mercoledì 13 marzo 2013

#NO VIOLENZA#DONNE-IDEE PER FERMARE LA VIOLENZA

Legambiente è partner di un progetto di AIED, Associazione italiana per l'educazione demografica e COCOON Project, che si chiama #NO VIOLENZA#DONNE-IDEE PER FERMARE LA VIOLENZA.
Il progetto è un'iniziativa concreta per combattere la violenza contro le donne e il femminicidio, si tratta infatti di un concorso rivolto ai giovani fra i 18 e i 29 anni che premierà le idee migliori finalizzate a questo scopo.
I progetti inviati verranno votati dalla comunità online e da un Comitato, e le 5 migliori proposte saranno presentate durante un pitch contest al Convegno che concluderà l’iniziativa il 24 maggio 2013.
Il premio
Il Comitato decreterà il vincitore del contest che riceverà un premio del valore totale di 10.000 €: 3.000 € in denaro e 7.000 € in servizi di supporto alla definizione e all’avvio del progetto erogati per i primi 3 mesi che seguono l’evento.

Chi vincerà il concorso avrà la possibilità di realizzare la propria idea secondo le modalità che troverete nel sito www.noviolenza.it

COME FUNZIONA

Il contest #NoViolenza #Donne – Idee per fermare la violenza, si rivolge ai giovani di età compresa tra i 18 ed i 29 anni, organizzati in squadre da 1 a 4 persone.
Se avete un’idea che pensate possa concretamente intaccare il problema della violenza sulle donne, compilate il form di iscrizione entro le ore 20.00 del 05/05/13.
Il concorso e la votazione
I vostri elaborati verranno pubblicati, in forma anonima, sul sito www.noviolenza.it e potranno essere votati dalla comunità web. Ogni settimana verrà resa pubblica la classifica provvisoria dei top ten. Alle ore 20.00 del 05/05/13 si chiuderanno le votazioni on line.
Dal 06/05/13 al 13/05/13 un Comitato valuterà tutti i progetti pubblicati e attribuirà un voto ad ognuno di essi.
Il Convegno e la premiazione
Dopo aver considerato i voti ottenuti dal pubblico e quelli del Comitato, con un peso del 50% di ciascuna delle due parti, verrà pubblicata la classifica definitiva ed i primi 5 progetti potranno accedere alla fase finale del contest e partecipare al Convegno che si terrà il 24/05/2013 a Roma.
In questa occasione, le squadre finaliste saranno protagoniste di un pitch contest e avranno a disposizione 3 minuti ciascuna per presentare la loro proposta e convincere il Comitato ad eleggerli vincitori. Il progetto arrivato primo si aggiudicherà infatti un premio complessivo di 10.000 € (3.000 € in denaro e 7.000 € in servizi di supporto alla definizione e all’avvio del progetto erogati per i tre mesi che seguono l’evento).
I Progetti
Le tipologie di progetto ammessi al contest avranno scopo:
  • culturale e/o pedagogico
  • di prevenzione
  • di aumento della sicurezza e/o difesa
  • di supporto e/o assistenza alle donne oggetto di violenza.
Perchè partecipare
Proponete numerosi le vostre idee per contrastare il fenomeno della violenza sulle donne e coinvolgete i vostri amici per raccogliere il maggior numero di voti. Affrettatevi, prima invierete il progetto e più possibilità avrete di arrivare in finale.
Inviando progetti, votando e condividendo le idee, dando visibilità alla nostra iniziativa, ci aiuterete a fare rumore, a far alzare una voce che dice NO alla violenza sulle donne, a trovare modi nuovi per sostenere chi vuole fare davvero qualcosa e cambiare le cose.

martedì 12 marzo 2013

Legambiente su Muos: inaccettabili i ritardi nella revoca delle autorizzazioni



MUOS DI NISCEMI: ANCORA DIVERSIVI  CHE LASCIANO PERPLESSI.
DISATTESA LA MOZIONE APPROVATA DALL’ARS.



