venerdì 28 luglio 2017

Incendi boschivi è record: 74.965 ettari bruciati nei primi sette mesi del 2017

Incendi boschivi è record: 74.965 ettari bruciati nei primi sette mesi del 2017
Ecco l’aggiornamento di Legambiente su numeri e misure di prevenzione
Sicilia, Calabria, Campania, Lazio, Sardegna e Puglia le più colpite dal fuoco
Gravissimi ritardi delle Regioni nell’approvazione delle misure di prevenzione e contrasto
Governo in ritardo su decreti attuativi necessari e l’Italia brucia per mano criminale
L’azione di vigilanza rafforzata in sole 10 province avrebbe salvato 47.559 ettari
1.144 richieste d’intervento dalle Regioni al Centro operativo della Protezione civile
“Troppi ritardi, Governo, Regioni e Comuni si assumano le proprie responsabilità”
Ogni estate l’Italia brucia. Quest’anno brucia di più. Tra il mese di maggio e il 26 luglio sono andati in fumo 72.039 ettari di superfici boschive, il 96,1% della superficie bruciata quest’anno. Sommati ai 2.926 ettari (3,9% del totale) bruciati nel periodo invernale, in questi sette mesi del 2017 le fiamme hanno divorato 74.965 ettari di superfici boschive. Siamo al 156,41% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016 (47.926 ettari). E caldo e siccità non sono ancora finiti.
È l’aggiornamento al 26 luglio dei dati elaborati da Legambiente e raccolti dalla Commissione europea nell’ambito del progetto Copernico per monitorare e mappare uno dei fenomeni più devastanti in Italia e nel resto d’Europa.
Secondo la banca dati, le regioni italiane più colpite sono la Sicilia con 25.071 ettari distrutti dal fuoco – con roghi in quasi tutte le province – la Calabria con 19.224 ettari e ancora la Campania 13.037, il Lazio 4.859, la Sardegna 3.512, la Puglia 3.049, la Liguria 2.848 (di cui 2.455 ettari in periodo “invernale”), la Toscana 1.521, la Basilicata 572, l’Abruzzo 366, la Lombardia 270, le Marche 264, l’Umbria 221 e il Piemonte con 151 ettari. Il fuoco colpisce ogni anno non solo le stesse regioni ma addirittura le stesse province. Quest’anno, per esempio, con un’azione preventiva di vigilanza e controllo rafforzato in sole 10 province (Cosenza, Salerno, Trapani, Reggio Calabria, Messina, Siracusa, Latina, Napoli, Palermo, Caserta) si sarebbero potuti salvare fino a 47.559 ettari, ossia il 63,44% di quanto bruciato finora.
L’Italia ha un patrimonio boschivo unico che copre attualmente circa il 36% della superficie territoriale nazionale. La Protezione Civile stima che negli ultimi 30 anni sia andato perso addirittura il 12% del patrimonio forestale del Paese. Con inestimabili danni agli ecosistemi colpiti ed effetti sulla già precaria tenuta idrogeologica del territorio e sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici. Le stime complessive fatte dall’ex Corpo forestale dello Stato – oggi confluito nell’Arma dei carabinieri – sui danni ambientali cagionati dai roghi nel 2016 ruotano intorno ai 14 milioni di euro, mentre i soli costi per l’estinzione sono stati quantificati in quasi 8 milioni, per un totale di quasi 22 milioni.
E se le temperature torride e la scarsa manutenzione dei boschi rappresentano un mix esplosivo per l’innesco, l’Italia, però, salvo eccezioni, brucia per colpa della mano criminale dell’uomo, mafiosa e non mafiosa per il perseguimento di interessi economici. Il trend è in crescita. Già nel 2016, secondo il nostro rapporto Ecomafia, gli incendi di origine dolosa o colposa erano quasi raddoppiati rispetto al 2015: 4.635 incendi (con dolo o colpa accertati) contro i 2.250 del 2015. Le mafie svolgono un ruolo determinante nel controllare i rispettivi territori di pertinenza, usando alla bisogna gli incendi per i più disparati motivi criminali. Appalti per manutenzione e rimboschimenti, assunzioni clientelari del personale forestale (addetto agli spegnimenti e alla manutenzione), guardianie imposte, estensione delle superfici destinati al pascolo, e ancora per ritorsione nei confronti di chiunque gli sbarra la strada o come mero strumento di ricatto politico. Quest’anno Sicilia, Calabria e Campania hanno mandato in fumo 57.332 ettari (pari al 76,47% del totale).
Numero da record (del decennio) quest’anno anche per le chiamate ricevute dal Centro Operativo Aereo Unificato del Dipartimento della Protezione Civile da parte delle Regioni. Tra il 1 gennaio e il 26 luglio sono arrivate 1.144 richieste per l’intervento dei mezzi della flotta aerea dello Stato (composta da 14 Canadair, 3 elicotteri del Corpo Nazionale dei vigili del fuoco e 3 elicotteri della Difesa).
