A Festambiente V edizione del Premio Ambiente e Legalità
13 PERSONALITA’ IMPEGNATE NELLA LOTTA ALLE ECOMAFIE
3 I SICILIANI CHE HANNO RICEVUTO IL PREMIO
Dal magistrato al comune cittadino, dalle cooperative ai giornalisti e, naturalmente, tanti rappresentanti della Forze dell’Ordine: sono tredici i paladini dell’ambiente che si sono distinti per l’impegno nella lotta all’ecomafia, premiati oggi pomeriggio da Legambiente e Libera nel corso della V edizione del Premio Ambiente e Legalità a Festambiente, il festival di Legambiente a Rispescia (Gr) fino al 16 agosto. Nell’ambito della giornata della Legalità di Libera alla presenza di Luigi Ciotti, presidente di Libera e Enrico Fontana, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente hanno ricevuto il premio per aver combattuto, ognuno nel proprio ambito, con professionalità, coraggio e passione il crimine ambientale, una delle piaghe che deturpa il territorio italiano, mettendo anche a rischio la salute dei cittadini.
“Le ecomafie gestiscono nel nostro Paese una vero e proprio sistema eco-criminale, estremamente flessibile e diversificato, al quale dobbiamo contrapporne uno legale ed eco-sostenibile - commenta Enrico Fontana, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente -. E' questa la parte dell’Italia che oggi si vuole premiare con il Premio Ambiente e Legalità per rendere merito agli uomini e alle donne che hanno coniugato impegno, passione e professionalità nella lotta contro un sistema criminale integrato, pervasivo e difficile da arginare. Sfruttare le risorse ambientali per fini criminali sta diventando ormai una costante: solo nel 2008 secondo Legambiente il giro d'affari complessivo delle ecomafie ha raggiunto la cifra imponente di 20 miliardi di euro, un miliardo e mezzo in più (7,3%) rispetto al 2007 e corrispondente a circa un quinto degli affari delle mafie. Proprio per questo - ha concluso Fontana - è importante ribadire ancora l’urgente necessità di introdurre i delitti contro l’ambiente nel nostro Codice penale per punire in maniera congrua chi avvelena l’aria che respiriamo, inquina l’acqua, saccheggia il territorio, minaccia la nostra salute e penalizza le imprese pulite”.
A ricevere il V Premio Ambiente e Legalità sono stati, dunque, Giuseppe Linares, Capo della Squadra mobile di Trapani per il coraggioso impegno nella lotta alla Mafia. Giuseppe Linares, infatti, si è esposto in prima persona coordinando l'inchiesta che ha portato al sequestro del complesso aziendale che faceva capo alla Calcestruzzi Mazara Spa, azienda della famiglia Agate, vertice indiscusso di cosa nostra mazarese e potente alleata del capo mafia Matteo Messina Denaro. Premio anche alla Cooperativa pugliese “Terra di Puglia” che ha riproposto in questa regione l'esperienza di “Libera Terra” nei terreni confiscati ai boss della Sacra Corona Unita, rilanciando un nuovo modello di consumo responsabile e dando un esempio importante per lo sviluppo e l'occupazione in Italia e nel Sud. Ed è sempre per l'impegno nell'antimafia, in modo particolare nella lotta all'abusivismo edilizio in Campania, che il premio viene assegnato ad Aldo De Chiara, magistrato della procura di Napoli. Con l'avvio di un piano di demolizioni nell'isola di Ischia, De Chiara ha posto in essere una necessaria premessa per riaffermare la legalità in un territorio da troppo tempo sfregiato dal ciclo illegale del cemento. Nell'ambito dell'edilizia si è contraddistinta anche la Cooperitiva Calcestruzzi Ericina Libera di Trapani che si è distinta per la straordinaria