LEGAMBIENTE: INACCETTABILI  I  RITARDI NELLA REVOCA DELLE  AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI  CHE SONO PALESEMENTE ILLEGITTIME.
SONO FONDATE  E CONDIVIDIAMO LE PERPLESSITA’
DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AMBIENTE TRIZZINO.

Legambiente Sicilia  denuncia che dopo mesi di annunci e proclami ancora non sono state definitivamente revocate le autorizzazioni della Regione che hanno consentito la realizzazione del MUOS a Niscemi.

“Le autorizzazioni di natura ambientale rilasciate dalla Regione nel 2011  sono palesemente illegittime – denuncia Angelo Dimarca Responsabile  Regionale Conservazione Natura di Legambiente Sicilia -. All’interno della Riserva Naturale  Sughereta di Niscemi  non sono consentite simili opere, peraltro tassativamente vietate anche dal  Piano Paesistico della provincia di Caltanissetta adottato il 4 dicembre 2009. Tutto ciò a prescindere dall’inquinamento elettromagnetico.
E’ poi particolarmente grave che il sistema MUOS, unico nel suo genere per caratteristiche e potenza delle emissioni e quindi per minaccia alla salute dei cittadini ed all’integrità dell’ambiente, non sia stato sottoposto alle procedure di valutazione di impatto ambientale in palese ed insanabile violazione dei principi di precauzione e prevenzione sanciti dal diritto comunitario”.

Legambiente condivide pertanto le perplessità manifestate dal Presidente della Commissione Ambiente dell’ARS Giampiero Trizzino, rilevando che il rinvio ad ulteriori accertamenti concertato dal Governo Regionale con quello Nazionale,  pur in presenza dei chiari elementi acquisiti dalle Commissioni Ambiente e Sanità dell’ARS e dell’inequivocabile mozione n. 2 approvata dal Parlamento Siciliano sulla necessaria revoca di tutte le autorizzazioni, offre invece il fianco ad ulteriori tentativi per tentare di completare comunque il MUOS.


Palermo, 12 marzo  2013

L’Ufficio stampa
Teresa Campagna 338 2116468

domenica 10 marzo 2013

Cala il sipario sul cinema Ariston - intervento di Lino Calcagno

E' di questi giorni la notizia che finalmente il finanziamento straordinario legato all' evento "riapertura" della Villa del Casale è giunto a conclusione e che quindi è utilizzabile dall'amministrazione comunale di Piazza Armerina che ha riconfermato la volontà, già annunciata più di un anno fa, di demolire parte dell'ex cinema Ariston per realizzare un parcheggio per i pullman di turisti che volessero visitare il centro storico.
Le opinioni e le considerazioni sono come sempre diverse e contrastanti.

Pubblichiamo, per i nostri lettori, la nota inviataci dall'ing. Lino Calcagno, nell'auspicio che in questa città si ricominci a fare opinione non solo sui candidati ma anche sulle opere.


"Non è facile stabilire da che parte stia il progresso.


Fecero bene coloro che alla fine degli anni ‘40 eliminarono il giardinetto (a villa ê badàgghi) per costruirvi una struttura pubblica, un cinema, il sogno diventato edificio o coloro che si apprestano a demolire il cinema Ariston per far posto ad una delle cose attualmente più innovative che si possano immaginare: un parcheggio, in prossimita di un altro ivi esistente?

Così gli autobus, che chissà perché non si è capaci di far posteggiare nella piazza Falcone e Borsellino, potranno farlo comodamente qui e riverseranno nel centro storico le ambite frotte di turisti.

Un piano perfetto per far visita al cadavere per le sue viuzze e le facciate di chiese e palazzi.

Guardo il cinema Ariston. È grigio. È ipocritamente nascosto. È morente e sembra chieder aiuto. A chi può piacere? Il senso comune, il giudizio istintivo fa dire: è brutto. Così si evita pure di pensare. Chi potrebbe mai difenderlo?

Ma mi chiedo anche: sono solo questi i criteri che guidano alla formulazione di un giudizio sulla sua condanna?

