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giovedì 26 ottobre 2023

La Sicilia non ha bisogno di condoni ma di legalità

 

Case abusive sul mare, in Sicilia primo sì dell’Assemblea regionale alla sanatoria

 

Legambiente: “La Sicilia non ha bisogno di condoni, ma di legalità.

 

Appello al Governo Meloni: si acceleri con le demolizioni degli immobili abusivi e si dia più ruolo e responsabilità ai prefetti restituendo il senso originario all’art. 10bis della Legge 120/2020, se necessario, anche con un nuovo intervento legislativo

 I dati del report Abbati l’abuso: nei comuni costieri siciliani dal 2004 al 2022 il rapporto tra le ordinanze emesse e quelle eseguite è del 19%.

La percentuale più bassa, quella della provincia di Catania e Siracusa rispettivamente al 5% e al 5,6%

 

In Sicilia si preferisce la strada del condono. A dimostrarlo il primo sì della Commissione Ambiente e Territorio dell’Assemblea regionale al condono che prevede di sanare gli abusi edilizi commessi entro la fascia di 150 metri dal mare (a inedificabilità assoluta). Una decisione che Legambiente critica e boccia ricordando che la Sicilia è una delle regioni dove il cemento abusivo dilaga, come emerge anche dall’ultimo report nazionale Abbatti l’abuso. Secondo il dossier di Legambiente sulle mancate demolizioni in Italia nelle cinque regioni più a rischio, nei comuni costieri siciliani presi in esame il rapporto tra ordinanze di demolizione eseguite e quelle emesse è del 19%. Dato che scende al 5% per la provincia di Catania e al 5,6% per quella di Siracusa. Risalendo la classifica, la provincia di Ragusa (15,9%), di Trapani (18%), di Palermo (18,3%), di Messina (19%), e di Agrigento (37,9%). L’unica provincia che manca all’appello è quella di Caltanissetta con i comuni di Gela e Butera che non hanno risposto al questionario di Legambiente.

 “La Sicilia – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è una delle regioni del Sud Italia più esposte all’invasione del mattone illegale. Per arginare questa fenomeno, è fondamentale intervenire a livello nazionale e territoriale. Quello approvato ieri è l’ennesimo tentativo, palesemente anticostituzionale, di aggirare nell’Isola le leggi nazionali in materia di abusivismo edilizio. Il primo tentativo era stato fatto nel 2016, con un emendamento identico che venne approvato in Commissione e dichiarato inammissibile dal presidente dell’Assemblea regionale. Ci auguriamo che accada lo stesso anche in questo caso. Al governo Meloni chiediamo, invece, di contrastare questo colpo di mano annunciando, come è già successo con la legge regionale del 2021, l’impugnazione del provvedimento, se dovesse essere approvato dall’Assemblea regionale, davanti alla Corte costituzionale. Ma non basta: per sconfiggere la piaga dell’abusivismo, concentrato soprattutto al Sud e lungo le coste, occorre potenziare l’attività di demolizione delle case abusive e dare più ruolo e responsabilità ai prefetti restituendo il senso originario all’art. 10bis della Legge 120/2020, se necessario, anche con un nuovo intervento legislativo”.

  “Mentre in Sicilia si fa fatica a demolire gli abusi edilizi esistenti anche in zone di inedificabilità assoluta, all'Assemblea Regionale Siciliana si continuano a proporre disegni di legge per improbabili sanatorie edilizie che già in passato sono stati dichiarati incostituzionali - ricorda Tommaso Castronovo, di Legambiente Sicilia - come ha fatto nel 2022 la Corte costituzionale con la legge regionale 19 del 2021, che prevedeva il condono anche nelle aree sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta. La Sicilia non ha bisogno di condoni, ma di legalità”.

 Sei le proposte che Legambiente indirizza al Governo per contrastare la piaga dell’abusivismo edilizio:

1)               più ruolo e responsabilità ai prefetti, restituendo il senso originario all’art.10bis della Legge 120/2020, se necessario, anche con un nuovo intervento legislativo. 

2) Danno erariale. Il ruolo della Corte dei conti è decisivo, per verificare, quantificare e imputare in maniera sistematica l’eventuale danno erariale causato dalle mancate entrate nelle casse comunali del corrispettivo economico dovuto per l’occupazione da parte degli abusivi di immobili non demoliti e diventati di proprietà comunale. 

3) Prescrizione e demolizione. Per quanto riguarda le demolizioni per via giudiziaria, alla base degli interventi deve essere posta la sentenza che accerta il reato e non, invece, quella di condanna del reo. 

4) Ricorsi al Tar. È necessario prevedere lo stop all’iter di demolizione solo in presenza di un provvedimento di sospensione da parte di un tribunale, altrimenti non c’è motivo per bloccare le procedure

5) Chiusura delle pratiche inevase di condono. Legambiente propone di istituire un fondo di rotazione con uno stanziamento pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026. 

6) Emersione degli immobili non accatastati. L’Agenzia delle entrate rende disponibili le informazioni relative ai fabbricati non accatastati acquisite sulla base delle immagini aeree e delle verifiche di cui al DL 78/2010, ai ministeri dell’Ambiente e Sicurezza energetica, delle Infrastrutture, ai Comuni e ai Prefetti per la verifica della regolarità edilizia e non solo fiscale.

 

25 ottobre

L’ufficio stampa

Teresa Campagna 338 2116468

 

giovedì 30 maggio 2019

VOLER BENE ALL’ITALIA - Scopri l’Italia dei borghi con le iniziative di Voler bene all’Italia 2019

Piccoli comuni in festa lunedì 2 giugno con Voler bene all’Italia: centinaia di iniziative per scoprire l’ineguagliabile varietà delle nostre tradizioni e la forza di questi territori all’avanguardia nella realizzazione di progetti all’insegna della sostenibilità.

Lunedì 2 giugno 2019 è Voler bene all’Italia, la festa dei Piccoli Comuni, promossa da Legambiente insieme a molte altre realtà associative e istituzionali, per difendere e valorizzare territori e comunità che custodiscono gran parte dell’immenso patrimonio di natura e tradizioni del Paese.
Il 2 giugno i Piccoli comuni aprono le loro porte ai turisti organizzando tanti momenti di partecipazione per condividere, tradizioni, bellezza, qualità della vita. Molto di quello che ci rende famosi ed apprezzati in tutto il mondo. Ma c’è di più. I Piccoli comuni sono anche luoghi di sperimentazione delle buone pratiche più innovative in fatto di energia, economia verde e riciclo dei rifiuti, laboratori di accoglienza e inclusione sociale. Qualcosa che stride con il disagio insediativo e il declino demografico in atto. Per questo Voler Bene all’Italia oltre ad  una grande festa del buon vivere sarà anche l’occasione per parlare dell’Appello rivolto al Presidente della Repubblica, firmato già da centinaia di sindaci,  per chiedere al governo misure urgenti per liberare le grandi potenzialità di questi territori che, se messi in grado di competere, potrebbero trainare l’economia nazionale in una rinnovata ricchezza all’insegna della sostenibilità.
Da Calitri in Campania a Cineto Romano nel Lazio, da San Massimo in Molise a Mandatoriccio in Calabria, da Pomaretto e Ostana in Piemonte a Galliate Lombardo in Lombardia, da Berceto in Emilia, da Joppolo Giancaxio e Sant Angelo Muxaro in Sicilia, da Pescocostanzo in Abruzzo a  Giurdignano in Puglia,  sono tantissimi i luoghi da scoprire e amare.
maggiori informazioni su www.piccolagrandeitalia.it

giovedì 8 novembre 2018

Ddl contro l'abusivismo del governo Musumeci. “Nessun impegno, solo parole al vento. Evitiamo di aspettare qualche altra disgrazia per fare davvero qualcosa contro l'abusivismo"