“I ritardi nella pianificazione territoriale sono decisamente troppi – dichiara Rossella Muroni, presidente di Legambiente – La Protezione civile ha messo in campo nei giorni scorsi un notevole impegno. Ma la questione degli incendi richiede che si faccia di più, per prevenire e per punire, e in questo senso la legge 68 che ha inserito gli ecoreati nel codice penale oggi è uno strumento in più. L’Italia non può essere lasciata in mano a piromani e criminali che speculano sempre di più di anno in anno. È fondamentale che vi sia una concreta assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti nel controllo, la prevenzione e la mitigazione del fenomeno, a cominciare da Regioni e Governo. È inaccettabile continuare a lasciare andare in fumo il capitale naturale del Paese”.
È a livello territoriale che si registrano i ritardi più gravi. È alle Regioni che spetta, infatti, redigere e approvare annualmente il Piano regionale AIB (antincendi boschivi) per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi. Devono, inoltre, coordinare e gestire tutte le operazioni e gli enti coinvolti nella azioni di prevenzione e contrasto agli incendi, con mezzi di terra e aerei, attivare la Sala Operativa Unificata Permanente per tutto il periodo di maggiore criticità e i Centri Operativi Provinciali per gestire il servizio di prevenzione e spegnimento degli incendi boschivi in ambito provinciale, oltre a raccordarsi con la stessa SOUP per gli eventi che richiedono un supporto interprovinciale.
Ai ritardi, va aggiunto il numero insufficiente delle squadre di operai forestali e il processo di riorganizzazione delle funzioni dell’ex Corpo Forestale ora assorbito nell’Arma dei Carabinieri; i Vigili del fuoco a cui sono state assegnate nuove funzioni sono sotto organico di 3.314 unità. In questo quadro si inseriscono anche l’assenza di strategie e di misure di adattamento al clima e i ritardi nazionali dovuti al fatto che il Governo e i Ministeri competenti non abbiano ancora approvato i decreti attuativi necessari al completamento del passaggio di competenze, personale, strumenti e mezzi per quanto riguarda l’antincendio boschivo, in modo da garantire su tutto il territorio squadre operative per gestire l’emergenza e svolgere le attività di prevenzione.
Nelle sei Regioni maggiormente colpite dagli incendi di questa stagione estiva, al 26 luglio, il quadro è disarmante. Fortissimi ritardi nell’approvazione dei piani di AIB (antincendi boschivi), mancato trasferimento di personale e mezzi, mancata firma delle apposite convenzioni, specialmente in Sicilia, Campania e Calabria, un numero elevato di operatori antincendio di età superiore ai 55 anni e senza le certificazioni sanitarie di idoneità fisica. Ritardi che ad oggi non consentono di mettere in campo un’azione tempestiva ed efficace di prevenzione e gestione attiva delle emergenze sul fronte degli incendi boschivi.
La Sicilia (che ha 338.171 ettari di foreste e boschi, il 13,1% della superficie regionale) ha visto bruciare nelle ultime settimane circa 25.071 ettari. La Regione ha approvato lo scorso 10 maggio il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative, ma non ha ancora messo in campo tutte le misure previste. Non ha ancora definito e sottoscritto la convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco per l’implementazione dello svolgimento delle funzioni ad esso delegate. Né ha indicato il numero effettivo degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione di idoneità fisica, pur potendo contare su circa 23.000 operai forestali, teoricamente quasi 6 operai per kmq di superficie boscata, di cui solo un migliaio, però, sono assunti a tempo indeterminato, mentre gli altri sono impiegati per 78, 101 o 151 giornate all’anno. A questi operai vanno aggiunti 993 uomini del Corpo forestale della Regione siciliana, tra 163 commissari e funzionari, 804 ispettori e revisori forestali e 26 agenti assistenti e collaboratori forestali). Non si hanno notizie sull’attivazione dei Centri Operativi Provinciali (COP) per aumentare efficacia ed efficienza nel coordinamento degli interventi a scala territoriale locale.
