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mercoledì 14 gennaio 2015

Legambiente Sicilia e WWF: rifiuti, no all'emergenza

Rifiuti. Riproposizione modello cuffariano. Chi c'è dietro questo ritorno al passato? È solo l'ultima trovata a sensazione del presidente Crocetta o è la "solita idea" che il governo nazionale prova a imporre a quello regionale così come tentarono invano di fare i governi Berlusconi e Monti. Nell'interesse di chi stanno operando il governo nazionale e regionale?
Comunicato congiunto di Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia e Franco Andaloro, delegato WWF Sicilia

Sono passati alcuni mesi da quando la chiusura della discarica di Mazzarà Sant'Andrea ha reso ancora più complicata la gestione dei rifiuti in Sicilia. Da allora il caos sembra regnare sovrano.
Da un lato c'è la corsa contro il tempo del dipartimento rifiuti nel tentativo di mettere toppe per chiudere le falle prodotte dalla totale assenza di una seria politica di gestione dei rifiuti, dall'altro un ridda di dichiarazioni del governatore Crocetta, poco ragionevoli sul piano tecnico e politico, che hanno perfettamente descritto lo stato confusionale in cui versa il settore.
Da qualche giorno è arrivata l'ultima novità: siamo alla riproposizione del modello cuffariano in versione ridotta, senza nemmeno l'ambizione criminale che contraddistinse quel progetto.
Chi c'è dietro questo ritorno al passato? È solo l'ultima trovata a sensazione del presidente Crocetta o è la "solita idea" che il governo nazionale prova a imporre a quello regionale così come tentarono invano di fare i governi Berlusconi e Monti. In quel caso ci fu la strenua ma efficace resistenza dell'assessore Giosuè Marino che riuscì a evitare il peggio.
Sorge spontanea una domanda: nell'interesse di chi stanno operando il governo nazionale e regionale?
Vogliamo per il momento evitare riflessioni politiche e ci limitiamo a ribadire gli ormai arcinoti assunti tecnici:
  1. per costruire un inceneritore o anche solo per adeguare un vecchio impianto di produzione di energia elettrica ci vogliono anni. La media italiana va oltre i cinque anni. Come si può sostenere senza suscitare ilarità che questo possa servire a evitare l'emergenza che si paventa a partire dal mese di marzo?
  2. I Paesi del nord Europa, che pure usano gli inceneritori per garantire il teleriscaldamento delle case, sono in una profonda crisi perché hanno sempre meno materiale da bruciare a seguito dell'applicazione delle direttive comunitarie che da molti anni ormai impongono percentuali sempre più elevate di recupero di materia. Anche nelle regioni del nord Italia stanno chiudendo circa 10 inceneritori. Il decreto per uscire dall'emergenza in Campania prevedeva la costruzione di cinque inceneritori ma l'avvio di una seria raccolta differenziata ha di fatto impedito che se ne costruissero altri dopo quello di Acerra. Che senso avrebbe fare oggi, cioè fuori tempo massimo, una scelta rispetto alla quale tutti gli altri Paesi stanno tornando indietro per adeguarsi alle politiche europee?
  3. Chi propone oggi gli inceneritori in Sicilia, ha chiaro come questo confligga necessariamente con gli obblighi di recupero di materia che ci vengono imposti dalla normativa europea? Conosce le sentenze della Corte di Giustizia Europea che hanno condannato l'Italia proprio per il mancato rispetto della gerarchia che da priorità al recupero di materia?
  4. Dal punto di vista economico e industriale, gli inceneritori stanno in piedi solo grazie al recupero del calore che costituisce circa l'80% dell'energia recuperata dalla combustione. Per provare a costruire gli inceneritori anche nelle regioni calde, come nel caso del piano Cuffaro, si attuò una truffa ai danni dei cittadini italiani estendendo per alcuni anni a questi impianti il sostegno economico previsto per le rinnovabili. Oggi nessuna banca presterebbe un solo centesimo per la costruzione di un impianto d'incenerimento, a meno che non si provveda a truffare nuovamente gli italiani scaricando sulle loro tasche i costi di un'attività fisiologicamente in perdita.
  5. In Sicilia non è mai partita una vera e generale Raccolta Differenziata, la sola che può consentirci di rispettare gli obiettivi di riciclo e riduzione rifiuti e ridurre le tariffe ai cittadini.
Potremmo continuare, ma pensiamo che sul punto siano sufficienti queste poche inoppugnabili constatazioni.