Di uno dei pochi edifici piazzesi (forse l’unico) che segna un cambiamento nel dopoguerra nel modo di pensare e realizzare l’architettura locale ad uso pubblico.

Ci testimonia forse che dopo secoli si ha una svolta nel modo di progettare affrancandosi da tecniche, tipologie e tecnologie del passato? È la velleità di nuove idee che accennano alla voglia di affaccio nel mondo contemporaneo?

Disordinatamente tanti pensieri mi frullano per la testa ripensando a questo “brutto” edificio: l’uso della linea retta, i suoi ritmi geometrici e i suoi volumi sconosciuti nella regola degli edifici del passato. La funzione sociale, la tecnologia (uso timido del cemento armato e di alcuni elementi in acciaio), i segni architettonici nuovi (un accenno alla finestra a nastro, l’architrave unica su più aperture), una diversa concezione degli spazi (la funzione, lo spazio all’aperto, le uscite laterali, il bar!). Guardo le immagini di edifici razionalisti o protorazionalisti (qualcuno non riconosce questa classificazione) realizzati prima in altre parti d’Europa. Prima poichè il ritardo culturale talvolta ha fatto sì che quello che altrove era stato realizzato nel primo trentennio del secolo scorso qui giunge negli anni ‘40 o dopo).

Con azzardo mi chiedo se anche il cinema Ariston potrebbe figurare in tali testi. Certamente è una testimonianza. Indubbiamente dovrebbe essere ripensato, forse riconsiderandone la copertura, aprendo spazi sociali e commerciali al suo interno, facendone insomma un vero luogo di ritrovo semiaperto per cogliere stavolta l’occasione, già mancata con piazza Falcone-Borsellino, per ricucire la città storica con quella moderna o farne chissà che altro ancora di meglio, che io ora non immagino, ma non certamente farne un parcheggio, un “non luogo”.

E noi che facciamo? Supponiamo di creare economia, supponiamo di abbellire e modernizzare. Ma in una parola: abbattiamo.

Mai capire invece se oltre il giudizio di chi si assume o consiglia simili decisioni importanti, forse stancamente per dovere d’ufficio, esistano anche altri punti di vista, perfino di gente estranea, qualificata che sappia vedere oltre, senza troppi coinvolgimenti. Magari attraverso idee a concorso, pareri accreditati che scavalchino le solide convinzioni di qualcuno diventato forse responsabile a rate per simili decisioni che vanno invece assunte con un confronto più ampio.

Si badi bene: io non voglio offendere alcuno. Probabilmente quando dico non è condivisibile o addirittura è del tutto sbagliato; posso e debbo anche capirlo.

È solo che quest’aria pesante, burocratica, di un rinnovamento falso che non ci stimola a capire di più, che ci appiattisce al solo bello-brutto, mi infastidisce, anzi mi fa star male. A me non basta che si faccia e che il fare giustifichi ogni metodo, annebbi gli obiettivi e in qualche modo mi convinca che c’è attività e spirito vitale. Alcuni esempi della città che si rinnova ci feriscono, nonostante le buone intenzioni, credo.

Si penserà che queste parole non servono a niente. Secondo me non è così perché voglio credere e sperare che qualcuno possa anche cercare di capire un differente punto di vista e magari riflettere anche sul senso di quello che stiamo facendo. Che inoltre vuol dire anche riflettere su se stessi all’interno del contesto in cui si vive. In definitiva il rappresentarsi mentalmente l’effettività delle cose solo con gli attributi del bello-brutto è poco, è riduttivo ed appiattente.

Facciamo fare un progetto ai bambini delle scuole elementari, daranno degli spunti migliori.

Non la faccio lunga e chiudo.

Solo questo: ieri fantasticavo un Giuseppe Tornatore che tornando a piedi dal centro con la sua bella cartolina del centro storico, che in foto non sembrava per nulla un cadavere, si imbatteva sul cantiere del cinema Ariston. Agli operai che avevano appena sistemato una ruspa chiedeva cosa succedesse lì. “Domani qui resteranno solo pochi muri e finalmente si potranno posteggiare gli autobus e le automobili”. Poi ho sentito un sibilo secco, come di una cartolina stracciata e mi sono ridestato con la bocca amara.

