno nei confronti dell’ambiente.
Le immagini della manifestazione sono visionabili sul profilo Facebook di Legambiente Piazza Armerina.
martedì 5 ottobre 2010
Percorsi del patrimonio industriale in Italia
“Percorsi del patrimonio Industriale in Italia” - Mostra itinerante
Catania, Le Ciminiere, Galleria d’arte 8-17 ottobre 2010
Valguarnera (EN), Parco Minerario Floristella-Grottacalda
20 ottobre-7 novembre 2010
COMUNICATO STAMPA - riceviamo e pubblichiamo
Venerdì 8 ottobre 2010 a Catania, alle Ciminiere si inaugurerà la Mostra “Percorsi del Patrimonio Industriale in Italia” per la prima volta in Sicilia, già presentata a Terni in occasione del decennale dell’AIPAI, Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, nel 2006, realizzata con la collaborazione di tutte le Sezioni regionali dell’AIPAI, a cura di Roberto Parisi e Manuel Ramello.
La Sezione Sicilia dell’AIPAI in collaborazione con l’Ente Parco Minerario Floristella-Grottacalda di Valguarnera, Ente pubblico regionale partecipato dalla Provincia di Enna e dai Comuni di Enna, Piazza Armerina, Valguarnera e Aidone, propone oggi di ospitare la suddetta mostra anche in Sicilia e di integrarla in questa occasione con una serie di pannelli rappresentativi del patrimonio culturale industriale presente nel territorio della Sicilia centro orientale con particolare riferimento alla provincia di Catania e di Enna.
Una particolare attenzione viene posta alla storia dell’attività mineraria per l’estrazione e la raffinazione dello zolfo, risorsa che fin dai tempi più remoti ha determinato una grande attrazione del nostro territorio nonché una fonte di ricchezza.
In occasione dell’inaugurazione della mostra a Catania l’8 ottobre 2010 si terrà dalle ore 9,30 alle ore 16,30 presso la Sala Conferenze della Galleria d’arte de Le Ciminiere una Giornata di studio sul tema : “L’archeologia industriale in Sicilia: storia, valorizzazione e fruizione”, presieduta dall’On.le Castiglione, Presidente della Provincia Regionale di Catania, con la partecipazione di esperti a livello nazionale e di rappresentanti delle Amministrazioni e di Enti locali, per porre l’attenzione sulla storia dello sviluppo industriale nell’Isola e sulla potenzialità che tuttoggi tale patrimonio ha in quanto risorsa che può determinare una valorizzazione del territorio e una crescita socio-culturale. Una particolare attenzione sarà posta alla conservazione degli archivi d’impresa, al fine di tramandare i saperi e la memoria storica economica e produttiva relativa al patrimonio industriale siciliano come risorsa su cui costruire il futuro.
Si auspica pertanto di sollecitare un dialogo che consenta di definire momenti incrociati di attuazione di efficaci politiche culturali.
In circa 80 pannelli la Mostra offre una panoramica delle svariate tipologie di patrimonio industriale esistenti nelle diverse regioni italiane, soffermandosi sui principali siti e monumenti, su buone pratiche di conservazione, valorizzazione e gestione, su casi di patrimonio a rischio o oggetto di interventi distruttivi, su alcuni fra i principali musei, ecomusei ed itinerari. Ciascuna Sezione regionale dell’AIPAI presenta un campione selezionato di casi-studio, tentando di far convergere le differenti scelte in quattro distinti ambiti tematici: testimonianze di rilevante interesse storico a rischio; emblematici esempi di comprensori geo-morfologicamente segnati dallo sviluppo del sistema di fabbrica; casi di eccellenza nel recupero urbano e/o architettonico e significative esperienze di musealizzazione. La mostra è da considerarsi uno strumento di straordinaria efficacia sul piano divulgativo e offre una possibilità di comparazione costruttiva delle varie esperienze di salvaguardia e riuso finora realizzate, dalla conoscenza alla valorizzazione del patrimonio industriale delle regioni d’Italia. Varie sono state le iniziative che hanno trasformato questo lavoro in una mostra itinerante accolta con interesse in Liguria, Toscana, Marche, Puglia e Piemonte.