iniziativa di riutilizzo sociale di un bene confiscato alla mafia ed applicazione di una moderna tecnologia per il riciclo di inerti. Un'iniziativa dal duplice merito: la piena affermazione della legalità e il rispetto dell'ambiente in un territorio violato senza pena dai clan della mafia. Tanti i premiati anche nelle forze dell'ordine. Criminalità ambientale e traffico illecito dei rifiuti sono, infatti, al centro del lavoro del Comando regionale Puglia della Guardia di finanza, di cui ritira il premio il Tenente Colonnello Amedeo Antonucci. Il servizio del Comando ha portato in questi anni ottimi risultati in una regione particolarmente esposta alle pressioni ecomafiose. A Giovanni Caturano, Maggiore dell'Arma dei Carabinieri - Comandante del Gruppo tutela ambiente di Napoli e Responsabile Noe per il Sud d'Italia andrà il premio per il prezioso lavoro svolto dal Noe del Sud contro i traffici illeciti di rifiuti. Una lotta, quella contro i traffici illeciti, per cui viene premiato anche Ugo Mereu, Dirigente superiore del Corpo forestale della Stato, costantemente impegnato contro pericolose organizzazioni dedite a questo genere di illegalità. Ma non solo. Il Corpo Forestale dello Stato verrà premiato anche per le iniziative rivolte ai giovani dei quartieri più degradati e a rischio di Palermo, sensibilizzati attraverso lo sport “sostenibile” e per le attività a servizio della Procura di Palermo nelle inchieste su traffici di specie animali protette, per cui ritirerà il premio l'agente scelto Rachid Berradi. A Giusi Nicolini, direttore della Riserva Naturale Orientata dell’Isola di Lampedusa verrà assegnato il premio per l’instancabile attività, svolta con impegno e passione, in difesa dell’ambiente e della legalità in Sicilia e in particolare nell’isola di Lampedusa. E poi ancora al Comandante della Polizia locale di Milano, Nazzareno Giovannelli, per l’operazione denominata Star Wars che ha colpito un imponente traffico illecito di rifiuti in Brianza gestito dalla criminalità organizzata calabrese. Un risultato investigativo straordinario nella lotta all’ecomafia che prova l’interesse della ‘ndrangheta nel ciclo illegale dei rifiuti nelle aree del Nord Italia. Si torna al Nord per il premio a Vittorio Alessandro, Comandante della Capitaneria di Porto de La Spezia, per il costante impegno a favore della legalità e per la preziosa attività rivolta alla salvaguardia dell’ambiente marino e costiero. E’ stato tra i primi animatori del Ram (Reparto Ambientale Marino), l’organismo delle Capitanerie di Porto presso il Ministero dell’Ambiente con compiti di vigilanza in particolare nelle aree marine protette. Cambio di titoli ma non di intenti per il premio a Luciano Scalettari, giornalista di Famiglia Cristiana, per il prezioso lavoro, come giornalista e volontario, nella ricerca della verità sulla vicenda dell’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e in numerose altre inchieste sui traffici internazionali di rifiuti tossici. All'architetto della Soprintendenza di Salerno, Nora Scirè, il premio per il tenace – e spesso solitario – lavoro a difesa del territorio della provincia di Salerno contro le aggressione dell’abusivismo edilizio, soprattutto nelle aree di maggior pregio ambientale. Giornalismo impegnato anche quello di Irene Benassi, inviata della trasmissione “Sabato, Domenica e... ” di Rai1, premiata per l’impegno e la professionalità a favore dell’ambiente e della sua tutela, espresso con numerosi servizi di inchiesta e di denuncia degrado e di illegalità ambientale.