Ddl contro l'abusivismo del governo Musumeci. “Nessun impegno, solo parole al vento. Evitiamo di aspettare qualche altra disgrazia per fare davvero qualcosa contro l'abusivismo"

"Il disegno di legge presentato dal Presidente Musumeci non fermerà l'abusivismo in Sicilia, né lo arginerà. Parla d'altro, non di questioni urbanistiche.
Anche se lo riteniamo alquanto velleitario, con una difficile e discutibile sua applicazione, se mai sarà approvato dal Parlamento siciliano, affronta un argomento legittimo e, diremmo, scontato, che, comunque, condividiamo: sgomberare le case abusive costruite in zone pericolose.
Ma il nodo resta liberare le nostre coste, gli alvei dei fiumi e dei torrenti, le aree archeologiche e le aree naturali protette, quelle quindi di inedificabilità assoluta con abusi insanabili, da tutto il cemento illegale e pericoloso che c'è.
Su questo non c'è nessun impegno, solo parole al vento. Evitiamo di aspettare qualche altra disgrazia per fare davvero qualcosa contro l'abusivismo".
Lo dichiara Gianfranco Zanna, presidente Legambiente Sicilia.

8 novembre 2018

L’ufficio stampa
Teresa Campagna 338 2116468

lunedì 5 novembre 2018

Che fine hanno fatto i fondi, previsti nella finanziaria di maggio, per la cura e pulizia di fiumi e torrenti?

La Regione nell’ultima finanziaria ha stanziato 6,5 milioni di euro per interventi di cura e pulizia di fiumi e torrenti. Che fine hanno fatto questi soldi?
Dichiarazione di Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia.


“Nell’ultima finanziaria regionale del maggio 2018 all’art. 13 comma 4, sono stanziati 6,5 milioni di euro per interventi di cura e pulizia di fiumi e torrenti, esclusi i bacini montani, ricadenti sul demanio idrico fluviale, e, per questi interventi, come prevede la norma, si possono utilizzare i forestali. Inoltre, la progettualità di questi interventi può essere fatta anche dal personale della Regione.
Che fine hanno fatto questi soldi? Ci sono stati Comuni che hanno avanzato progetti? La Regione ha sollecitato i Comuni a maggior rischio idrogeologico a presentare i progetti?
Ancora, nel comma successivo, il 5, si da l’assenso ai progetti proposti se sono decorsi 30 giorni dalla presentazione dell’istanza.
Riepilogando. Si potevano, e si possono, fare i progetti, c’erano, e ci sono, i soldi, e dopo 30 giorni i progetti sarebbero approvati. Quindi, se si fossero spesi questi fondi, almeno una parte dei danni che si sono registrati in questi giorni, si sarebbero potuti evitare”.


5 novembre 2018 


L’ufficio stampa 
Teresa Campagna 338 2116468

domenica 4 novembre 2018

Non più chiacchere "da salotto": tragedie come quelle della scorsa notte in Sicilia esigono risposte immediate ed adeguate

“Oggi è il momento del lutto e del pianto per la Sicilia ma domani bisognerà interrogarsi sulle reali cause della tragedia che ha causato 12 vittime la scorsa notte tra le province di Palermo ed Agrigento”. Dichiarazione di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, e Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia.


“Quanti morti e quante tragedie dovranno ancor accadere prima che si comprenda che la vera e unica opera pubblica che è necessaria al Paese è la messa in sicurezza dei territori? Lo ripetiamo senza sosta da 40 anni ma non abbiamo mai avuto risposta.
Oggi è il momento del lutto e del pianto per la Sicilia ma domani bisognerà interrogarsi sulle reali cause della tragedia che ha causato 12 vittime la scorsa notte tra le province di Palermo ed Agrigento. Case costruite sul letto del fiume, magari sanate, tanto in Italia c’è sempre un condono dietro l’angolo, manutenzioni delle infrastrutture inadeguate o mai eseguite. L’esondazione del fiume Akragas ha invaso, per esempio, una zona ad alto tasso di abusivismo. E purtroppo, ad ogni tragedia, dobbiamo assistere alle lacrime di coccodrillo di chi non ha controllato e ha favorito l’abusivismo, o peggio di chi addossa la responsabilità agli ambientalisti “da salotto”.
Il tempo delle chiacchiere “da salotto” è passato da un pezzo, adesso bisogna garantire la sicurezza dei cittadini e dei territori. Il dolore di chi ha perso i propri affetti e le immagini dei giorni scorsi provenienti da tutta Italia, esigono risposte immediate ed adeguate. Adesso”.
Lo dichiarano Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, e Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia.

martedì 24 luglio 2018

Incendi in Sicilia, ci risiamo. Legambiente Sicilia: manca la vigilanza sul territorio. Lo Stato potenzi i reparti dei Carabinieri Forestali e la Regione inasprisca le sanzioni.

Gli incendi continuano a devastare il territorio siciliano, a distruggere le aree naturali protette, l’ultimo attacco ieri alla Timpa di Acireale, e a minacciare sempre di più centri abitati ed attività economiche. Gli assetti organizzativi e logistici in atto nonché le attività di vigilanza e controllo del territorio mostrano tutti i propri limiti e non appaiono adeguati a prevenire e reprimere questo fenomeno che negli ultimi anni ha assunto connotati sempre più gravi, con danni incalcolabili per le comunità ed il territorio.

Sono certamente diverse le cause che concorrono ma appare evidente che non vi sia una efficace attività di prevenzione e repressione così come non esistono meccanismi davvero penalizzanti a dimostrare che l’incendio è un danno e non conviene a nessuno. Tutto questo è tanto più inaccettabile a fronte di un’ingente spesa che sostiene la Regione per il settore forestale e antincendio.

Alcune proposte di Legambiente Sicilia.

Innanzitutto chiediamo all’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente di rivedere subito l’ organigramma del Corpo Forestale Regionale destinando a funzioni sul campo ed al potenziamento dei distaccamenti forestali il tanto personale in divisa che oggi è assegnato ad uffici le cui mansioni possono essere svolte da altro personale tecnico e amministrativo della Regione.

Chiediamo allo Stato di potenziare i reparti dei Carabinieri Forestali in Sicilia, occorre personale specializzato e ben organizzato per le attività di controllo del territorio e per le indagini su tali reati contro l’ambiente.