L’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI – www.patrimonioindustriale.it ) fondata nel 1997, aderente al TICCIH, The International Committee for the Conservation of Cultural Industrial Heritage, promuove la costituzione di reti d’istituzioni pubbliche e private operanti nel campo della valorizzazione del patrimonio archeologico industriale, coordina e svolge attività di ricerca scientifica interdisciplinare, con l'obiettivo di analizzare il patrimonio archeologico industriale nelle sue molteplici componenti e angolazioni.
Il Parco Minerario Floristella-Grottacalda, istituito con la Legge Regionale n.17 del 1991, costituisce un esempio di best practice di tutela, recupero e valorizzazione di una delle aree con miniere di zolfo più importanti della Sicilia.
Il complesso de Le Ciminiere, acquisito dalla Provincia Regionale di Catania, è oggi un esempio di recupero, valorizzazione e riuso di una struttura produttiva industriale di notevole interesse storico e architettonico. L’ex raffineria dello zolfo, così valorizzata, è stata scelta quale sede significativa per l’ottima qualità del progetto di recupero architettonico dell’arch. Giacomo Leone e per la costanza dimostrata dall’Amministrazione Provinciale di Catania nel riuso e nella gestione.
Lungo l’itinerario dell’esposizione sarà possibile assistere alla proiezione di un documentario sul Parco Minerario Floristella-Grottacalda: Il Paesaggio della Zolfara: la storia e gli uomini di Floristella e del film "Rosso Malpelo" di Pasquale Scimeca, ispirato alla nota novella di Giovanni Verga, entrambi realizzati a cura dell'Ente Parco Minerario Floristella-Grottacalda e dell'Assessorato Regionale dei Beni Culturali e Ambientali e della Pubblica Istruzione.
Uno stand dedicato alle pubblicazioni scientifiche che sono state prodotte a livello nazionale sul patrimonio archeologico industriale metterà a disposizione del pubblico interessato materiali scientifici per ulteriori approfondimenti e studi.
Sarà curata un'attività di sensibilizzazione degli Istituti scolastici e delle Università
per promuovere visite guidate della mostra da parte di scolaresche dei
vari livelli di istruzione media e superiore, con l’obiettivo di favorire attività didattiche che coinvolgano docenti e discenti con la compilazione di schede di catalogazione di siti produttivi, realizzando visite di studio e laboratori didattici sul campo.
La mostra sarà riproposta nei locali del Palazzo Pennisi, presso il Parco Minerario Floristella Grottacalda a Valguarnera, in provincia di Enna, dal 20 ottobre al 7 novembre 2010, dove – in contemporanea – sarà allestita la mostra I Fasci siciliani ispirata a una ricerca storica di Enzo Barnabà e realizzata da Primo Merlisenna e Franco Quaglieni per farne strumento di conoscenza storica nelle scuole del Piemonte. Riproporre la rassegna fotografica in terra di Sicilia promuove una riflessione concreta su uno dei maggiori conflitti sociali dell’Italia unita che nelle aree minerarie dell’Isola – come quella di Valguarnera – ha assunto un particolare rilievo e drammaticità.
In occasione dell’inaugurazione in data 20 ottobre 2010 dalle ore 9,30 si terrà nella sala Conferenze del Parco una Tavola rotonda sul tema “L’archeologia industriale in Sicilia: storia, valorizzazione e fruizione delle aree minerarie”, che vedrà coinvolti gli Enti provinciali e comunali, Associazioni di tipo culturale, esperti per provare ad attivare sinergie su più livelli finalizzate alla conoscenza, alla catalogazione, al recupero e alla valorizzazione del patrimonio industriale dell’Isola, di indubbio valore culturale e ambientale, determinando così una ricaduta economica e sociale sul territorio e il potenziamento di un turismo culturale di qualità.
L’evento sarà pubblicato sulla Newsletter dell’AIPAI “Patrimonio Industriale”, rivista che viene distribuita con cadenza periodica ai soci anche on line ( www.crace.it ), sul portale AIPAI (www.patrimonioindustriale.it), sul sito dell’Ente Parco Minerario Floristella-Grottacalda
( www.enteparcofloristella.it ) e sul sito della Provincia Regionale di Catania (www.provincia.catania.it ).