E ora avanti con le critiche."

Lino Calcagno

venerdì 8 marzo 2013

Dura presa di posizione contro il consiglio comunale di Agrigento


L’unico vero abusivo della valle fu Alexander Hardecastle”. Questa è l’incredibile affermazione, verbalizzata, che più di ogni altra racchiude il senso del Consiglio Comunale di martedì scorso: la riproposizione, per l’ennesima volta, della teoria secondo cui i vincoli di cui al complesso normativo Gui-Mancini-Nicolosi non produrrebbero effetti sull’intero attuale perimetro del Parco Archeologico, zona ad inedificabilità assoluta.
Ancora una volta, l’ennesima, si prova a giustificare la scientifica violazione di leggi dello Stato, a fomentare illusorie speranze di sanatoria, a richiedere riperimetrazioni. Ancora una volta si giunge a giustificare l’abuso edilizio di massa, che ha sfregiato irrimediabilmente il territorio, rendendolo brutto e oggettivamente ingestibile.

La teoria sottesa all’atto amministrativo, proposta ed illustrata in aula dal consigliere Gibilaro, è quella secondo cui il Decreto interministeriale Gui-Mancini (1968) non troverebbe attuale riscontro nel vigente panorama normativo e, dunque, dispiegherebbe i suoi effetti solo da un punto di vista meramente urbanistico, non sotto il profilo archeologico. Conclusione: gli abusi edilizi nella zona “A” del Parco, sinora ritenuti insanabili, potrebbero beneficiare della sanatoria edilizia.
L’ampio dibattito d’aula, in qualche sprazzo di serietà, ha comportato la parziale modifica dell’iniziale testo proposto, pervenendo alla “sola” richiesta di riportare il complesso dei vincoli effettivamente vigenti sugli elaborati grafici del P.R.G., così come votato ed emendato dal C.R.U..
Il Circolo Rabat di Agrigento, nel ritenere la seduta del Consiglio martedì scorso tempo, fiato (e gettoni di presenza…) assolutamente sprecati, sollecita l’Amministrazione Comunale e gli Uffici competenti a fare immediata chiarezza su quanto esposto essendo inaccettabile, ancora nel 2013, continuare a prendere in giro i proprietari di costruzioni abusive nella zona “A”, mediante la proposizione di effimere promesse di sanatoria edilizia. Nel contempo, l’Associazione ambientalista invita la folta rappresentanza parlamentare, recentemente rinnovata, a prendere in esame la proposta di Legge dell’on. Ermete Realacci, che pure già alla fine degli anni ’90 si occupava concretamente della soluzione della spinosa questione.

Ancora più duro il commento del presidente regionale di Legambiente, agrigentino, Mimmo Fontana: «Per preservare la dignità della città di Agrigento, che almeno in un lontano passato è stata una città “nobile”, sarebbe necessario che si dimettesse l’intero Consiglio Comunale. Dai giorni caldi delle proteste degli anni ’80 e ’90 che hanno portato alle sanatorie edilizie nazionali sono trascorsi più di due decenni. La cultura di questo Paese è cambiata e oggi un sindaco come quello di Realmonte dispone la demolizione degli scheletri che hanno sfregiato la Scala dei Turchi per favorire  lo sviluppo turistico ed economico della sua comunità. A pochi chilometri, ad Agrigento, sembra non cambiare mai nulla ed una classe politica evidentemente incolta disegna per la nostra città un destino di irreversibile sottosviluppo».