Per ciò che riguarda più in generale la reiterata richiesta del governo regionale della dichiarazione d'emergenza, a tutt'oggi non si capisce per quali scopi dovrebbe essere concessa. A leggere le dichiarazioni rilasciate dal presidente negli ultimi due mesi l'emergenza sarebbe servita a:
  1. distribuire alle famiglie siciliane le compostiere domestiche (metodologia che viene correntemente utilizzata da oltre vent'anni nell'ambito delle raccolte differenziate in aree extraurbane);
  2. a riaprire qualche vecchia discarica (peccato che non si possa a fare e che nel frattempo sia arrivata una condanna della Corte di Giustizia Europea proprio per quelle discariche);
  3. da ultimo per realizzare tre inceneritori;
Tutte ragioni sulle quali evitiamo ogni ulteriore commento per carità di patria, ma che chiariscono perché esista una distanza siderale tra la gestione dei rifiuti in Sicilia e nel resto d'Italia e d'Europa.

Meglio di noi l'inopportunità di una dichiarazione d'emergenza in queste condizioni è stata chiarita dai due presidenti delle Commissioni ambiente di Camera e Senato, Realacci e Marinello, in una nota ufficiale inviata al presidente del consiglio Matteo Renzi il 12 dicembre scorso, che alleghiamo

martedì 25 giugno 2013

MUOS e Istituto Superiore Sanità

Muos. La relazione sui rischi per la salute umana del sistema sarebbe  ancora in fase di elaborazione all’Istituto Superiore della sanità. Dichiarazione di Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia.

“Siamo venuti a conoscenza del fatto che l’Istituto Superiore di Sanità smentisce categoricamente le notizie che in questi giorni sono rimbalzate su tutti i media nazionali e regionali: la relazione sui rischi per la salute umana del sistema MUOS sarebbe  ancora in fase di elaborazione come appare chiaramente scritto sul sito dell’istituto - http://www.iss.it/pres/?lang=1&id=1357&tipo=1.
Pur non ritenendo questo aspetto essenziale, e anzi rilevando ancora una volta che discutere semplicemente di inquinamento elettromagnetico rischia di deviare l’attenzione da altre e forse più importanti ricadute sul territorio, ci chiediamo quale sia la verità: è stato l’istituto a far filtrare qualche indiscrezione e a smentire solo dopo le dure reazioni  o c’è più probabilmente qualcuno che sta subdolamente cercando di forzare la mano anticipando conclusioni di comodo?”

24 giugno 2013


L’addetto stampa Teresa Campagna 3382116468

sabato 4 maggio 2013

Finanziaria regionale: auspichiamo l'impugnativa del Commissario dello Stato


Legambiente: auspichiamo l’impugnativa del Commissario dello Stato.

Predisposta una memoria su finanziamenti a pioggia, mancata copertura di spese certe in materia ambientale, soppressione dell’Azienda foreste demaniali.


"Bilancio e finanziaria della Regione Siciliana contengono scelte che penalizzano politiche settoriali di interesse collettivo e che penalizzano le prospettive di sviluppo – dichiara Mimmo Fontana Presidente Regionale di Legambiente Sicilia – favorendo e consolidando al contempo il sistema clientelare di elargizioni e contributi a pioggia in assenza di qualunque elementare previsione di legge che autorizzi l’assegnazione di fondi pubblici a soggetti indicati da singoli deputati. Per questo auspichiamo un deciso intervento del Commissario dello Stato affinchè vengano apportati urgenti correttivi e ripristinate elementari condizioni nella formazione delle leggi e nell’utilizzo delle risorse finanziarie proprie di uno Stato di Diritto”.

Per Legambiente è sotto gli occhi di tutti che in bilancio e finanziaria vi sono alcune cifre non rispondenti al vero: basta confrontare l’elenco allegato all’originario articolo 52 presentato dal Governo il 17 aprile e quanto poi è stato fatto in aula per trovare fondi a garanzie di spese clientelari o particolari, tagliando le spese per funzioni istituzionali previste da leggi di settore.