La Calabria ha circa 613.000 ettari di boschi e foreste, il 40,6% della sua superficie regionale. Tra metà giugno e luglio ne sono bruciati 19.224 ettari. Il 12 giugno 2017 ha approvato il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative. Ma solo il 4 luglio scorso ha definito e sottoscritto l’apposita convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, destinando la somma complessiva di circa 700.000 euro. Inoltre, ad oggi, risulta attivato solo il Centro Operativo Provinciale (COP) per la provincia di Vibo Valentia. Infine non ha ancora indicato il numero degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione di idoneità fisica, pur potendo contare sugli 8.076 dipendenti dall’Azienda regionale Calabria Verde che gestisce gli oltre 6.000 operai forestali. Un esempio di immobilismo, dove l’unica cosa che pare si muova, oltre ai piromani, sono i mezzi aerei noleggiati dalla Regione che, pur pesando tantissimo alle tasche dei contribuenti, non possono fermare gli incendi risultando insufficiente il numero delle squadre di operai forestali per lo spegnimento a terra degli incendi.
La Campania ha il 32,7% della superficie regionale coperta da boschi e foreste, per un’estensione di 445.274 ettari. Al 26 luglio gli ettari percorsi dal fuoco sono 13.037. La regione si trova in fortissimo ritardo con le attività di prevenzione e gestione delle emergenze. Ha approvato solo il 21 luglio il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative e ha definito e sottoscritto solo il 15 luglio la convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, destinando la somma complessiva di circa 600.000 euro. Ha emanato solo il 4 luglio le ordinanze sugli incendi boschivi, trasferendo le competenze dall’assessorato all’Agricoltura a quello alla Protezione Civile, senza però accompagnare il passaggio con un trasferimento di uomini e mezzi. Ad oggi, inoltre, non risulta il passaggio in cui avrebbe dovuto indicare il numero degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione di idoneità fisica. Non si hanno notizie sull’attivazione dei Centri Operativi Provinciali (COP) per aumentare efficacia ed efficienza nel coordinamento degli interventi a scala territoriale locale.
Il Lazio, con il 35,2% (605.859 ettari) di superficie regionale forestale, ad oggi è la quarta regione per estensione dell’area interessata da incendi (4.859 ettari). Ha approvato solo il 17 luglio il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative. A giugno scorso ha invece definito e sottoscritto l’apposita convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, per una somma complessiva circa 2.300.000 euro. Sono in corso le visite mediche per gli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi, per relative fasce di età; il 3 luglio ha abolito il limite di 65 anni di età per i volontari che possono intervenire in attività di spegnimento.
La quinta regione per estensione di aree finora colpite da incendi nella stagione 2017 è la Sardegna con 3.512 ettari andati in fumo. Con 1.213.250 ettari di superficie forestale ha il 50,36% delle superficie regionale coperta da boschi e foreste. Ha approvato il 9 maggio 2017 le prescrizioni regionali antincendio boschivo e il 23 maggio 2017 il Piano AIB e le relative modalità attuative, pubblicati entrambi sul Buras del 20 luglio scorso. In questi atti la regione prevede ancora il coinvolgimento del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco solo per i cosiddetti incendi di interfaccia, a dispetto del fatto che la normativa attuale assegni al Corpo la competenza anche per gli incendi boschivi.
In Puglia (3.049 ettari bruciati su 179.040 di superficie regionale coperto da boschi e foreste, il 9,2%) il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative sono state approvati lo scorso 24 febbraio 2017 e il 30 maggio la Regione ha definito e sottoscritto l’apposita convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, stanziando la somma complessiva circa 2.000.000 euro. Ancora non risulta indicato il numero degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione di idoneità fisica. È utile ricordare che quest’anno ricorre il decennale del devastante incendio di Peschici (FG) che ha mietuto danni e vittime tra i turisti nel Parco nazionale del Gargano.
L’ufficio stampa Legambiente 06 86268399 – 53