martedì 11 agosto 2009
domenica 9 agosto 2009
Cronache NO PONTE dell'8 agosto 2009

Una straordinaria manifestazione No Ponte partecipata da 8000 persone ha percorso oggi le strade di Messina. Al corteo hanno preso parte delegazioni da tutta la Sicilia e la Calabria, con presenze anche da altre città. Nel corso del comizio finale sono intervenuti circa 30 rappresentanti delle varie realtà presenti. In questi mesi di preparazione del corteo qualcuno ci aveva consigliato di lasciar perdere, di non rischiare, perché il periodo non era adatto, perché il clima politico non era adatto, perché era difficile confrontarsi con la straordinaria manifestazione del 22 gennaio 2006. Come se il successo di quella iniziativa potesse essere un’ipoteca per le mobilitazioni successive. Ma evidentemente abbiamo avuto ragione ad insistere, perché coglievamo sul territorio ed, in generale, nel movimento la necessità di ridare voce e corpo ad una istanza, quella contro il ponte, che è anche il simbolo di tutte le lotte contro le devastazioni territoriali. Il ponte sullo Stretto è un disastro economico e sociale prima ancora che ambientale e paesaggistico. Produce danni anche oggi che i cantieri non sono stati ancora avviati in quanto copre il vuoto di qualsiasi politica che pensi al futuro del nostro territorio e del Sud in generale. Per questo la nostra lotta è diventata vertenziale. Non è più solo un No. Noi vogliamo che le risorse pubbliche preventivate per il ponte vengano spese per la messa in sicurezza sismica delle nostre abitazioni, per il riassetto idrogeologico del territorio, per il potenziamento del trasporto pubblico nello Stretto. Per questi motivi siamo in piazza oggi in questo atto che è un nuovo inizio del movimento. Lavoreremo fino alla fine perché la scelta dell’avvio dei lavori rientri ma se dovessero dare il via alla cantierizzazione noi saremo lì per contrastarli. Questa grande manifestazione ci dice che possiamo fermarli. E lo faremo. Rete No Ponte www.retenoponte.it
sabato 8 agosto 2009
Furto di legna nel bosco a Piazza Armerina
Il circolo Legambiente di Piazza Armerina si congratula con i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Piazza Armerina che, nell’ambito dei servizi volti alla prevenzione generale e anche dei reati di natura ambientale ieri sera hanno scoperto un camion, con 2 uomini a bordo, carico di eucalipti appena recisi proveniente dal bosco Bellia. Ai 2 fermati sono stati contestati i reati di furto aggravato e danneggiamento di beni demaniali, nonchè di distruzione e deturpamento di bellezze naturali.
"Il rispetto per la proprietà comune e per il patrimonio ambientale e di conseguenza per la legalità - dichiarano i responsabili dell'associazione - è purtroppo un valore poco sentito dalla nostra popolazione e il furto di legna dal bosco ne è un classico esempio. Ci auguriamo che in un domani non molto lontano la tutela dell'ambiente e del patrimonio comune possa essere condiviso da tutti e apprezzato come un valore aggiunto per il nostro territorio".
venerdì 7 agosto 2009
Appello da Festambiente contro il nucleare
Legambiente: “Con il nucleare non si riduce la bolletta, nè si ferma la Febbre del Pianeta”
“Con il nucleare non si riduce la bolletta, nè si ferma la Febbre del Pianeta”.
E' questa la risposta di Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente alle dichiarazioni sul nucleare del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Un appello che l'associazione ambientalista lancia nel corso di Festambiente, il primo Festival denuclearizzato che dal 7 agosto fino al 16 a Rispescia (Gr) offrirà ai visitatori buone pratiche di green economy, risparmio, efficienza energetica, fonti rinnovabili, le 'ricette' per fermare la “febbre” del pianeta.
A lanciare il messaggio antinuclearista saranno gli stessi cantanti tra cui Eugenio Finardi, Bandabardò e Africa Unite, che saliranno sul palco di Festambiente, indossando il braccialetto di Legambiente “No Nuke” contro la scelta energetica dell'atomo. Il nucleare non è la risposta al mutamento climatico, né è una scelta condivisa dalla maggior parte degli italiani. Secondo un sondaggio della Lorien Consulting, infatti, sono oltre il 60% gli italiani contrari all'energia nucleare, quasi 7 italiani su 10 considerano pericolosa l'energia dall'atomo (65,8%), mentre cresce invece l'apertura verso le fonti alternative, a cui sono favorevoli 8 cittadini su 10.
“Il nucleare non è assolutamente la fonte energetica più economica – ha aggiunto Gentili – perchè gran parte del costo dell'elettricità da nucleare è legato al costo di investimento per la progettazione e realizzazione delle centrali, che è almeno doppio di quanto ufficialmente dichiarato, e richiede tempi di ritorno di circa 20 anni. Se a questo si considerano anche i costi di smaltimento delle scorie e di decommissioning degli impianti i costi diventano addirittura poco calcolabili. Dove il kWh da nucleare costa apparentemente poco è perché lo Stato si fa carico dei costi per lo smaltimento definitivo delle scorie e per lo smantellamento delle centrali. E sono proprio queste spese ad aver scoraggiato gli investimenti privati negli ultimi decenni. Per fermare la febbre del pianeta e ridurre la bolletta energetica italiana la soluzione più semplice è fondata sul risparmio, sull'efficienza energetica e sullo sviluppo delle fonti rinnovabili: la via più immediata, più economica e sostenibile”.