Agrigento, 08/03/2013

Per il Direttivo del Circolo Rabat
Claudia Casa, Giuseppe Riccobene e Daniele Gucciardo

giovedì 7 marzo 2013

Unesco alla siciliana - seconda edizione - l'analisi e le proposte

Legambiente Sicilia ha presentato ieri a Catania la revisione del dossier Unesco alla Siciliana, presentato in prima edizione in anteprima nel giugno 2011 alla Villa del Casale.
Il dossier contiene uno stralcio della scheda sulla Villa del Casale aggiornata dal nostro circolo e che di seguito riportiamo.
Il dossier completo è consultabile sul sito www.legambientesicilia.it
Di seguito il comunicato stampa e la scheda in versione integrale.
Presentato, oggi a Catania, il nuovo Dossier di Salvalarte Sicilia sui siti Unesco siciliani, seconda edizione (aggiornamento) dopo la prima edizione dal titolo "UNESCO ALLA SICILIANA, i siti in sofferenza della bella Sicilia" del novembre 2011. Emergenze e ritardi nella gestione delle nostre eccellenze culturali. Il dossier è stato presentato da Gianfranco Zanna, direttore regionale di Legambiente Sicilia, che ha sottolineato che: "La situazione in quindici mesi non è cambiata, ma anzi è peggiorata. E' inutile nasconderlo, prende davvero lo sconforto davanti a tanta desolazione, degrado, disattenzione, incuria. E' proprio una grave mancanza di cultura, di sensibilità culturale e di rispetto per il passato - per tutto ciò che dovrebbe essere un'opportunità e una straordinaria occasione di sviluppo e di futuro per questa terra - tutto quello a cui assistiamo ogni giorno intorno ai siti siciliani dichiarati dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità". Legambiente non si ferma alle denunce e avanza tre proposte. La prima riguarda i piani di attuazione: dove mancano la redazione, dove ci sono l'attuazione. Poi, l'attivazione e la presenza nei territori interessati dai siti Patrimonio dell'Umanità della Fondazione Unesco, istituita da alcuni anni presso l'Assessorato regionale dei Beni culturali e che potrebbe essere un utile strumento d'iniziativa e controllo per una migliore e più intelligente gestione coordinata delle attività inerenti i siti siciliani della World Heritage List. L'ultima proposta: la nascita di una Consulta siciliana per i siti NESCO, dove mettere insieme tutte gli enti e istituzioni, pubbliche e private, l'associazionismo, personalità della cultura, presenti nei territori in cui ricadono i nostri Patrimoni dell'Umanità, per definire programmi e progetti per una migliore tutelare e per una vera e forte
valorizzazione.



Scheda
VILLA ROMANA DEL CASALE


(Piazza Armerina)



Data d’iscrizione: 1997



Motivazioni per l’iscrizione: Rapporto della XXI Commissione

Criteri

(I) Rappresentare un capolavoro creativo del genio umano;

(II) Presentare un importante interscambio di valori umani su un arco di tempo o contestualizzato ad un’area culturale del mondo, attinente agli sviluppi nell’architettura o nella tecnologia, nelle arti monumentali, nell’urbanistica o nell’impostazione paesaggistica;

(III) Costituire una testimonianza unica o quanto meno eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà esistente o scomparsa.



Breve descrizione

La struttura della grande e lussuosa villa romana di Piazza Armerina testimonia i modi di vita e gli scambi culturali che caratterizzavano il bacino mediterraneo in epoca tardo-antica. Di aspetto grandioso e monumentale, si estende per circa 4000 m² ed è costituita da una serie articolata di circa 40 ambienti, tra cui basilica, appartamenti padronali, terme, sale di servizio e magazzini. Tutti gli ambienti sono caratterizzati dalla presenza di pavimenti musivi e da testimonianze di affreschi parietali d’incomparabile splendore che presentano raffigurazioni mitologiche, naturalistiche e rappresentative degli usi e costumi dell’epoca.



Lavori in corso

Dopo anni di abbandono e degrado, denunciato puntualmente dal circolo Legambiente di Piazza Armerina e da Legambiente Sicilia, negli ultimi anni il sito archeologico è stato interessato da un imponente cantiere di restauro.

Il finanziamento dell’intervento si deve anche e soprattutto al forte impegno della società civile che ha visto sempre i volontari del cigno verde in prima linea.