martedì 11 luglio 2017

Incendi. “La Regione complice di questo disastro. Avanziamo tre proposte/richieste ineluttabili e non più rinviabili”.

Incendi. “La Regione complice di questo disastro. Avanziamo tre proposte/richieste ineluttabili e non più rinviabili”.


“La Sicilia continua a bruciare. Il governo regionale non riesce a fare nulla, ha fallito anche su questo fronte e riesce solo a versare lacrime di coccodrillo, cercando di fuggire dalle sue responsabilità e gravi colpe.
Lo ripetiamo, sono solo complici di questo disastro e siamo stufi di questo scaricabarile tra la Sicilia e Roma.
Avanziamo tre proposte/richieste ineluttabili e non più rinviabili:
-          al governo nazionale di intervenire celermente commissariando la Regione, così come ha fatto sui depuratori;
-          al Comando centrale dei Carabinieri di rinforzare, inviando in Sicilia altre unità, il Corpo dei Carabinieri forestali - nato dopo la fusione con il Corpo Forestale dello Stato - per avere così più uomini e mezzi nel controllo del territorio;
-          e alle Procure di applicare ai piromani anche le norme previste dalla legge sugli ecoreati, per inasprire le pene per chi è colto in flagrante mentre appicca gli incendi.
Basta chiacchiere, bisogna agire e subito per salvare la Sicilia da questi assassini di bellezza”.

Lo dichiara Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia.



11 luglio 2017


L’ufficio stampa

Teresa Campagna 338 2116468

giovedì 8 giugno 2017

L' ECOSTAZIONE spegne la seconda candelina e fa i conti

8 giugno 2017. Sono passati 2 anni dall'apertura al pubblico dell'ecostazione. Sono stati 2 anni che hanno visto l'ecostazione alla ribalta in tante occasioni: da Rai 2 al Parlamento Europeo, tanto per citare le più importanti. 2 anni in cui la "raccolta differenziata di qualità" attivata a Piazza Armerina da Legambiente in collaborazione con il comune, si è imposta come circuito virtuoso nel mondo dell'economia circolare. E ci sembra giusto cominciare a darvi un pò di numeri.
Quasi 300 tonnellate di materiali valorizzabili in fascia d'eccellenza per qualità, conferiti da quasi 2000 utenti, molti dei quali collegati a tessere collettive solidali. 
E ricordiamo che è stato possibile conferire il vetro solo per 2 mesi e che quindi avremo superato le 500 tonnellate se l'ecostazione avesse potuto continuare ad accettare il vetro.
Decine di ore di educazione ambientale sia in classe che in ecostazione, per gli studenti di Piazza Armerina ma anche per quelli dei paesi vicini che hanno voluto visitare l'ecostazione.
Tonnellate di prodotti barattati e migliaia di litri d'acqua erogati. 
Un bilancio ampiamente positivo per il quale ringraziamo tutti coloro che si sono spesi per il successo di questa iniziativa.