Hanno sponsorizzato l’iniziativa: Distilleria Antonino Giuffrida di S. Venerina (CT); Distilleria Russo di S. Venerina (CT) , Cioccolatteria Acese di Aci S. Antonio (CT) , Piante Faro di Carruba di Riposto (CT).
Catania, Le Ciminiere, Galleria d’arte 8-17 ottobre 2010
Valguarnera (EN), Parco Minerario Floristella-Grottacalda
20 ottobre-7 novembre 2010
COMUNICATO STAMPA - riceviamo e pubblichiamo
Venerdì 8 ottobre 2010 a Catania, alle Ciminiere si inaugurerà la Mostra “Percorsi del Patrimonio Industriale in Italia” per la prima volta in Sicilia, già presentata a Terni in occasione del decennale dell’AIPAI, Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, nel 2006, realizzata con la collaborazione di tutte le Sezioni regionali dell’AIPAI, a cura di Roberto Parisi e Manuel Ramello.
La Sezione Sicilia dell’AIPAI in collaborazione con l’Ente Parco Minerario Floristella-Grottacalda di Valguarnera, Ente pubblico regionale partecipato dalla Provincia di Enna e dai Comuni di Enna, Piazza Armerina, Valguarnera e Aidone, propone oggi di ospitare la suddetta mostra anche in Sicilia e di integrarla in questa occasione con una serie di pannelli rappresentativi del patrimonio culturale industriale presente nel territorio della Sicilia centro orientale con particolare riferimento alla provincia di Catania e di Enna.
Una particolare attenzione viene posta alla storia dell’attività mineraria per l’estrazione e la raffinazione dello zolfo, risorsa che fin dai tempi più remoti ha determinato una grande attrazione del nostro territorio nonché una fonte di ricchezza.
In occasione dell’inaugurazione della mostra a Catania l’8 ottobre 2010 si terrà dalle ore 9,30 alle ore 16,30 presso la Sala Conferenze della Galleria d’arte de Le Ciminiere una Giornata di studio sul tema : “L’archeologia industriale in Sicilia: storia, valorizzazione e fruizione”, presieduta dall’On.le Castiglione, Presidente della Provincia Regionale di Catania, con la partecipazione di esperti a livello nazionale e di rappresentanti delle Amministrazioni e di Enti locali, per porre l’attenzione sulla storia dello sviluppo industriale nell’Isola e sulla potenzialità che tuttoggi tale patrimonio ha in quanto risorsa che può determinare una valorizzazione del territorio e una crescita socio-culturale. Una particolare attenzione sarà posta alla conservazione degli archivi d’impresa, al fine di tramandare i saperi e la memoria storica economica e produttiva relativa al patrimonio industriale siciliano come risorsa su cui costruire il futuro.
Si auspica pertanto di sollecitare un dialogo che consenta di definire momenti incrociati di attuazione di efficaci politiche culturali.
In circa 80 pannelli la Mostra offre una panoramica delle svariate tipologie di patrimonio industriale esistenti nelle diverse regioni italiane, soffermandosi sui principali siti e monumenti, su buone pratiche di conservazione, valorizzazione e gestione, su casi di patrimonio a rischio o oggetto di interventi distruttivi, su alcuni fra i principali musei, ecomusei ed itinerari. Ciascuna Sezione regionale dell’AIPAI presenta un campione selezionato di casi-studio, tentando di far convergere le differenti scelte in quattro distinti ambiti tematici: testimonianze di rilevante interesse storico a rischio; emblematici esempi di comprensori geo-morfologicamente segnati dallo sviluppo del sistema di fabbrica; casi di eccellenza nel recupero urbano e/o architettonico e significative esperienze di musealizzazione. La mostra è da considerarsi uno strumento di straordinaria efficacia sul piano divulgativo e offre una possibilità di comparazione costruttiva delle varie esperienze di salvaguardia e riuso finora realizzate, dalla conoscenza alla valorizzazione del patrimonio industriale delle regioni d’Italia. Varie sono state le iniziative che hanno trasformato questo lavoro in una mostra itinerante accolta con interesse in Liguria, Toscana, Marche, Puglia e Piemonte.
L’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI – www.patrimonioindustriale.it ) fondata nel 1997, aderente al TICCIH, The International Committee for the Conservation of Cultural Industrial Heritage, promuove la costituzione di reti d’istituzioni pubbliche e private operanti nel campo della valorizzazione del patrimonio archeologico industriale, coordina e svolge attività di ricerca scientifica interdisciplinare, con l'obiettivo di analizzare il patrimonio archeologico industriale nelle sue molteplici componenti e angolazioni.