“Stiamo predisponendo un’articolata memoria che presenteremo nelle prossime ore al Commissario dello Stato – dichiara Angelo Dimarca Responsabile Conservazione Natura di Legambiente Sicilia – E’ palese la violazione dei principi costituzionali di buona andamento della pubblica amministrazione, di reale copertura delle spese, di mancanza dei presupposti minimi di legittimità per alcune previsioni, irragionevolezza intrinseca, legalità sostanziale.

Non si possono togliere somme indispensabili ad aree protette, Arpa, attività culturali previste dall’ordinamento vigente il cui importo è connesso con funzioni istituzionali o discende da impegni pluriennali o da costi certi del personale, prevedendo la copertura teorica con un ipotetico risparmio non certificato sui costi della sanità”.

Legambiente ripropone anche il tema della soppressione dell’Azienda foreste demaniali che già lo scorso anno era stata impugnata dal Commissario dello Stato.

E’ stato creato un carrozzone chiamato Dipartimento sviluppo rurale che metterebbe assieme rimboschimenti, antincendio, viabilità ed elettrificazione rurale, disconoscendo elementari principi che devono presiedere alla gestione e tutela de demanio forestale regionale.





Palermo 4 maggio 2013



L’Ufficio stampa Teresa Campagna 338 2116468

venerdì 8 marzo 2013

Dura presa di posizione contro il consiglio comunale di Agrigento


L’unico vero abusivo della valle fu Alexander Hardecastle”. Questa è l’incredibile affermazione, verbalizzata, che più di ogni altra racchiude il senso del Consiglio Comunale di martedì scorso: la riproposizione, per l’ennesima volta, della teoria secondo cui i vincoli di cui al complesso normativo Gui-Mancini-Nicolosi non produrrebbero effetti sull’intero attuale perimetro del Parco Archeologico, zona ad inedificabilità assoluta.
Ancora una volta, l’ennesima, si prova a giustificare la scientifica violazione di leggi dello Stato, a fomentare illusorie speranze di sanatoria, a richiedere riperimetrazioni. Ancora una volta si giunge a giustificare l’abuso edilizio di massa, che ha sfregiato irrimediabilmente il territorio, rendendolo brutto e oggettivamente ingestibile.

La teoria sottesa all’atto amministrativo, proposta ed illustrata in aula dal consigliere Gibilaro, è quella secondo cui il Decreto interministeriale Gui-Mancini (1968) non troverebbe attuale riscontro nel vigente panorama normativo e, dunque, dispiegherebbe i suoi effetti solo da un punto di vista meramente urbanistico, non sotto il profilo archeologico. Conclusione: gli abusi edilizi nella zona “A” del Parco, sinora ritenuti insanabili, potrebbero beneficiare della sanatoria edilizia.
L’ampio dibattito d’aula, in qualche sprazzo di serietà, ha comportato la parziale modifica dell’iniziale testo proposto, pervenendo alla “sola” richiesta di riportare il complesso dei vincoli effettivamente vigenti sugli elaborati grafici del P.R.G., così come votato ed emendato dal C.R.U..
Il Circolo Rabat di Agrigento, nel ritenere la seduta del Consiglio martedì scorso tempo, fiato (e gettoni di presenza…) assolutamente sprecati, sollecita l’Amministrazione Comunale e gli Uffici competenti a fare immediata chiarezza su quanto esposto essendo inaccettabile, ancora nel 2013, continuare a prendere in giro i proprietari di costruzioni abusive nella zona “A”, mediante la proposizione di effimere promesse di sanatoria edilizia. Nel contempo, l’Associazione ambientalista invita la folta rappresentanza parlamentare, recentemente rinnovata, a prendere in esame la proposta di Legge dell’on. Ermete Realacci, che pure già alla fine degli anni ’90 si occupava concretamente della soluzione della spinosa questione.

Ancora più duro il commento del presidente regionale di Legambiente, agrigentino, Mimmo Fontana: «Per preservare la dignità della città di Agrigento, che almeno in un lontano passato è stata una città “nobile”, sarebbe necessario che si dimettesse l’intero Consiglio Comunale. Dai giorni caldi delle proteste degli anni ’80 e ’90 che hanno portato alle sanatorie edilizie nazionali sono trascorsi più di due decenni. La cultura di questo Paese è cambiata e oggi un sindaco come quello di Realmonte dispone la demolizione degli scheletri che hanno sfregiato la Scala dei Turchi per favorire  lo sviluppo turistico ed economico della sua comunità. A pochi chilometri, ad Agrigento, sembra non cambiare mai nulla ed una classe politica evidentemente incolta disegna per la nostra città un destino di irreversibile sottosviluppo».