L’intervento di restauro, finanziato nel 2003, ha visto alternarsi sulla scena, a oggi, ben 7 assessori regionali e, nel 2004, la nomina di Vittorio Sgarbi ad Alto Commissario per gli interventi di restauro. E un acceso e, molto spesso, polemico dibattito sulle scelte architettoniche post Minissi.

Il progetto esecutivo, appaltato nel novembre del 2006, ha avuto ufficialmente inizio il 21 febbraio 2007 per concludersi il 22 dicembre 2008, per un totale di 22 mesi di lavori. Consegne parziali e proroghe, però, hanno dapprima procrastinato l’ultimazione dei lavori al 24 agosto 2009 e, in seguito al 26 maggio 2011 in virtù di una nuova perizia di variante in corso d’opera.

L’inaugurazione del nuovo allestimento museale del sito archeologico, prevista per dicembre 2011, fu rinviata con un preavviso di poche settimane nonostante la campagna pubblicitaria già in corso.

Vittorio Sgarbi, in seguito, individuò nel 24 maggio 2012 la data d’inaugurazione.

Ma anche questa data fu disattesa, nonostante, nel frattempo, fossero state fatte delle inaugurazioni parziali di alcune zone della Villa.

Il 30 giugno 2012 ha avuto termine, senza possibilità di proroga, l’incarico di Vittorio Sgarbi e il 4 luglio del 2012, ufficialmente, è stata “inaugurata” la Villa restaurata.

I lavori sono dunque durati 63 mesi ma non possono dirsi ancora ultimati.

Alla data d’inaugurazione si presentava ancora come un cantiere aperto la zona degli appartamenti sud (riaperta solo durante l’ultimo autunno) e risultava mai iniziata la sostituzione delle coperture della grande sala tricora del Triclinium e la realizzazione di copertura e passerelle di frigidarium e palestra.

Per questi ultimi lavori occorrerà, purtroppo, un nuovo finanziamento, stimato (fonti giornalistiche) in circa 5 milioni di euro.

La Villa oggi si presenta con nuovi ma antichi volumi e offre al visitatore una dimensione spaziale interna completamente differente dalla precedente anche se molto più vicina all’impianto della Domus romana. Materiali diversi e con diversa luminosità hanno sostituito la casa di luce di Minissi. Nuovi percorsi di visita, che hanno suscitato non poche polemiche per problemi di visuale e di fruizione per i portatori di handicap, ci permettono di compiere un viaggio di scoperta all’interno del monumento.

Il progetto di restauro, finanziato per un importo complessivo di € 18.277.250,00, prevedeva lavori per € 13.373.628,36 aggiudicati con un pauroso ribasso d’asta di circa il 40% , per un totale quindi di € 9.078.756,03.

Il progetto prevedeva essenzialmente:

- sostituzione dell’originaria copertura in plexiglas risalente agli anni ‘60 (progetto Minissi) e che, nel tempo, aveva presentato molti problemi di tenuta e di alterazione delle condizioni termo-igrometriche del monumento;

- interventi di conservazione sulla totalità delle pavimentazioni musive e in opus sectile;

- interventi di restauro degli affreschi parietali;

- interventi di bonifica ambientale e idrogeologica;

- acquisizione delle aree limitrofe al sito archeologico;

- rivisitazione del sistema dei percorsi e dell’abbattimento delle barriere architettoniche;

- rivisitazione del sistema del verde e degli impianti;

A oggi sono completati gli interventi di restauro sulle pavimentazioni, sulle opere murarie e sulle pitture parietali, realizzati gli impianti, non completata, come scritto in precedenza, la sostituzione della copertura.

E’ di queste ultime settimane (fonti giornalistiche) la querelle sul mancato collaudo dell’intervento, indispensabile per la rendicontazione dei fondi comunitari e che esporrebbe la Regione Sicilia all’ipotetica possibilità della restituzione in toto del finanziamento e sull’allontanarsi del finanziamento necessario per il completamento dei lavori.