Chiediamo all’Assemblea Regionale Siciliana di varare urgenti norme sanzionatorie per impedire ogni utilizzazione economica delle aree percorse da incendi, perché oggi le pene sono rigorose sulla carta ma solo per la distruzione dei boschi, mentre ormai gli incendi interessano prevalentemente aree non boscate. Occorre  dimostrare in concreto e con ogni mezzo possibile che la distruzione di un’area verde costituisce un danno collettivo, sperando così di stimolare comportamenti di controllo sociale.

Infine, chiediamo all’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente di emanare un atto di indirizzo e disporre delle ispezioni a tappeto affinché i catasti comunali delle aree percorse dal fuoco vengano redatti in modo tempestivo e con contenuti esaustivi ai fini dell’applicazione dei vincoli, vengano resi pubblici sui siti web,  sanzionando i Comuni e gli uffici inadempienti.

Ufficio stampa Legambiente Sicilia

sabato 21 luglio 2018

Comuni siciliani #plasticfree. Avanti tutta

I Sindaci di Noto e Avola firmano l’ordinanza contro l'uso di oggetti in plastica non biodegradabile.
La soddisfazione di Legambiente Sicilia che invita gli altri sindaci a fare altrettanto e a bandire la plastica dai loro territori.


Ancora una nuova, importante, risposta all’appello di Legambiente Sicilia per lo stop alla plastica. Dopo i provvedimenti emessi a Lampedusa e Malfa, anche i Comuni di Noto ed Avola si adeguano.
“Oggi -  dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia -  il sindaco di Noto, Corrado Bonfanti, e quello di Avola, Luca Cannata, hanno compiuto un atto di grande valore civico ed ambientale. Sono, infatti,  i primi nell’isola grande a dichiarare battaglia agli oggetti in plastica non biodegradabile, anticipando la Direttiva europea che entrerà, comunque, in vigore nei prossimi anni. Questa ordinanza sindacale contribuirà alla salvaguardia del mare del Golfo di Noto, e non solo. Siamo molto soddisfatti. Adesso spetta a tutti gli altri sindaci. Abbiamo già inviato lettere ai primi cittadini delle isole minori e pungoleremo anche gli altri, che certamente non vorranno rimanere al palo”.

lunedì 23 aprile 2018

Piano antincendio della Regione: Legambiente Sicilia: bene le misure previste e la collaborazione con lo Stato. Permangono, però, forti limiti e criticità irrisolte.

Prendiamo atto degli impegni assunti dal Presidente della Regione, soprattutto per quanto concerne il rafforzamento della collaborazione con gli organi dello Stato per la lotta agli incendi, ben sapendo, però, che saranno i risultati concreti a fine stagione a dimostrare se ci sia stata una inversione di tendenza rispetto agli anni scorsi, caratterizzati da gravissime disfunzioni delle strutture regionali a ciò preposte.
Rimangono tuttavia forti limiti e criticità, soprattutto per quanto riguarda l’assenza di una continua attività di vigilanza sul territorio per la progressiva riduzione del personale dei distaccamenti forestali e per il mancato avvio dei lavori di prevenzione relativi ai viali parafuoco, di competenza dell'Assessorato regionale alle Risorse agricole.
Per questo Legambiente Sicilia chiede al Presidente della Regione ed all’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente ulteriori provvedimenti finalizzati a:
 -  
potenziare i distaccamenti forestali del Corpo Forestale Regionale attraverso l’utilizzo di tutto il personale disponibile;
 -  
redigere il rapporto regionale sui dati degli incendi 2017 ripristinando la pubblicazione sul sito web del Corpo Forestale Regionale;
 -  
chiedere allo Stato il potenziamento della presenza dei Carabinieri Forestali in Sicilia;
 -  
un’azione ispettiva presso i Comuni per verificare il puntuale aggiornamento del catasto degli incendi;
 -  
rivedere la distribuzione dei presidi territoriali antincendio per garantire la tutela di Aree Naturali Protette e Siti Natura 2000, da alcuni anni particolarmente aggrediti dagli incendi dolosi;
 - 
l’emanazione di Linee guida per gli interventi a tutela delle formazioni vegetali naturali e per l’intervento nelle aree non demaniali, valorizzando quella particolare previsione delle legge regionale che tutela tutto il patrimonio vegetazionale e non solo i boschi.
 
23 aprile 2018
L’ufficio stampa Teresa Campagna 338 2116468

mercoledì 11 aprile 2018

Al via "Sicilia Munnizza Free", la campagna di comunicazione ambientale di Legambiente

La Sicilia vive una profondissima emergenza rifiuti, figlia dell’assenza di politiche di gestione sostenibile a partire dagli anni Novanta. La situazione siciliana, caratterizzata ancora oggi da un massiccio smaltimento in discarica, una insignificante raccolta differenziata e una grave carenza d’impiantistica a supporto del riciclo, a partire da quella per il trattamento della frazione organica differenziata dei rifiuti, è paragonabile a quella dei primi anni 2000 in Campania. Dopo oltre 15 anni dall’esplosione dell’emergenza rifiuti in quella regione, grazie anche al lavoro di Legambiente, oggi si può raccontare di un ciclo dei rifiuti migliore fondato su alte percentuali di raccolta differenziata in tanti comuni, anche di grandi dimensioni.
Per questo Legambiente ha pensato di intervenire con lo stesso metodo già sperimentato in Campania anche in Sicilia. Nasce così "Sicilia Munnizza Free", una campagna di informazione, sensibilizzazione e volontariato ambientale finalizzata alla costruzione di un cambiamento culturale in tema di rifiuti e per promuovere l'economia circolare.

Il progetto sarà presentato venerdì 13 aprile a Catania, alle ore 10.30, al Centro Fieristico Le Ciminiere di Catania.

Saranno presenti il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci,
l’Assessore regionale all'Energia Alberto Pierobon,
il Dirigente generale del Dipartimento Acqua e Rifiuti Salvo Cocina,
il responsabile progetti speciali Conai Fabio Costarella,
il Presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani,
il Presidente di Legambiente Sicilia Gianfranco Zanna.


11 aprile 2018

L’ufficio stampa
Teresa Campagna 338 2116468

venerdì 9 marzo 2018

Rifiuti all'estero? Ma a spese di chi?