Agrigento, 08/03/2013

Per il Direttivo del Circolo Rabat
Claudia Casa, Giuseppe Riccobene e Daniele Gucciardo

martedì 22 gennaio 2013

Ars. Approvazione della mozione per la revoca definitiva del progetto di costruzione del ponte sullo Stretto.

Ars. Approvazione della mozione per la revoca definitiva del progetto di costruzione del ponte sullo Stretto.
Dichiarazione di Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia.




“Accogliamo con soddisfazione il voto dell’Ars che ribadisce il fatto che la Sicilia non ha bisogno di progetti faraonici, inutili e dannosi. Secondo i sostenitori del ponte, questa infrastruttura sarebbe stata essenziale per completare il corridoio Berlino – Palermo. Peccato che, negli ultimi decenni, è cambiato radicalmente il modo in cui gli uomini si muovono: ha prevalso la variabile tempo. E ancora, chi può essere davvero convinto che nel terzo millennio per spostare merci e persone dal Nord Europa si debba puntare ancora sulla gomma? Per il futuro sarà più conveniente spostare le merci via nave e gli uomini si sposteranno, per i tragitti medio lunghi, prevalentemente in aereo, tendenza peraltro in corso da due decenni. Il ponte sullo Stretto è stato solo, fino ad oggi, una gigantesca occasione di spreco di denaro pubblico. Speriamo che il voto di oggi faccia calare il sipario su questa sciagurata idea”.









22 gennaio 2013



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venerdì 11 gennaio 2013

Legambiente Sicilia contro il MUOS

MUOS DI NISCEMI ALL’INTERNO DELLA RISERVA NATURALE DELLA SUGHERETA DI NISCEMI

LEGAMBIENTE: GRAVE PROVOCAZIONE L’USO DELLA FORZA CONTRO MANIFESTANTI PACIFICI.

INACCETTABILI I RITARDI DEL GOVERNO REGIONALE NELLA REVOCA DELLE AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI CHE SONO PALESEMENTE ILLEGITTIME.

ESPOSTO ALL’UNIONE EUROPEA PER APRIRE LA PROCEDURA DI INFRAZIONE CONTRO LA SICILIA.

Legambiente Sicilia denuncia come grave ed inaccettabile provocazione l’uso della forza nei confronti dei presidi pacifici anti MUOS, peraltro a soli pochi giorni dal voto unanime del Parlamento Siciliano contro la costruzione delle mega antenne di comunicazione dell’ U.S. Navy all’interno della riserva naturale della Sughereta di Niscemi e per un’immediata revoca delle autorizzazioni rilasciate nel 2011 dal precedente Governo Lombardo.

“Le autorizzazioni di natura ambientale sono palesemente illegittime – denuncia Angelo Dimarca Responsabile regionale Conservazione Natura di Legambiente Sicilia -. All’interno di una riserva naturale e di un sito di importanza comunitaria non sono consentite simili opere. Inoltre, il piano paesistico della provincia di Caltanissetta adottato il 4 dicembre 2009 vieta la realizzazione di questi impianti.

E’ poi particolarmente grave che il sistema MUOS, unico nel suo genere per dimensioni ed emissioni, per minaccia alla salute dei cittadini e per modifiche all’integrità dell’ambiente, non sia stato sottoposto alle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale in palese ed insanabile violazione dei principi di precauzione e prevenzione sanciti dal diritto comunitario e delle disposizioni specifiche della direttiva comunitaria sulla VIA”.

Per Legambiente, dinnanzi a tali elementi incontestabili ed ai contenuti inequivocabili della mozione recentemente approvata dall’Assemblea regionale Siciliana, sono inaccettabili i ritardi del nuovo Governo Regionale nel revocare le autorizzazioni a partire da quella finale che ha dato il via ai lavori, rilasciata il 28 giugno 2011 dall’Assessorato regionale Territorio e Ambiente.

“Anche per questo – conclude Mimmo Fontana, Presidente regionale di Legambiente Sicilia - oltre ad esprimere piena solidarietà ai manifestanti anti MUOS, abbiamo dato mandato ai nostri legali del Centro di Azione Giuridica di presentare un esposto alla Commissione Europea per aprire una procedura di infrazione contro la Regione Siciliana per violazione del diritto comunitario”.