“Con il nucleare non si riduce la bolletta, nè si ferma la Febbre del Pianeta”.
E' questa la risposta di Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente alle dichiarazioni sul nucleare del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Un appello che l'associazione ambientalista lancia nel corso di Festambiente, il primo Festival denuclearizzato che dal 7 agosto fino al 16 a Rispescia (Gr) offrirà ai visitatori buone pratiche di green economy, risparmio, efficienza energetica, fonti rinnovabili, le 'ricette' per fermare la “febbre” del pianeta.
A lanciare il messaggio antinuclearista saranno gli stessi cantanti tra cui Eugenio Finardi, Bandabardò e Africa Unite, che saliranno sul palco di Festambiente, indossando il braccialetto di Legambiente “No Nuke” contro la scelta energetica dell'atomo. Il nucleare non è la risposta al mutamento climatico, né è una scelta condivisa dalla maggior parte degli italiani. Secondo un sondaggio della Lorien Consulting, infatti, sono oltre il 60% gli italiani contrari all'energia nucleare, quasi 7 italiani su 10 considerano pericolosa l'energia dall'atomo (65,8%), mentre cresce invece l'apertura verso le fonti alternative, a cui sono favorevoli 8 cittadini su 10.
“Il nucleare non è assolutamente la fonte energetica più economica – ha aggiunto Gentili – perchè gran parte del costo dell'elettricità da nucleare è legato al costo di investimento per la progettazione e realizzazione delle centrali, che è almeno doppio di quanto ufficialmente dichiarato, e richiede tempi di ritorno di circa 20 anni. Se a questo si considerano anche i costi di smaltimento delle scorie e di decommissioning degli impianti i costi diventano addirittura poco calcolabili. Dove il kWh da nucleare costa apparentemente poco è perché lo Stato si fa carico dei costi per lo smaltimento definitivo delle scorie e per lo smantellamento delle centrali. E sono proprio queste spese ad aver scoraggiato gli investimenti privati negli ultimi decenni. Per fermare la febbre del pianeta e ridurre la bolletta energetica italiana la soluzione più semplice è fondata sul risparmio, sull'efficienza energetica e sullo sviluppo delle fonti rinnovabili: la via più immediata, più economica e sostenibile”.
mercoledì 5 agosto 2009
Contro il Ponte e per la tutela dei territori
Manifestazione 8 Agosto 2009
Ore 18.00 Piazza Cairoli - MESSINA
Il piano per le infrastrutture varato dal Governo si configura come un vero e proprio regalo nei confronti dei grossi contractor (Impregilo in testa) che fanno del rapporto con le istituzioni pubbliche la loro fortuna. Dei 16 miliardi di Euro complessivi, 1,3 sono stati destinati al Ponte sullo Stretto, opera che ha acquisito un valore simbolico ormai superiore anche allo stanziamento previsto. All'operazione infrastrutture viene assegnato il significato del rilancio dell'economia e dell'occupazione. Si tratta di un nuovo corso a carattere globale con enormi investimenti (seppure ogni paese lo configuri con caratteristiche differenti). In realtà difficilmente questo tipo di politiche avrà un vero effetto anticiclico (ancora meno miglioreranno le condizioni di vita dei lavoratori colpiti dalla crisi), ma sicuramente servirà a trasferire risorse dal pubblico alle imprese private che sono impegnate in questo settore di mercato. La costruzione del ponte sullo Stretto, al di là del portato di distruzione di un'area paesaggisticamente straordinaria e di importanza unica dal punto di vista naturalistico e della devastazione cui condurrebbe Messina e Villa San Giovanni a causa di immensi cantieri che interesserebbero queste città per molti anni, non ha alcuna logica dal punto di vista trasportistico ed economico. Tutti gli