Ipotesi di inviare i rifiuti siciliani all'estero, dichiarazione di Gianfranco  Zanna, presidente di Legambiente Sicilia

“Non siamo mai stati pregiudizialmente contrari ad inviare i rifiuti siciliani all'estero come estrema soluzione per affrontare la continua emergenza e per prolungare di qualche mese la vita delle discariche. Non sappiamo se adesso saranno mai attivati i bandi emanati dalla Regione a tal fine, speriamo che si trovino altre soluzioni, anche perché riteniamo ingiusto e scandaloso che questi eventuali costi aggiuntivi, l'ordinanza prevede 40milioni di euro, siano pagati dai cittadini. Tra l'altro da tutti i cittadini, compresi quelli che, con impegno e sacrificio, fanno la raccolta differenziata.
Sia la Regione a farsi carico di queste spese o in alternative quei Comuni che se ne sono infischiati di organizzare in questi anni la raccolta differenziata.
Se questi eventuali costi invece contribuissero ad aumentare le bollette, i cittadini, anche quelli più virtuosi, non crederebbero più in quella che è e resta l'unica soluzione all'emergenza rifiuti: la raccolta differenziata, tramite il porta a porta, e si ritornerebbe gravemente indietro”.

giovedì 30 novembre 2017

Bilancio del 1° forum regionale su rifiuti ed economia circolare - presentata anche l'esperienza virtuosa dell'ecostazione

Oltre venti interventi, fra cui quello del presidente della Regione, Nello Musumeci, sono stati al centro del primo ‘Ecoforum sui rifiuti e l’economia circolare’, organizzato da Legambiente Sicilia, che si è svolto oggi a Palermo. Tre le sessioni: buone pratiche dell’economia circolare, idee e proposte per la gestione dei rifiuti, raccolta differenziata. Presenti imprenditori, operatori del settore ed amministratori.
“Con questo Ecoforum – dichiara Gianfranco Zanna, presidente Legambiente Sicilia – inizia un percorso virtuoso nella gestione dei rifiuti che, ci auguriamo, possa finalmente vedere l’amministrazione regionale protagonista in senso positivo. Apprezziamo il fatto che Musumeci abbia pubblicamente detto che vuole ascoltare e raccogliere proposte da noi di Legambiente per uscire, finalmente, da un’emergenza che dura da ben 18 anni. Restiamo fermamente contrari agli inceneritori ed a nuove discariche, l’unica strada è quella della raccolta differenziata e la realizzazione di un sistema di impianti che trasformi i rifiuti, in particolare l’umido, in risorse, a partire dal compost per la nostra asfittica agricoltura”.
“La nostra associazione – dichiara Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – si mobiliterà nei prossimi mesi, con tutte le sue articolazioni, nazionale, regionale e circoli, per liberare la Sicilia dalla morsa dell’emergenza rifiuti che la rende maglia nera a livello nazionale. Il nostro obiettivo è quello di replicare lo sviluppo della differenziata porta a porta della Campania, che oggi ha una percentuale più alta della Toscana e della Liguria. Vogliamo trasformare la Sicilia nella prima regione dove si mette in pratica quanto previsto dalla Direttiva europea sull’economia circolare che prevede l’archiviazione di discariche ed inceneritori con politiche di riuso, riduzione e riciclo”.

28 novembre 2017

L’ufficio stampa
Teresa Campagna 338 2116468

mercoledì 23 agosto 2017

Caccia. Legambiente Sicilia, WWF e LIPU hanno presentato al TAR la richiesta di revoca e di sospensiva del calendario venatorio 2017/2018.


Legambiente Sicilia, WWF e LIPU hanno presentato al TAR la richiesta di revoca e di sospensiva del calendario venatorio 2017/2018 emanato nei giorni scorsi dall'Assessore regionale all'Agricoltura, perché non vengono rispettate diverse norme nazionali e i pareri espressi dall'ISPRA. Nei giorni scorsi, inoltre, WWF, LEGAMBIENTE, ITALIA NOSTRA, LIPU e MAN avevano inviato una diffida per chiedere che, quantomeno, il Calendario si uniformasse al parere dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), autorevole organo scientifico cui è attribuita la valutazione tecnica della sostenibilità delle modalità e dei tempi del prelievo venatorio su tutto il territorio nazionale. Ed invece le scelte della Regione vanno nella direzione opposta: il parere ISPRA è stato largamente e gravemente disatteso proprio in materia di specie e periodi. Ad esempio, ISPRA aveva chiesto di diminuire l'elenco delle specie cacciabili e di aprire la caccia solo a ottobre. Invece sono state inserite ben 13 specie di uccelli che censimenti e studi scientifici internazionali indicano come minacciate, rare o in declino preoccupante e dunque necessitanti di tutela anziché di caccia smodata.
Inoltre, nel ricorso si sottolinea la grave situazione che persiste nella nostra regione a causa degli incendi, che hanno devastato oltre 20mila ettari (la Sicilia ha il triste primato di essere la regione più colpita), e dalla lunga siccità.
Ancora una volta la Regione Siciliana è in prima linea nello scrivere una brutta pagina di convivenza civile e di civiltà, non avendo rispetto non solo delle leggi ma neppure del buon senso.
"Malgrado la nostra diffida – dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia - e l'invito che abbiamo rivolto al Governo nazionale e a quasi tutti i presidenti di quelle regioni colpite, come non mai, da incendi e siccità di posticipate l'apertura della caccia all'1 ottobre, l'assessore Cracolici, piegandosi ancora una volta alla lobby dei cacciatori, ha emanato un calendario venatorio che anticipa vergognosamente l'avvio della caccia in Sicilia, non rispettando neppure le precise indicazioni dell'Ispra. D'altronde, lo sappiamo, i conigli e le tortore non votano, i cacciatori, se pur sempre meno numerosi, sì! E chi se ne importa se abbiamo nel contempo chiesto lo stato di calamità per l'agricoltura assettata e i boschi incendiati  e facciamo pure finta di emozionarci davanti alla riserva dello Zingaro incenerita.....tanto i cittadini elettori hanno la memoria corta e non se ne accorgeranno. Forse!"

23 agosto 2017

L’ufficio stampa
Teresa Campagna 338 2116468

mercoledì 9 agosto 2017

Caccia, assessore Cracolici firma calendario: caccia anticipata di un mese nonostante incendi e siccità. WWF, LEGAMBIENTE, MAN e LIPU: dichiarazione di guerra alla fauna, doppiette contro specie rare e in declino

Caccia, assessore Cracolici firma calendario: caccia anticipata di un mese nonostante incendi e siccità. WWF, LEGAMBIENTE, MAN e LIPU: dichiarazione di guerra alla fauna, doppiette contro specie rare e in declino.
L'Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA) aveva chiesto alla Regione di diminuire le specie cacciabili e di aprire la caccia a ottobre.