11 gennaio 2013



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martedì 4 dicembre 2012

Legambiente Sicilia su Zichichi e nucleare

“Siamo costernati – dichiara Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia - per il fatto che l’assessore Zichichi non potrà raggiungere la felicità, almeno non attraverso la proliferazione di centrali nucleari sul territorio siciliano. Lo informiamo, qualora gli fosse sfuggito, che il popolo italiano in due diverse occasioni e a distanza di 26 anni, si è a larghissima maggioranza espresso contro l’opzione nucleare. E questo non per sfiducia nella scienza, ma per il fatto che fino ad oggi, nonostante le cifre iperboliche investite nella ricerca di sicurezza, il nucleare è indiscutibilmente una tecnologia altamente pericolosa. Gli incidenti nucleari nella storia recente non sono avvenuti solo per incompetenza o deficit tecnologici, ma come ha dimostrato proprio Fukushima, perché l’uomo non è e non sarà mai nelle condizioni di controllare o prevenire completamente fenomeni naturali. Il rischio contaminazione, però, non è legato esclusivamente alla possibilità di un incidente in una centrale, ma anche e forse soprattutto alla impossibilità ad oggi di gestire in modo sicuro, al di là di ogni ragionevole dubbio, le scorie prodotte. Tutti i luoghi nel mondo in cui ad oggi vengono “conservate” le scorie nucleari vengono, infatti, considerati temporanei, perché ancora non abbiamo trovato un altro pianeta in cui trasferire questo irrisolvibile problema. Non siamo certamente preoccupati – sottolinea Fontana - per i pensieri in libertà dell’assessore, che per l’altro non sono nemmeno una novità, auspichiamo, però, che l’assessore Zichichi profonda le sue energie per ricostruire il settore dei Beni culturali, strategico per la Sicilia, e distrutto negli ultimi anni dal governo Lombardo. Anche Paesi storicamente nuclearisti, come Stati Uniti, Germania, stanno programmando l’abbandono del nucleare perché finalmente le rinnovabili stanno diventando un’alternativa concreta per la produzione di energia su larga scala. Quindi, posizioni come quella di Zichichi rappresentano ormai il passato: la storia dell’umanità va in un’altra direzione. Ci auguriamo, per il bene della Sicilia, che il governo Crocetta – conclude Fontana - possa rappresentare anche un momento di emancipazione culturale della nostra regione, e quindi contraddistinguersi per posizioni avanzate sui temi dello sviluppo, piuttosto che per opinioni che guardano al passato”.


4 dicembre 2012



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lunedì 12 novembre 2012

Legambiente Sicilia: si vada avanti con il piano rifiuti

Legge sui rifiuti. “Ci auguriamo che le parole del presidente Crocetta siano state male interpretate dalla stampa, perché “cestinare” il nuovo piano rifiuti della Regione siciliana, da poco approvato dal Ministero, non è condivisibile”. Dichiarazione di Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia.


“Auspichiamo che si evitino scelte affrettate, soprattutto in un settore delicato come quello dei rifiuti. Ci auguriamo – dichiara Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia - che le parole del presidente Crocetta siano state male interpretate dalla stampa, perché “cestinare” il nuovo piano rifiuti della Regione siciliana, da poco approvato dal Ministero, non è condivisibile. Si tratta del più avanzato compromesso possibile che, non a caso, ha trovato la contestuale condivisione da parte delle principali associazioni ambientaliste (Legambiente e WWF), della Confindustria e anche di quel mondo sindacale per altro rappresentato nella maggioranza che sostiene Crocetta. Ridare maggior peso e responsabilità ai Comuni, non può coincidere con la cancellazione in toto della legge 9 del 2010, né, ancor di più, con la cancellazione di un piano molto avanzato redatto da alcuni fra i più autorevoli esperti in materia.

Pur avendo sempre espresso critiche anche molto dure alle politiche dei governi Lombardo, riteniamo – conclude Fontana - che non sia utile ripartire da zero in un ambito in cui si erano, comunque, registrati passi in avanti, e ci auguriamo che forze politiche come il PD, che hanno avuto un ruolo positivo in tal senso, abbiano la forza di rivendicare quel poco di buono che è stato fatto negli ultimi anni”.