mercoledì 10 maggio 2017

CLASSE RICICLONA 2017: concluso il concorso

Si è conclusa, sabato 6 maggio, l'edizione 2017 del concorso "Classe riciclona", organizzato dal circolo Piazzambiente nell'ambito delle iniziative collegate al Centro di Educazione Ambientale e al progetto Piazza Verso Rifiuti zero. L'edizione 2017 ha visto in gara 20 squadre per un totale di circa 800 bambini che, da ottobre a maggio, si sono trasformati in ambasciatori della raccolta differenziata.
In ecostazione si è susseguito un via via di genitori, nonni e supporter che hanno collaborato con i bambini in gara. In totale sono state conferite quasi 5 tonn. di plastica "C" Corepla.
Fin dall'inizio si sono distinti, per costanza, i bambini delle classi seconde (2A e 2B) del plesso Costantino superando, complessivamente, i 1300 kg di plastica. Durante l'ultimo mese del concorso però le classi che erano rimaste indietro hanno dato vita ad una vera e propria gara all'inseguimento della testa della classifica.
E il risultato è stato che le classi seconde del plesso Costantino e le classi quarte (4A e 4B) del plesso Trinità hanno ambedue superato i 1300 kg. di plastica con una differenza finale di soli 4 Kg.
"Il concorso prevedeva un solo premio - dichiarano i responsabili di Legambiente - ma considerato l'impegno e la corsa finale abbiamo deciso di fare un sacrificio e assegnare un premio ex aequo. Del resto 4 kg su 1300 sono veramente un'inezia e non ce la siamo sentita di deludere i bambini". saranno quindi 2 le gite premio: la prima, per i bambini del plesso Trinità, il 30 maggio con meta Troina, dove i bambini saranno ospiti del CEA "Angelo Vassallo" e potranno visitare la mostra di Rubens; la seconda, per i bambini del plesso Costantino, a settembre presso una fattoria didattica.
Concludono i responsabili di Legambiente: "lo scopo vero del concorso, più che la gara, era sensibilizzare il maggior numero di persone possibile alla raccolta differenziata; ci auguriamo quindi che tutti i genitori e gli insegnanti che hanno sostenuto i bambini iscritti al concorso continuino a fare la raccolta differenziata di qualità in ecostazione".

Collegato alla finanziaria. Legambiente Sicilia dice no al trasferimento delle 17 riserve naturali, in atto affidate alle ex Province regionali, al Corpo Forestale.

Collegato alla finanziaria. Legambiente Sicilia dice no al trasferimento delle 17 riserve naturali, in atto affidate alle ex Province regionali, al Corpo Forestale.
Inviata lettera al Presidente dell’Ars,  al Presidente e ai Componenti della IV Commissione Ambiente dell’ARS, al Presidente della Regione, agli Assessori regionali al Territorio ed Ambiente e all’Economia


Nei prossimi giorni l’Assemblea Regionale Siciliana è chiamata a discutere del collegato alla finanziaria regionale che all’art. 16 (intitolato “rafforzamento del Corpo Forestale regionale”) prevede che le 17 riserve naturali in atto affidate alle ex Province regionali vengano trasferite al Corpo Forestale unitamente al personale dipendente.
Legambiente Sicilia esprime una netta contrarietà a tale previsione per ragioni di metodo e di merito, chiede ed auspica che l’ARS bocci tale previsione ed ha scritto una lettera, inviata fra gli altri, al Presidente dell’Ars,  al Presidente e ai Componenti della IV Commissione Ambiente dell’ARS, al Presidente della Regione, agli Assessori regionali al Territorio ed Ambiente e all’Economia.
“L’Assessore Croce – dichiara Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia - vuole farsi la campagna elettorale sulla pelle delle riserve naturali. Invece di trovare delle soluzioni adeguate e valide per il futuro delle 17 riserve finora gestite in modo fallimentare dalle ex Province, li vuole affidare per legge al Corpo Forestale che, non avendo compiti e mezzi idonei, le “girerebbe” a sua volta a fantomatiche associazioni che hanno al loro interno ‘guardie ambientali riconosciute’.
Questa è una delle tante porcherie contenute nel cosiddetto ‘collegato alla finanziaria’.
E’ una vergogna, l’ennesimo atteggiamento scorretto e provocatorio di chi fugge e rifiuta il confronto su come cambiare la govenance del patrimonio naturale siciliano e cerca, con colpi di mano inaccettabili, di cambiare le regole e le norme che causerebbero ulteriori danni e problemi all’intero sistema delle aree protette siciliane”.



9 maggio 2017

L’ufficio stampa
Teresa Campagna 338 2116468