 L'altro ieri l'on. Antonello Cracolici, Assessore regionale all'Agricoltura, ha emanato il Calendario Venatorio 2017/2018, anticipando incredibilmente l’apertura della caccia al 2 settembre. In una Sicilia devastata dagli incendi che ancora in questi giorni stanno devastando boschi, parchi, riserve ed estesissime aree rurali di particolare interesse per la fauna selvatica, con un caldo torrido ed una siccità impietosa che stanno decimando gli animali selvatici sopravvissuti, questo Calendario venatorio rappresenta una incredibile e sciagurata dichiarazione di guerra contro la fauna. A livello nazionale il mondo ambientalista aveva già avanzato la richiesta di sospendere la stagione di caccia, proprio per questa situazione di vera e propria calamità ambientale e climatica! Nei giorni scorsi, inoltre, WWF, LEGAMBIENTE, ITALIA NOSTRA, LIPU e MAN avevano inviato una diffida per chiedere che, quantomeno, il Calendario si uniformasse al parere dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), autorevole organo scientifico cui è attribuita la valutazione tecnica della sostenibilità delle modalità e dei tempi del prelievo venatorio su tutto il territorio nazionale. Ed invece le scelte della Regione vanno nella direzione opposta: il parere ISPRA è stato largamente e gravemente disatteso proprio in materia di specie e periodi. Ad esempio, ISPRA aveva chiesto di diminuire l'elenco delle specie cacciabili e di aprire la caccia solo a ottobre. Invece sono state inserite ben 13 specie di uccelli - Canapiglia, Codone, Mestolone, Moriglione, Moretta, Starna, Quaglia, Pavoncella, Beccaccia, Beccaccino, Tortora, Allodola e Tordo sassello - che censimenti e studi scientifici internazionali indicano come minacciate, rare o in declino preoccupante e dunque necessitanti di tutela anziché di caccia smodata. Prevista anche la “pre-apertura” sin dal 2 settembre, una deroga “eccezionale” per sparare anticipatamente (sic!) a Conigli (in fortissima diminuzione...), Colombacci, Tortore, Merli, Gazze e Ghiandaie. Una iattura per la fauna, poiché la caccia a settembre comporta un gravissimo impatto sulle popolazioni selvatiche: la tarda estate è un momento particolarmente delicato nel ciclo biologico di varie specie e molti giovani esemplari non sono ancora autonomi. Proprio questo insensato allargamento della stagione di caccia è stato fortemente criticato da ISPRA: “si ritiene che i tempi e le modalità indicate nella proposta di calendario venatorio... non sono condivisibili da parte di questo Istituto che, pertanto, esprime parere sfavorevole”.
WWF, LEGAMBIENTE, MAN e LIPU biasimano la scelta dell'Assessore Cracolici di emanare un calendario in aperto contrasto con le Direttive UE e con i principi scientifici per la conservazione della fauna, dimostrando di non voler neppure assicurare quel minimo di doverosa attenzione alle esigenze di tutela del patrimonio faunistico. Secondo le Associazioni, in Sicilia si continua a gestire la caccia non sulla base delle esigenze e criticità faunistiche ma sulla base delle richieste ed aspettative del mondo venatorio. Questo tipo di gestione venatoria si basa su una visione dell’interesse dell’intera collettività. E quella fauna sopravvissuta ai disastri ambientali di queste settimane, viene ora decimata con conseguenze irreversibili.
9 agosto 2017
WWF-LEGAMBIENTE-MAN-LIPU

sabato 5 agosto 2017

Legambiente lancia un appello e invita alla mobilitazione i siciliani per fermare gli incendi: “Adesso bruciate anche noi!"

Legambiente  lancia un appello e invita alla mobilitazione i siciliani per fermare gli incendi: “Adesso bruciate anche noi!"


Con questo slogan provocatorio e di forte denuncia la Legambiente invita tutti i siciliani onesti, amanti della propria terra, a mobilitarsi.
“La Sicilia – dichiara Gianfranco Zanna,. Presidente di Legambiente Sicilia - continua a bruciare, giorno dopo giorno, e noi tutti non possiamo più stare con le mani in mano. Non possiamo stare fermi, inermi e vedere il nostro futuro distrutto,  incenerito.
Non basta più denunciare, criticare i gravi ritardi della Regione che hanno contribuito non poco a questa situazione drammatica. Dobbiamo schierarci, prendere posizione contro questi criminali, questi assassini delle nostre bellezze.
Chiediamo a tutti i siciliani, di qualsiasi orientamento politico, organizzati o meno in associazioni o comitati, semplici cittadini, di organizzare in tutto il territorio siciliano delle manifestazioni, dei sit in, dei flash mob, dei presidi, per opporsi e fermare questa gravissima situazione creatasi dagli innumerevoli incendi, per isolare questi delinquenti dagli oscuri interessi che continuano ad appiccare il fuoco.
Allora diciamo a questi vigliacchi, che stanno distruggendo il nostro paesaggio e le nostre aree naturali: "Adesso bruciate anche noi!". Con questo slogan si organizzino nei prossimi giorni in tutta la Sicilia manifestazioni per la difesa del paesaggio, del territorio e delle natura. In gioco c'è il nostro futuro”.