All’esterno del sito archeologico, tra il 2007 e il 2009, con altro finanziamento di competenza della Provincia Regionale di Enna (importo complessivo € 6.235.454,00), è stato realizzato un grande parcheggio con annessa area commerciale, attualmente non funzionante, ma che dovrebbe entrare in funzione il 1 marzo c.a.. I lavori sono stati aggiudicati per un importo di € 3.553.000, con un ribasso d’asta di circa il 7%. Anche questo intervento, inserito nel PIT 11 “Enna turismo tra archeologia e natura”, ha registrato proroghe e varianti.

Non sono mancate, durante lo svolgimento dei lavori, anche denunce di infiltrazioni mafiose.

Gestione: Dal luglio 2010 il Museo della Villa del Casale è stato trasformato in Servizio Parco Archeologico della Villa del Casale e delle aree archeologiche di Piazza Armerina e dei comuni limitrofi (Barrafranca, Pietraperzia, Enna, Mazzarino). Non sono presenti archeologi e restauratori nella pianta organica del nuovo Servizio.

Nel gennaio del 2012 al parco archeologico è conferito Palazzo Trigona della Floresta, ubicato nel centro storico di Piazza Armerina, di proprietà della Regione Sicilia. Da questo momento si intreccia strettamente il “caso” Villa del Casale con il “caso” Palazzo Trigona che il circolo Legambiente di Piazza Armerina, già a partire dal 2000, con lo slogan “Una città per il museo, un museo per la città”, aveva interpretato con soluzione di continuità territoriale proponendo, ancor prima della concessione del finanziamento per il restauro, il biglietto unico Palazzo Trigona-Villa del Casale. Il palazzo da 54 anni attende di diventare il “Museo della città e del territorio”; recentemente (dopo numerosi colpi di scena legati al finanziamento e al definanziamento dei lavori) è stato interessato da un restauro complessivo che doveva concludersi nel dicembre 2008, ma che ha subito notevoli ritardi legati, soprattutto alle fasi, di collaudo.

Il palazzo, che dal marzo 2012 ospita gli uffici del parco archeologico, è al centro di un progetto culturale ambizioso che lo vorrebbe “porta” del parco archeologico e sede di una sezione archeologica medioevale, di mostre ed esposizioni (zone d’arte) temporanee (ZAT) e di una Biennale dell’arte del Mediterraneo (BIAM) anche se quest’ultima previsione non è supportata, attualmente, da alcun strumento finanziario e gestionale.

La mostra di reperti archeologici provenienti dalla Villa del Casale e allestita, nel 2006, a cura dell’Assessorato alle aree archeologiche del comune di Piazza Armerina, de La Sapienza, della Soprintendenza di Enna e del Museo della Villa del Casale, è stata trasferita a Palazzo Trigona solamente nel gennaio 2013.

Nell’aprile del 2012 il consiglio comunale di Piazza Armerina ha esaminato la proposta di perimetrazione del parco archeologico. Il circolo Legambiente di Piazza Armerina ha formulato le proprie osservazioni riprese quasi interamente dal consiglio comunale.

Il 25 maggio del 2012 viene presentato il Piano di Gestione Unesco. Lo stesso giorno viene annunciata la firma del decreto assessoriale che garantisce l’autonomia al Parco ma, ad oggi (febbraio 2013) del decreto si sono perse le tracce.

Lo stesso 25 maggio diventa di dominio pubblico la notizia della revoca del finanziamento, concesso alla Soprintendenza, per la fase iniziale dell’allestimento del museo Trigona.

Con pubblicazione sulla GURI del 19 maggio il Presidente del Consiglio dei Ministri aveva infatti revocato il finanziamento, di circa 400 mila euro, per l’allestimento museale del Trigona. Questo finanziamento, derivante dall’otto per mille, era disponibile dal 2002, e se inizialmente la Soprintendenza di Enna non lo potè utilizzare perché il palazzo doveva essere restaurato, a partire dal 2006 ne fu richiesto il reimpegno, cosa che fu autorizzata nel 2008. Ma il finanziamento è stato revocato, come si legge nel decreto Ministeriale, perché l’intervento non era stato realizzato nei tempi stabiliti. In pratica perché in quattro anni non si è riusciti a utilizzare i fondi disponibili, nonostante le continue rassicurazioni della Soprintendenza a Legambiente.

