martedì 24 luglio 2018

Incendi in Sicilia, ci risiamo. Legambiente Sicilia: manca la vigilanza sul territorio. Lo Stato potenzi i reparti dei Carabinieri Forestali e la Regione inasprisca le sanzioni.

Gli incendi continuano a devastare il territorio siciliano, a distruggere le aree naturali protette, l’ultimo attacco ieri alla Timpa di Acireale, e a minacciare sempre di più centri abitati ed attività economiche. Gli assetti organizzativi e logistici in atto nonché le attività di vigilanza e controllo del territorio mostrano tutti i propri limiti e non appaiono adeguati a prevenire e reprimere questo fenomeno che negli ultimi anni ha assunto connotati sempre più gravi, con danni incalcolabili per le comunità ed il territorio.

Sono certamente diverse le cause che concorrono ma appare evidente che non vi sia una efficace attività di prevenzione e repressione così come non esistono meccanismi davvero penalizzanti a dimostrare che l’incendio è un danno e non conviene a nessuno. Tutto questo è tanto più inaccettabile a fronte di un’ingente spesa che sostiene la Regione per il settore forestale e antincendio.

Alcune proposte di Legambiente Sicilia.

Innanzitutto chiediamo all’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente di rivedere subito l’ organigramma del Corpo Forestale Regionale destinando a funzioni sul campo ed al potenziamento dei distaccamenti forestali il tanto personale in divisa che oggi è assegnato ad uffici le cui mansioni possono essere svolte da altro personale tecnico e amministrativo della Regione.

Chiediamo allo Stato di potenziare i reparti dei Carabinieri Forestali in Sicilia, occorre personale specializzato e ben organizzato per le attività di controllo del territorio e per le indagini su tali reati contro l’ambiente.

Chiediamo all’Assemblea Regionale Siciliana di varare urgenti norme sanzionatorie per impedire ogni utilizzazione economica delle aree percorse da incendi, perché oggi le pene sono rigorose sulla carta ma solo per la distruzione dei boschi, mentre ormai gli incendi interessano prevalentemente aree non boscate. Occorre  dimostrare in concreto e con ogni mezzo possibile che la distruzione di un’area verde costituisce un danno collettivo, sperando così di stimolare comportamenti di controllo sociale.

Infine, chiediamo all’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente di emanare un atto di indirizzo e disporre delle ispezioni a tappeto affinché i catasti comunali delle aree percorse dal fuoco vengano redatti in modo tempestivo e con contenuti esaustivi ai fini dell’applicazione dei vincoli, vengano resi pubblici sui siti web,  sanzionando i Comuni e gli uffici inadempienti.

Ufficio stampa Legambiente Sicilia

sabato 21 luglio 2018

Comuni siciliani #plasticfree. Avanti tutta

I Sindaci di Noto e Avola firmano l’ordinanza contro l'uso di oggetti in plastica non biodegradabile.
La soddisfazione di Legambiente Sicilia che invita gli altri sindaci a fare altrettanto e a bandire la plastica dai loro territori.


Ancora una nuova, importante, risposta all’appello di Legambiente Sicilia per lo stop alla plastica. Dopo i provvedimenti emessi a Lampedusa e Malfa, anche i Comuni di Noto ed Avola si adeguano.
“Oggi -  dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia -  il sindaco di Noto, Corrado Bonfanti, e quello di Avola, Luca Cannata, hanno compiuto un atto di grande valore civico ed ambientale. Sono, infatti,  i primi nell’isola grande a dichiarare battaglia agli oggetti in plastica non biodegradabile, anticipando la Direttiva europea che entrerà, comunque, in vigore nei prossimi anni. Questa ordinanza sindacale contribuirà alla salvaguardia del mare del Golfo di Noto, e non solo. Siamo molto soddisfatti. Adesso spetta a tutti gli altri sindaci. Abbiamo già inviato lettere ai primi cittadini delle isole minori e pungoleremo anche gli altri, che certamente non vorranno rimanere al palo”.

martedì 17 luglio 2018

Passi avanti per i parchi archeologici. Legambiente Sicilia esprime apprezzamento per l’approvazione, da parte della giunta regionale, delle proposte dell’assessore Tusa sui beni culturali.

“Finalmente – dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia – qualche cosa si muove sul fronte dei beni culturali, dove l’isola ha un arretrato storico davvero ingiustificato ed ingiustificabile. L’istituzione di nuovi parchi archeologi rappresenta, quindi, una buona notizia, soprattutto perché si applica una legge in vigore da 18 anni e che è stata disattesa per troppo tempo.
Per quanto riguarda il nuovo modello di Consiglio regionale dei Beni culturali, siamo contenti che la proposta si allontani decisamente dalla composizione eccessivamente politica voluta dall’ex governatore Crocetta. Quello che noi abbiamo sempre chiesto è che vi facessero parte professionisti del settore e il modello di Tusa sposa appieno la nostra richiesta. Infine, sul castello di Schisò Legambiente da anni conduce una battaglia in sua difesa. Proprio nei giorni scorsi, anche Goletta Verde ha fatto tappa nella baia di Naxos – Taormina per porre l’attenzione sulla valorizzazione dell’eccezionale patrimonio archeologico e paesaggistico del comprensorio. Per cui l’acquisto del castello di Schisò potrebbe essere un segnale decisamente positivo per evitare qualsiasi ipotesi di speculazione del territorio”.

mercoledì 11 luglio 2018

Muos. La Procura di Caltagirone ha impugnato la sentenza emessa lo scorso 4 aprile. Legambiente Sicilia: “ Ribadito che si tratta di un’opera abusiva”

La Procura di Caltagirone ieri ha impugnato davanti alla Corte di Appello di Catania la sentenza Muos emessa lo scorso 4 aprile che ha assolto gli imputati perché il fatto non sussiste  ritenendo le opere legittime.

“La Procura di Caltagirone – dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia, ha ribadito quello che noi diciamo da anni, e cioè che si tratta di un’opera abusiva, perché edificata sulla scorta di provvedimenti amministrativi palesemente illegittimi e come tali disapplicabili dal Giudice penale. La Legambiente è sempre stata presente in ogni processo contro il Muos, e continuerà a seguire la vicenda in ogni grado di giudizio. La battaglia non è ancora persa, occorre che la mobilitazione di associazioni e cittadini continui”.



11 luglio 2018



L’ufficio stampa

Teresa Campagna 338 2116468

sabato 7 luglio 2018

Una #maglietta rossa per #fermarelemorragia di umanità

Anche Piazza Armerina ha raccolto l’appello delle associazioni, in primis Libera, Legambiente, Arci e Anpi ad indossare, sabato 7 luglio, indossare una maglietta rossa per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà.
Decine di cittadini si sono radunati in piazza Generale Cascino rispondendo ad un appello informale, lanciato sui social, grazie alla sensibilità del dott. Sergio Rossitto.
Una grande dimostrazione di umanità.
Ma perchè proprio rosso? Perché il rosso è un colore che ci invita a fermarci. Un altro rosso, oggi, ancor più perentoriamente chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nell’estate 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.
Si legge nell’appello: “Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.