5 agosto 2017

L’ufficio stampa
Teresa Campagna 338 2116468


venerdì 28 luglio 2017

Incendi boschivi è record: 74.965 ettari bruciati nei primi sette mesi del 2017

Incendi boschivi è record: 74.965 ettari bruciati nei primi sette mesi del 2017
Ecco l’aggiornamento di Legambiente su numeri e misure di prevenzione
Sicilia, Calabria, Campania, Lazio, Sardegna e Puglia le più colpite dal fuoco
Gravissimi ritardi delle Regioni nell’approvazione delle misure di prevenzione e contrasto
Governo in ritardo su decreti attuativi necessari e l’Italia brucia per mano criminale
L’azione di vigilanza rafforzata in sole 10 province avrebbe salvato 47.559 ettari
1.144 richieste d’intervento dalle Regioni al Centro operativo della Protezione civile
“Troppi ritardi, Governo, Regioni e Comuni si assumano le proprie responsabilità”
Ogni estate l’Italia brucia. Quest’anno brucia di più. Tra il mese di maggio e il 26 luglio sono andati in fumo 72.039 ettari di superfici boschive, il 96,1% della superficie bruciata quest’anno. Sommati ai 2.926 ettari (3,9% del totale) bruciati nel periodo invernale, in questi sette mesi del 2017 le fiamme hanno divorato 74.965 ettari di superfici boschive. Siamo al 156,41% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016 (47.926 ettari). E caldo e siccità non sono ancora finiti.
È l’aggiornamento al 26 luglio dei dati elaborati da Legambiente e raccolti dalla Commissione europea nell’ambito del progetto Copernico per monitorare e mappare uno dei fenomeni più devastanti in Italia e nel resto d’Europa.
Secondo la banca dati, le regioni italiane più colpite sono la Sicilia con 25.071 ettari distrutti dal fuoco – con roghi in quasi tutte le province – la Calabria con 19.224 ettari e ancora la Campania 13.037, il Lazio 4.859, la Sardegna 3.512, la Puglia 3.049, la Liguria 2.848 (di cui 2.455 ettari in periodo “invernale”), la Toscana 1.521, la Basilicata 572, l’Abruzzo 366, la Lombardia 270, le Marche 264, l’Umbria 221 e il Piemonte con 151 ettari. Il fuoco colpisce ogni anno non solo le stesse regioni ma addirittura le stesse province. Quest’anno, per esempio, con un’azione preventiva di vigilanza e controllo rafforzato in sole 10 province (Cosenza, Salerno, Trapani, Reggio Calabria, Messina, Siracusa, Latina, Napoli, Palermo, Caserta) si sarebbero potuti salvare fino a 47.559 ettari, ossia il 63,44% di quanto bruciato finora.
L’Italia ha un patrimonio boschivo unico che copre attualmente circa il 36% della superficie territoriale nazionale. La Protezione Civile stima che negli ultimi 30 anni sia andato perso addirittura il 12% del patrimonio forestale del Paese. Con inestimabili danni agli ecosistemi colpiti ed effetti sulla già precaria tenuta idrogeologica del territorio e sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici. Le stime complessive fatte dall’ex Corpo forestale dello Stato – oggi confluito nell’Arma dei carabinieri – sui danni ambientali cagionati dai roghi nel 2016 ruotano intorno ai 14 milioni di euro, mentre i soli costi per l’estinzione sono stati quantificati in quasi 8 milioni, per un totale di quasi 22 milioni.
E se le temperature torride e la scarsa manutenzione dei boschi rappresentano un mix esplosivo per l’innesco, l’Italia, però, salvo eccezioni, brucia per colpa della mano criminale dell’uomo, mafiosa e non mafiosa per il perseguimento di interessi economici. Il trend è in crescita. Già nel 2016, secondo il nostro rapporto Ecomafia, gli incendi di origine dolosa o colposa erano quasi raddoppiati rispetto al 2015: 4.635 incendi (con dolo o colpa accertati) contro i 2.250 del 2015. Le mafie svolgono un ruolo determinante nel controllare i rispettivi territori di pertinenza, usando alla bisogna gli incendi per i più disparati motivi criminali. Appalti per manutenzione e rimboschimenti, assunzioni clientelari del personale forestale (addetto agli spegnimenti e alla manutenzione), guardianie imposte, estensione delle superfici destinati al pascolo, e ancora per ritorsione nei confronti di chiunque gli sbarra la strada o come mero strumento di ricatto politico. Quest’anno Sicilia, Calabria e Campania hanno mandato in fumo 57.332 ettari (pari al 76,47% del totale).
Numero da record (del decennio) quest’anno anche per le chiamate ricevute dal Centro Operativo Aereo Unificato del Dipartimento della Protezione Civile da parte delle Regioni. Tra il 1 gennaio e il 26 luglio sono arrivate 1.144 richieste per l’intervento dei mezzi della flotta aerea dello Stato (composta da 14 Canadair, 3 elicotteri del Corpo Nazionale dei vigili del fuoco e 3 elicotteri della Difesa).
“I ritardi nella pianificazione territoriale sono decisamente troppi – dichiara Rossella Muroni, presidente di Legambiente – La Protezione civile ha messo in campo nei giorni scorsi un notevole impegno. Ma la questione degli incendi richiede che si faccia di più, per prevenire e per punire, e in questo senso la legge 68 che ha inserito gli ecoreati nel codice penale oggi è uno strumento in più. L’Italia non può essere lasciata in mano a piromani e criminali che speculano sempre di più di anno in anno. È fondamentale che vi sia una concreta assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti nel controllo, la prevenzione e la mitigazione del fenomeno, a cominciare da Regioni e Governo. È inaccettabile continuare a lasciare andare in fumo il capitale naturale del Paese”.
È a livello territoriale che si registrano i ritardi più gravi. È alle Regioni che spetta, infatti, redigere e approvare annualmente il Piano regionale AIB (antincendi boschivi) per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi. Devono, inoltre, coordinare e gestire tutte le operazioni e gli enti coinvolti nella azioni di prevenzione e contrasto agli incendi, con mezzi di terra e aerei, attivare la Sala Operativa Unificata Permanente per tutto il periodo di maggiore criticità e i Centri Operativi Provinciali per gestire il servizio di prevenzione e spegnimento degli incendi boschivi in ambito provinciale, oltre a raccordarsi con la stessa SOUP per gli eventi che richiedono un supporto interprovinciale.
Ai ritardi, va aggiunto il numero insufficiente delle squadre di operai forestali e il processo di riorganizzazione delle funzioni dell’ex Corpo Forestale ora assorbito nell’Arma dei Carabinieri; i Vigili del fuoco a cui sono state assegnate nuove funzioni sono sotto organico di 3.314 unità. In questo quadro si inseriscono anche l’assenza di strategie e di misure di adattamento al clima e i ritardi nazionali dovuti al fatto che il Governo e i Ministeri competenti non abbiano ancora approvato i decreti attuativi necessari al completamento del passaggio di competenze, personale, strumenti e mezzi per quanto riguarda l’antincendio boschivo, in modo da garantire su tutto il territorio squadre operative per gestire l’emergenza e svolgere le attività di prevenzione.
Nelle sei Regioni maggiormente colpite dagli incendi di questa stagione estiva, al 26 luglio, il quadro è disarmante. Fortissimi ritardi nell’approvazione dei piani di AIB (antincendi boschivi), mancato trasferimento di personale e mezzi, mancata firma delle apposite convenzioni, specialmente in Sicilia, Campania e Calabria, un numero elevato di operatori antincendio di età superiore ai 55 anni e senza le certificazioni sanitarie di idoneità fisica. Ritardi che ad oggi non consentono di mettere in campo un’azione tempestiva ed efficace di prevenzione e gestione attiva delle emergenze sul fronte degli incendi boschivi.
La Sicilia (che ha 338.171 ettari di foreste e boschi, il 13,1% della superficie regionale) ha visto bruciare nelle ultime settimane circa 25.071 ettari. La Regione ha approvato lo scorso 10 maggio il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative, ma non ha ancora messo in campo tutte le misure previste. Non ha ancora definito e sottoscritto la convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco per l’implementazione dello svolgimento delle funzioni ad esso delegate. Né ha indicato il numero effettivo degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione di idoneità fisica, pur potendo contare su circa 23.000 operai forestali, teoricamente quasi 6 operai per kmq di superficie boscata, di cui solo un migliaio, però, sono assunti a tempo indeterminato, mentre gli altri sono impiegati per 78, 101 o 151 giornate all’anno. A questi operai vanno aggiunti 993 uomini del Corpo forestale della Regione siciliana, tra 163 commissari e funzionari, 804 ispettori e revisori forestali e 26 agenti assistenti e collaboratori forestali). Non si hanno notizie sull’attivazione dei Centri Operativi Provinciali (COP) per aumentare efficacia ed efficienza nel coordinamento degli interventi a scala territoriale locale.
La Calabria ha circa 613.000 ettari di boschi e foreste, il 40,6% della sua superficie regionale. Tra metà giugno e luglio ne sono bruciati 19.224 ettari. Il 12 giugno 2017 ha approvato il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative. Ma solo il 4 luglio scorso ha definito e sottoscritto l’apposita convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, destinando la somma complessiva di circa 700.000 euro. Inoltre, ad oggi, risulta attivato solo il Centro Operativo Provinciale (COP) per la provincia di Vibo Valentia. Infine non ha ancora indicato il numero degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione di idoneità fisica, pur potendo contare sugli 8.076 dipendenti dall’Azienda regionale Calabria Verde che gestisce gli oltre 6.000 operai forestali. Un esempio di immobilismo, dove l’unica cosa che pare si muova, oltre ai piromani, sono i mezzi aerei noleggiati dalla Regione che, pur pesando tantissimo alle tasche dei contribuenti, non possono fermare gli incendi risultando insufficiente il numero delle squadre di operai forestali per lo spegnimento a terra degli incendi.
La Campania ha il 32,7% della superficie regionale coperta da boschi e foreste, per un’estensione di 445.274 ettari. Al 26 luglio gli ettari percorsi dal fuoco sono 13.037. La regione si trova in fortissimo ritardo con le attività di prevenzione e gestione delle emergenze. Ha approvato solo il 21 luglio il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative e ha definito e sottoscritto solo il 15 luglio la convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, destinando la somma complessiva di circa 600.000 euro. Ha emanato solo il 4 luglio le ordinanze sugli incendi boschivi, trasferendo le competenze dall’assessorato all’Agricoltura a quello alla Protezione Civile, senza però accompagnare il passaggio con un trasferimento di uomini e mezzi. Ad oggi, inoltre, non risulta il passaggio in cui avrebbe dovuto indicare il numero degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione di idoneità fisica. Non si hanno notizie sull’attivazione dei Centri Operativi Provinciali (COP) per aumentare efficacia ed efficienza nel coordinamento degli interventi a scala territoriale locale.
Il Lazio, con il 35,2% (605.859 ettari) di superficie regionale forestale, ad oggi è la quarta regione per estensione dell’area interessata da incendi (4.859 ettari). Ha approvato solo il 17 luglio il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative. A giugno scorso ha invece definito e sottoscritto l’apposita convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, per una somma complessiva circa 2.300.000 euro. Sono in corso le visite mediche per gli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi, per relative fasce di età; il 3 luglio ha abolito il limite di 65 anni di età per i volontari che possono intervenire in attività di spegnimento.
La quinta regione per estensione di aree finora colpite da incendi nella stagione 2017 è la Sardegna con 3.512 ettari andati in fumo. Con 1.213.250 ettari di superficie forestale ha il 50,36% delle superficie regionale coperta da boschi e foreste. Ha approvato il 9 maggio 2017 le prescrizioni regionali antincendio boschivo e il 23 maggio 2017 il Piano AIB e le relative modalità attuative, pubblicati entrambi sul Buras del 20 luglio scorso. In questi atti la regione prevede ancora il coinvolgimento del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco solo per i cosiddetti incendi di interfaccia, a dispetto del fatto che la normativa attuale assegni al Corpo la competenza anche per gli incendi boschivi.
In Puglia (3.049 ettari bruciati su 179.040 di superficie regionale coperto da boschi e foreste, il 9,2%) il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative sono state approvati lo scorso 24 febbraio 2017 e il 30 maggio la Regione ha definito e sottoscritto l’apposita convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, stanziando la somma complessiva circa 2.000.000 euro. Ancora non risulta indicato il numero degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione di idoneità fisica. È utile ricordare che quest’anno ricorre il decennale del devastante incendio di Peschici (FG) che ha mietuto danni e vittime tra i turisti nel Parco nazionale del Gargano.
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martedì 11 luglio 2017