Il Parco Minerario Floristella-Grottacalda, istituito con la Legge Regionale n.17 del 1991, costituisce un esempio di best practice di tutela, recupero e valorizzazione di una delle aree con miniere di zolfo più importanti della Sicilia.
Il complesso de Le Ciminiere, acquisito dalla Provincia Regionale di Catania, è oggi un esempio di recupero, valorizzazione e riuso di una struttura produttiva industriale di notevole interesse storico e architettonico. L’ex raffineria dello zolfo, così valorizzata, è stata scelta quale sede significativa per l’ottima qualità del progetto di recupero architettonico dell’arch. Giacomo Leone e per la costanza dimostrata dall’Amministrazione Provinciale di Catania nel riuso e nella gestione.
Lungo l’itinerario dell’esposizione sarà possibile assistere alla proiezione di un documentario sul Parco Minerario Floristella-Grottacalda: Il Paesaggio della Zolfara: la storia e gli uomini di Floristella e del film "Rosso Malpelo" di Pasquale Scimeca, ispirato alla nota novella di Giovanni Verga, entrambi realizzati a cura dell'Ente Parco Minerario Floristella-Grottacalda e dell'Assessorato Regionale dei Beni Culturali e Ambientali e della Pubblica Istruzione.
Uno stand dedicato alle pubblicazioni scientifiche che sono state prodotte a livello nazionale sul patrimonio archeologico industriale metterà a disposizione del pubblico interessato materiali scientifici per ulteriori approfondimenti e studi.
Sarà curata un'attività di sensibilizzazione degli Istituti scolastici e delle Università
per promuovere visite guidate della mostra da parte di scolaresche dei
vari livelli di istruzione media e superiore, con l’obiettivo di favorire attività didattiche che coinvolgano docenti e discenti con la compilazione di schede di catalogazione di siti produttivi, realizzando visite di studio e laboratori didattici sul campo.
La mostra sarà riproposta nei locali del Palazzo Pennisi, presso il Parco Minerario Floristella Grottacalda a Valguarnera, in provincia di Enna, dal 20 ottobre al 7 novembre 2010, dove – in contemporanea – sarà allestita la mostra I Fasci siciliani ispirata a una ricerca storica di Enzo Barnabà e realizzata da Primo Merlisenna e Franco Quaglieni per farne strumento di conoscenza storica nelle scuole del Piemonte. Riproporre la rassegna fotografica in terra di Sicilia promuove una riflessione concreta su uno dei maggiori conflitti sociali dell’Italia unita che nelle aree minerarie dell’Isola – come quella di Valguarnera – ha assunto un particolare rilievo e drammaticità.
In occasione dell’inaugurazione in data 20 ottobre 2010 dalle ore 9,30 si terrà nella sala Conferenze del Parco una Tavola rotonda sul tema “L’archeologia industriale in Sicilia: storia, valorizzazione e fruizione delle aree minerarie”, che vedrà coinvolti gli Enti provinciali e comunali, Associazioni di tipo culturale, esperti per provare ad attivare sinergie su più livelli finalizzate alla conoscenza, alla catalogazione, al recupero e alla valorizzazione del patrimonio industriale dell’Isola, di indubbio valore culturale e ambientale, determinando così una ricaduta economica e sociale sul territorio e il potenziamento di un turismo culturale di qualità.
L’evento sarà pubblicato sulla Newsletter dell’AIPAI “Patrimonio Industriale”, rivista che viene distribuita con cadenza periodica ai soci anche on line ( www.crace.it ), sul portale AIPAI (www.patrimonioindustriale.it), sul sito dell’Ente Parco Minerario Floristella-Grottacalda
( www.enteparcofloristella.it ) e sul sito della Provincia Regionale di Catania (www.provincia.catania.it ).
Hanno sponsorizzato l’iniziativa: Distilleria Antonino Giuffrida di S. Venerina (CT); Distilleria Russo di S. Venerina (CT) , Cioccolatteria Acese di Aci S. Antonio (CT) , Piante Faro di Carruba di Riposto (CT).
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