studi condotti negli ultimi anni, infatti, a partire da quelli degli advisor ingaggiati dal governo italiano indicano in alti tassi di crescita del meridione (almeno il 3,8 %) la condizione perch´ il ponte possa essere seppur minimamente profittevole. A tali tassi corrisponderebbe, infatti, un incremento dei transiti che indurrebbe quegli introiti che giustificherebbero economicamente l'opera. Com'è evidente, però, siamo molto lontani da questi dati ed infatti negli ultimi anni il traffico nello Stretto di Messina ha visto un netto ridimensionamento piuttosto che l'auspicato incremento. I tanto sbandierati ingorghi agli imbarcaderi (che giustificherebbero l'opera) sono in realtà ormai rari e in larga misura causati da una riduzione della flotta e dalla progressiva opera di dismissione portata avanti dalle Ferrovie dello Stato nel mezzogiorno. E allora sarà alquanto difficile che possa esserci un investimento di privati in un'opera che non dà alcuna garanzia di profitti (nonostante le clausole di rivalsa che prevedono il rimborso del 50% dell'investimento allo scadere della concessione). Il finanziamento (se ci sarà, col miliardo e trecento milioni attuali avvieranno progettazione ed opere propedeutiche e/o compensative) sarà interamente pubblico e verrà, come spesso ripetuto da Matteoli, recuperato in larga parte sul mercato finanziario (attraverso prestiti e/o obbligazioni) rinviando il debito alle generazioni successive. Inoltre, i 40000 addetti propagandati dal Governo sono da ridurre, secondo recenti studi, basati peraltro anche sulle rilevazioni condotte dagli advisor, a circa 5000 di cui solo 2000 locali. Il movimento Noponte ha sempre espresso la propria contrarietà al Ponte sullo Stretto non soltanto per motivazioni ambientali, economiche, trasportistiche, sociali ma anche sollevando gravi interrogativi su aspetti tecnici legati alla scarsa valutazione sull'alta sismicità dell'area, sulla tenuta delle saldature del Ponte, sui limiti tecnologici attuali per garantire una "luce" così lunga, ecc.. Quegli interrogativi sono oggi confermati ed addirittura aggravati non da un tecnico qualsiasi ma addirittura da quello che fu il presidente del comitato tecnico-scientifico per la verifica della fattibilità del Ponte ovvero il prof. Remo Calzona che dichiara apertamente in una intervista a "La Repubblica" di avere sbagliato le previsioni: la soluzione del Ponte a campata unica è oggi assai più costosa e per nulla immune da crisi strutturali; il Ponte potrebbe collassare a causa della fatica dei materiali (il cosiddetto fletter,che provocò la caduta del ponte di Tacoma, sopra Los Angeles); è molto probabile che il Ponte subisca il fenomeno del galopping, ovvero una deformazione patita in Danimarca dal nastro d'asfalto del ponte sullo Storebelt, impedendo il passaggio di cose e persone, ovvero il motivo ufficiale per il quale si costruisce un Ponte!!! Il 22 gennaio 2006 una grande manifestazione partecipata da decine di migliaia di persone (con la partecipazione di una folta delegazione di No Tav) invase le strade di Messina e determinò di fatto uno stop alla costruzione del ponte. Il Governo Prodi, infatti, inserì l'opera tra quelle non prioritarie. Non cancellò, però, la Stretto di Messina Spa (società incaricata di gestire la costruzione del ponte), né rescisse il contratto firmato da Berlusconi con Impregilo poco prima della scadenza del suo mandato è risultato, così, agevole al nuovo Governo Berlusconi rilanciare l'operazione. Per fermare nuovamente la costruzione del ponte sullo Stretto sarà oggi necessario ricostruire le condizioni che portarono a quella grande mobilitazione di piazza. Lo abbiamo fatto una volta, possiamo rifarlo.