Incendi. “La Regione complice di questo disastro. Avanziamo tre proposte/richieste ineluttabili e non più rinviabili”.

Incendi. “La Regione complice di questo disastro. Avanziamo tre proposte/richieste ineluttabili e non più rinviabili”.


“La Sicilia continua a bruciare. Il governo regionale non riesce a fare nulla, ha fallito anche su questo fronte e riesce solo a versare lacrime di coccodrillo, cercando di fuggire dalle sue responsabilità e gravi colpe.
Lo ripetiamo, sono solo complici di questo disastro e siamo stufi di questo scaricabarile tra la Sicilia e Roma.
Avanziamo tre proposte/richieste ineluttabili e non più rinviabili:
-          al governo nazionale di intervenire celermente commissariando la Regione, così come ha fatto sui depuratori;
-          al Comando centrale dei Carabinieri di rinforzare, inviando in Sicilia altre unità, il Corpo dei Carabinieri forestali - nato dopo la fusione con il Corpo Forestale dello Stato - per avere così più uomini e mezzi nel controllo del territorio;
-          e alle Procure di applicare ai piromani anche le norme previste dalla legge sugli ecoreati, per inasprire le pene per chi è colto in flagrante mentre appicca gli incendi.
Basta chiacchiere, bisogna agire e subito per salvare la Sicilia da questi assassini di bellezza”.

Lo dichiara Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia.



11 luglio 2017


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Teresa Campagna 338 2116468

mercoledì 10 maggio 2017

Collegato alla finanziaria. Legambiente Sicilia dice no al trasferimento delle 17 riserve naturali, in atto affidate alle ex Province regionali, al Corpo Forestale.

Collegato alla finanziaria. Legambiente Sicilia dice no al trasferimento delle 17 riserve naturali, in atto affidate alle ex Province regionali, al Corpo Forestale.
Inviata lettera al Presidente dell’Ars,  al Presidente e ai Componenti della IV Commissione Ambiente dell’ARS, al Presidente della Regione, agli Assessori regionali al Territorio ed Ambiente e all’Economia


Nei prossimi giorni l’Assemblea Regionale Siciliana è chiamata a discutere del collegato alla finanziaria regionale che all’art. 16 (intitolato “rafforzamento del Corpo Forestale regionale”) prevede che le 17 riserve naturali in atto affidate alle ex Province regionali vengano trasferite al Corpo Forestale unitamente al personale dipendente.
Legambiente Sicilia esprime una netta contrarietà a tale previsione per ragioni di metodo e di merito, chiede ed auspica che l’ARS bocci tale previsione ed ha scritto una lettera, inviata fra gli altri, al Presidente dell’Ars,  al Presidente e ai Componenti della IV Commissione Ambiente dell’ARS, al Presidente della Regione, agli Assessori regionali al Territorio ed Ambiente e all’Economia.
“L’Assessore Croce – dichiara Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia - vuole farsi la campagna elettorale sulla pelle delle riserve naturali. Invece di trovare delle soluzioni adeguate e valide per il futuro delle 17 riserve finora gestite in modo fallimentare dalle ex Province, li vuole affidare per legge al Corpo Forestale che, non avendo compiti e mezzi idonei, le “girerebbe” a sua volta a fantomatiche associazioni che hanno al loro interno ‘guardie ambientali riconosciute’.
Questa è una delle tante porcherie contenute nel cosiddetto ‘collegato alla finanziaria’.
E’ una vergogna, l’ennesimo atteggiamento scorretto e provocatorio di chi fugge e rifiuta il confronto su come cambiare la govenance del patrimonio naturale siciliano e cerca, con colpi di mano inaccettabili, di cambiare le regole e le norme che causerebbero ulteriori danni e problemi all’intero sistema delle aree protette siciliane”.



9 maggio 2017

L’ufficio stampa
Teresa Campagna 338 2116468


venerdì 31 marzo 2017

Beni culturali. "Dopo quasi cinque anni di governo, siamo ancora alle promesse, ai tanti 'faremo' o 'ci impegniamo a risolvere. Una vera e propria vergogna, che ci conferma, purtroppo, la totale inadeguatezza di questo governo".Dichiarazione di Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia.