10 novembre 2012


L’ufficio stampa

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mercoledì 4 luglio 2012

Ecomafia 2012 Sicilia

Ecomafia 2012: le storie e i numeri della criminalità ambientale - Sicilia



“Nella parte del rapporto Ecomafia 2012 relativa alla Sicilia viene evidenziato – commenta Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia – il processo di reimmersione della mafia, al fine di potere meglio curari i propri affari. In questo processo il rapporto con i colletti bianchi, o sarebbe meglio parlare di borghesia mafiosa, diventa strategico.

I settori in cui stanno crescendo più rapidamente gli affari di cosa nostra (si stima un movimento di almeno 56 miliardi di euro) sono quelli tradizionali dell'ecomafia: il ciclo del cemento, il controllo degli appalti e la grande distribuzione organizzata.

Non è un caso – continua Fontana – che al crescere di questo volume d'affari siano anche aumentati, in questi settori, i sequestri a carico, spesso, di insospettabili imprenditori e gli arresti anche di amministratori pubblici, consiglieri comunali, sindaci, nonché grandi professionisti.

Si ricordino su tutti, gli arresti di un candidato alle amministrative di Palermo, del presidente del Consiglio comunale di Misilmeri e del sindaco di Campobello di Mazara. Quest'ultimo accusato di essere interno alla cosca capeggiata, ancora oggi, da Matteo Messina Denaro. E gli investigatori pensano di avere messo le mani sul patrimonio investito nel settore turistico dallo stesso capomafia di Castelvetrano. Clamorosa, infatti, per entità e profilo dell’imprenditore coinvolto, la richiesta di sequestro formulata nel marzo dalla Dia di Palermo: 5 miliardi di euro di patrimonio riconducibili al patron della Valtur, Carmelo Patti, che gli investigatori accusano di essere, in sostanza, il custode del tesoro di Matteo Messina Denaro. Secondo la ricostruzione della Dia ci sarebbe “un’inquietante sperequazione tra redditi e investimenti”. Tradotto: l’impero economico dell’imprenditore, i villaggi, ma anche numerose società, terreni e immobili sparsi tra la Sicilia e la provincia di Pavia, non sarebbe riconducibile alla sola sua attività imprenditoriale.

Per combattere l'attuale cosa nostra, che fa molti affari e spara poco, si stanno dimostrando molto efficaci i sequestri e le confische dei beni, unico vero grande spauracchio dei boss. Proprio per questa ragione bisognerebbe affrontare con maggiore attenzione il tema dell'affidamento per fini sociali dei beni confiscati, ed evitare semplificazioni che, attraverso la vendita degli stessi, potrebbero – conclude Fontana – indebolire quest'istituto, cancellando di fatto la legge Rognoni – La Torre”.


4 luglio 2012

L’ufficio stampa Legambiente Sicilia

Teresa Campagna tel. 338-2116468



Amianto. Legambiente Sicilia: la bonifica del sito di Pasquasia non rimanga un caso isolato.


“Esprimiamo soddisfazione per il fatto che, finalmente, dopo venti anni, si stia provvedendo a mettere in sicurezza il sito di Pasquasia”. A dichiararlo Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia. “Cogliamo l’occasione – continua Fontana – per sottolineare come la Sicilia sia però ancora in grave ritardo nell’azione di bonifica e sulle politiche di prevenzione del danno da amianto e suoi derivati. Chiediamo, pertanto, al Governo regionale di accelerare e recuperare il tempo perduto in questi anni per far sì che l’intervento di Pasquasia, per quanto importante, non rimanga un caso isolato”. “Per ridurre significativamente i costi di questi interventi - aggiunge Fontana -, convincendo i cittadini a smaltire correttamente e legalmente materiale tanto pericoloso che si trova ancora in troppe abitazioni, è indispensabile che la Sicilia promuova le buone pratiche ambientali ed economiche come, per esempio, quelle eternit-free con la sostituzione delle coperture di amianto con pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica”. “Inoltre – conclude Fontana –, occorre che si porti rapidamente a termine il monitoraggio dei siti contaminati dalla fibra killer, che si metta a punto un efficace piano di bonifiche e che ci si doti di impianti adeguati per il trattamento dell’amianto. Il Governo, quindi, proceda al più presto in questa direzione e all’individuazione di aree idonee”.



4 luglio 2012



L’ufficio stampa

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