Costruiamo insieme una grande manifestazione
Ore 18.00 Piazza Cairoli - MESSINA
Il piano per le infrastrutture varato dal Governo si configura come un vero e proprio regalo nei confronti dei grossi contractor (Impregilo in testa) che fanno del rapporto con le istituzioni pubbliche la loro fortuna. Dei 16 miliardi di Euro complessivi, 1,3 sono stati destinati al Ponte sullo Stretto, opera che ha acquisito un valore simbolico ormai superiore anche allo stanziamento previsto. All'operazione infrastrutture viene assegnato il significato del rilancio dell'economia e dell'occupazione. Si tratta di un nuovo corso a carattere globale con enormi investimenti (seppure ogni paese lo configuri con caratteristiche differenti). In realtà difficilmente questo tipo di politiche avrà un vero effetto anticiclico (ancora meno miglioreranno le condizioni di vita dei lavoratori colpiti dalla crisi), ma sicuramente servirà a trasferire risorse dal pubblico alle imprese private che sono impegnate in questo settore di mercato. La costruzione del ponte sullo Stretto, al di là del portato di distruzione di un'area paesaggisticamente straordinaria e di importanza unica dal punto di vista naturalistico e della devastazione cui condurrebbe Messina e Villa San Giovanni a causa di immensi cantieri che interesserebbero queste città per molti anni, non ha alcuna logica dal punto di vista trasportistico ed economico. Tutti gli studi condotti negli ultimi anni, infatti, a partire da quelli degli advisor ingaggiati dal governo italiano indicano in alti tassi di crescita del meridione (almeno il 3,8 %) la condizione perch´ il ponte possa essere seppur minimamente profittevole. A tali tassi corrisponderebbe, infatti, un incremento dei transiti che indurrebbe quegli introiti che giustificherebbero economicamente l'opera. Com'è evidente, però, siamo molto lontani da questi dati ed infatti negli ultimi anni il traffico nello Stretto di Messina ha visto un netto ridimensionamento piuttosto che l'auspicato incremento. I tanto sbandierati ingorghi agli imbarcaderi (che giustificherebbero l'opera) sono in realtà ormai rari e in larga misura causati da una riduzione della flotta e dalla progressiva opera di dismissione portata avanti dalle Ferrovie dello Stato nel mezzogiorno. E allora sarà alquanto difficile che possa esserci un investimento di privati in un'opera che non dà alcuna garanzia di profitti (nonostante le clausole di rivalsa che prevedono il rimborso del 50% dell'investimento allo scadere della concessione). Il finanziamento (se ci sarà, col miliardo e trecento milioni attuali avvieranno progettazione ed opere propedeutiche e/o compensative) sarà interamente pubblico e verrà, come spesso ripetuto da Matteoli, recuperato in larga parte sul mercato finanziario (attraverso prestiti e/o obbligazioni) rinviando il debito alle generazioni successive. Inoltre, i 40000 addetti propagandati dal Governo sono da ridurre, secondo recenti studi, basati peraltro anche sulle rilevazioni condotte dagli advisor, a circa 5000 di cui solo 2000 locali. Il movimento Noponte ha sempre espresso la propria contrarietà al Ponte sullo Stretto non soltanto per motivazioni ambientali, economiche, trasportistiche, sociali ma anche sollevando gravi interrogativi su aspetti tecnici legati alla scarsa valutazione sull'alta sismicità dell'area, sulla tenuta delle saldature del Ponte, sui limiti tecnologici attuali per garantire una "luce" così lunga, ecc.. Quegli interrogativi sono oggi confermati ed addirittura aggravati non da un tecnico qualsiasi ma addirittura da quello che fu il presidente del comitato tecnico-scientifico per la verifica della fattibilità del Ponte ovvero il prof. Remo Calzona che dichiara apertamente in una intervista a "La Repubblica" di avere sbagliato le previsioni: la soluzione del Ponte a campata unica è oggi assai più costosa e per nulla immune da crisi strutturali; il Ponte potrebbe collassare a causa della fatica dei materiali (il cosiddetto fletter,che provocò la caduta del ponte di Tacoma, sopra Los Angeles); è molto probabile che il Ponte subisca il fenomeno del galopping, ovvero una deformazione patita in Danimarca dal nastro d'asfalto del ponte sullo Storebelt, impedendo il passaggio di cose e persone, ovvero il motivo ufficiale per il quale si costruisce un Ponte!!! Il 22 gennaio 2006 una grande manifestazione partecipata da decine di migliaia di persone (con la partecipazione di una folta delegazione di No Tav) invase le strade di Messina e determinò di fatto uno stop alla costruzione del ponte. Il Governo Prodi, infatti, inserì l'opera tra quelle non prioritarie. Non cancellò, però, la Stretto di Messina Spa (società incaricata di gestire la costruzione del ponte), né rescisse il contratto firmato da Berlusconi con Impregilo poco prima della scadenza del suo mandato è risultato, così, agevole al nuovo Governo Berlusconi rilanciare l'operazione. Per fermare nuovamente la costruzione del ponte sullo Stretto sarà oggi necessario ricostruire le condizioni che portarono a quella grande mobilitazione di piazza. Lo abbiamo fatto una volta, possiamo rifarlo.
Costruiamo insieme una grande manifestazione
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