Lavori da fare: L’attuale direttore della Villa del Casale (che è anche il direttore dei lavori del cantiere di restauro) ha messo in campo una vasta progettualità nell’ambito della programmazione POR e POIN e della Legge 77 sui siti Unesco, sia di carattere strutturale che promozionale con attenzione sia alla Villa che al Trigona.

Alcuni di questi progetti sono stati finanziati fra cui, per esempio, la presentazione, nelle sale del Trigona, di una importante mostra di arte contemporanea “Da Picasso a Barcelò” (DDG 885 del 31.05.2011), più volte annunciata ma mai realizzata.

Fruizione: durante i lavori di restauro (2007-2012) si è passati da una media di circa 420.000 visitatori l’anno a poco più della metà, per i lunghi periodi di chiusura dovuti al cantiere e per la possibilità di visita parziale durante i periodi di apertura, situazione che ha comportato non poche polemiche e tensioni nell’indotto turistico della cittadina piazzese. L’estate 2012 ha visto la Villa protagonista di un interessante programma di eventi culturali che, abbinato alla possibilità della visita notturna del monumento, ha rimesso in moto il flusso turistico italiano e straniero.

Manutenzione: la manutenzione degli spazi esterni (aree verdi etc.) e del monumento è affidata con specifiche gare, in esterno.

Archeomafia: archiviati ma non dimenticati attentati e atti vandalici, continuano i ritrovamenti di materiale archeologico proveniente da scavi clandestini effettuati nel territorio di Piazza Armerina e Aidone (Morgantina);

Ecomostri: a pochi metri dall’ingresso del sito archeologico sorge una struttura ricettiva, realizzata negli anni ’60 con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno che, oltre a deturpare l’ambiente in cui è inserita ha sicuramente provocato la distruzione di strutture coeve all’insediamento romano. Benché se ne auspichi l’abbattimento, si è recentemente avuta notizia che ne è stato finanziato, parzialmente, l’acquisizione, la ristrutturazione e il riuso funzionale per realizzare un Antiquarium della Villa e la gestione dei servizi di accoglienza per la divulgazione didattica e scientifica.

Servizi: dalla primavera del 2011, finalmente, all’esterno del sito archeologico è possibile fruire di servizi igienici tradizionali che hanno sostituito i wc di tipo chimico; mancano però ancora gli spazi per i servizi aggiuntivi (se pur previsti).

E’ stato strutturato un servizio di didattica del Parco, rivolto sia alle scuole sia alla formazione delle guide turistiche.

Le attività commerciali, adesso ospitate in stand provvisori e precari, dovrebbero essere trasferite nell’area commerciale accanto al nuovo parcheggio, ma a oggi è in corso una vera e propria battaglia sul regolamento per la concessione degli stalli commerciali, che ha provocato tensioni e reazioni e, in molte occasioni, l’intervento della Prefettura; non è stata realizzata fra l’altro, ancora, la strada di collegamento tra la nuova area parcheggio e il nuovo ingresso del sito archeologico.

Campagna di scavi: grazie alla missione archeologica dell’Università La Sapienza, dal 2004, sono riprese le campagne di scavi che stanno portando alla luce un vasto insediamento di epoca medioevale edificato, in parte, sulla villa tardo-antica, che sta cominciando a restituire testimonianze musive e marmoree, riaprendo il campo dell’indagine e della ricerca sulla Villa. Si auspica l’estensione della dichiarazione Unesco a questo nuovo settore dell’area archeologica. Sarebbe opportuno prevedere e finanziare una campagna di scavi di vasta portata, che farebbe chiarezza su settori inesplorati della Villa e sulla sua storia e costituirebbe, dal punto di vista scientifico e culturale, un cantiere di portata internazionale.