Beni culturali. "Dopo quasi cinque anni di governo, siamo ancora alle promesse, ai tanti 'faremo' o 'ci impegniamo a risolvere. Una vera e propria vergogna, che ci conferma, purtroppo, la totale inadeguatezza di questo governo".Dichiarazione di Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia.


"Alle nostre puntuali denunce sullo stato comatoso in cui versano i Beni culturali in Sicilia, abbiamo prima avuto la sconclusionata risposta del Presidente Crocetta, adesso un'inconsistente intervista dell'assessore Vermiglio.
Dopo quasi cinque anni di governo, siamo ancora alle promesse, ai tanti 'faremo' o 'ci impegniamo a risolvere'. Una vera e propria vergogna, che ci conferma, purtroppo, la totale inadeguatezza di questo governo anche, e direi soprattutto, sulle politiche culturali.
Dovremmo aspettare un'altra stagione politica e un altro governo per sperare che finalmente la primavera arrivi a salvare il nostro straordinario e unico patrimonio culturale".
Lo dichiara Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia.

31 marzo 2017

L'ufficio stampa
Teresa Campagna 338 2116468

giovedì 9 gennaio 2014

Legambiente Sicilia su dichiarazioni Vancheri aumento estrazione idrocarburi

Legambiente: “Ci spieghi il governatore Crocetta quale coerenza c’è tra il conferimento ai Comuni di 7 milioni di euro per la realizzazione dei Piani di Azione per l’Energia Sostenibile e la possibilità offerta alle imprese di aumentare gli investimenti sull’estrazione di idrocarburi”.

Le dichiarazioni dell’Assessore alle Attività produttive Linda Vancheri, ieri all’Ars, a commento della sua proposta di “mission del futuro” per la Sicilia basata sul primato nazionale nell’estrazione di idrocarburi, lasciano profondamente sbigottita Legambiente ed impongono una domanda: siamo di fronte ad una proposta “rivoluzionaria” (o, per meglio dire, “reazionaria”) del Governo Crocetta o – come speriamo - ad una boutade dell’assessore Vancheri?
La Sicilia ha bisogno di altri primati, essendo in possesso di tutte le potenzialità e le opportunità per raggiungerli. A partire da quello che punta alla massima produzione di energia da fonti rinnovabili, quindi, assolutamente pulita, sicura ed ecosostenibilie. Quell’energia a basso costo che possono avere subito tutti i cittadini, le imprese e gli enti locali siciliani. Quell’energia verde che può creare, come sta accadendo in Europa, sviluppo duraturo, occupazione stabile e ricchezza diffusa.
Fino ad oggi, al di la degli annunci e delle prese di posizioni preconcette e sterili, ben poco  è stato fatto in questa direzione dai governi regionali succedutisi nel tempo, incluso quello attuale. Esiste perciò il fondato dubbio che anche in Sicilia la politica energetica sia improntata a soddisfare le esigenze dei “soliti noti”, cioè degli stessi grandi gruppi industriali, nazionali ed esteri, che hanno letteralmente dettato la strategia energetica nazionale e che adesso stanno in tutti i modi bloccando lo sviluppo dell’utilizzo delle fonti rinnovabili in Italia. 
Legambiente chiede al governatore Crocetta di spiegare quale coerenza c’è tra il conferimento ai Comuni di 7 milioni di euro per la realizzazione dei Piani di Azione per l’Energia Sostenibile e la possibilità offerta alle imprese di aumentare gli investimenti sull’estrazione di idrocarburi.
E’ una mission sbagliata, quella dell’assessore Vancheri, lontana dalle politiche energetiche europee e destinata a creare nuovamente cimiteri industriali e danni alla salute e al territorio.
Il rapporto Energia Sicilia 2013 parla chiaro: il consumo di benzina e gasolio per autotrazione ha un trend decrescente, le centrali termoelettriche, sia regionali che nazionali, sono in sofferenza perché i consumi di energia elettrica sono in contrazione e, comunque, già coperti per il 21 per cento da fonti rinnovabili, dato rispetto al quale sicuramente si può e si deve fare molto di più.
Legambiente si augura che lo strabismo politico del Governo regionale possa essere al più presto corretto per assicurare alla Sicilia di partecipare da leader  alla vera terza rivoluzione energetica e industriale in corso in Europa e nel mondo.

9 gennaio 2014


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martedì 4 giugno 2013

Gela. Riversamento petrolio. Legambiente chiede al Presidente della Regione di operare attivamente per pretendere che vengano avviate le da troppo tempo attese bonifiche delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale di Priolo, Gela e Milazzo.

Il guasto ad uno scambiatore dell’impianto Topping della raffineria di Gela, ha determinato stamane la fuoriuscita ed il riversamento nel fiume Gela di una rilevante quantitativo di petrolio grezzo.
Mentre le operazioni di contenimento pare si stiano concludendo (ma bisognerà subito avviare quelle di bonifica), Legambiente desidera richiamare tutti  - Ministero dell’Ambiente, Regione, ARPA, ASP, Comune, Provincia e l’azienda ENI - alle proprie responsabilità.
Se sembra banale dire che questo è l’ennesimo incidente che determina a Gela il grave inquinamento del fiume e del mare, non è però superfluo ricordare che già nel 2003 avemmo a denunciare un avvenimento quasi identico e che nel 2008 la Magistratura pose sotto sequestro i serbatoi “colabrodo”.
Condividiamo con il presidente Crocetta l’opinione che “bisogna organizzare in loco task force specifiche composte da Arpa, Genio civile, Asp e uffici ambientali delle province, per esercitare un'azione continua e costante di controllo. Da tempo, per Gela, sono state concesse le autorizzazioni ambientali, regionali e nazionali, necessarie per rafforzare la sicurezza degli impianti” ma è proprio a lui ed al suo assessore all’ambiente che Legambiente chiede di tradurre le opinioni in fatti concreti, a partire dal rafforzamento sul territorio di quegli enti, come l’ARPA, che hanno il compito di effettuare i controlli ed a cui, invece, con l’ultimo bilancio sono stati più che dimezzati i fondi. E queste task force devono essere costituite e dotate di uomini e mezzi adeguati, soprattutto laddove le situazioni di rischio e di compromissione dell’ambiente e della salute delle popolazioni sono conclamate da decenni.
Occorre poi che l’adeguamento alle prescrizioni AIA (autorizzazione integrata ambientale) delle varie aziende petrolchimiche ed energetiche siciliane sia monitorato accuratamente e vengano sanzionate le omissioni ed i ritardi. Contestualmente, in quegli impianti dove se ne ravvisi l’esigenza, è doveroso rivedere da capo a piedi lo stesso provvedimento AIA.
Per marcare un vero cambio di passo, il presidente Crocetta operi – adesso - attivamente per pretendere che vengano avviate le da troppo tempo attese bonifiche delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale di Priolo, Gela e Milazzo, senza le quali è provocatorio chiedere ai cittadini di consentire la coesistenza di industria / salute / ambiente. Infine, da subito si inizi il procedimento per il recupero del danno ambientale causato dall’Eni.




4 giugno 2013

L’ufficio stampa


Teresa Campagna 338 2116468